
Piazza Garibaldi è il principale snodo di accesso alla città di Napoli. Migliaia di persone la attraversano ogni giorno: studenti, lavoratori, turisti, pendolari. Eppure, insieme alla sua centralità, cresce una percezione diffusa di insicurezza che riguarda non solo i residenti, ma anche chi vive la piazza come luogo di transito obbligato verso la stazione centrale. Il tema è tornato al centro del dibattito pubblico dopo l’appello lanciato da studenti e cittadini.
«Come UDU Napoli, qualche settimana fa abbiamo lanciato un appello pubblico per denunciare la situazione di Piazza Garibaldi e della Stazione Centrale» spiega Davide Totaro, coordinatore provinciale di UDU Napoli, tra i primi a manifestare il problema. «Ci siamo attivati per avere un incontro con il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, per sottoporgli la grave situazione di microcriminalità che vive quest’area». Secondo il coordinatore provinciale, gli episodi sono quotidiani: «Assistiamo a scippi, molestie e violenze nell’area della piazza, soprattutto negli snodi di Porta Nolana e della Maddalena. Questa situazione è insostenibile, soprattutto per le fasce sociali più deboli». Non è solo una questione di ordine pubblico, ma di vera tenuta sociale. «Qui passano migliaia di persone, tra lavoratori e studenti. L’assenza di sicurezza si lega direttamente al diritto allo studio. Le criticità maggiori sono rappresentate dal mancato accesso alla stazione in determinati orari del giorno: tanti studenti decidono di non passare per di qui, allungando il proprio viaggio quotidiano, pur di non mettere a repentaglio la propria sicurezza».
Sul fronte istituzionale, l’assessore alla Polizia Municipale e alla Legalità del Comune di Napoli, Antonio De Iesu, intervistato ai nostri microfoni, rivendica un cambio di passo: «Piazza Garibaldi è compressa da zone ritenute “ad alta tensione”, come il Vasto o la Maddalena, motivo per cui non si può utilizzare un approccio solo repressivo». In collaborazione con il Ministero dell’Interno è stato sottoscritto un protocollo nell’ambito del progetto “Stazioni Sicure”, che ha incrementato «quantità e qualità dei controlli da parte delle forze dell’ordine». Ma l’assessore insiste su un punto: «Non tutto può essere risolto con la presenza delle forze militari, seppur fondamentale. Occorre fare un passo in più, di partecipazione trasversale». Nasce così il progetto “Bella Piazza”, percorso di riqualificazione sociale e culturale che punta a rigenerare l’area partendo dal basso, in collaborazione con realtà associative come “Dedalus”. «Favoriamo momenti di ascolto partecipativi per contribuire al dialogo tra le diverse realtà ed etnie che convivono nel perimetro».
Tra le azioni previste, c’è l’affidamento dei chioschi ad associazioni attraverso un canone minimo per attivare iniziative para-commerciali e culturali capaci di generare presidio sociale e ritorno economico da reinvestire sul territorio. «Tutte le piazze spente hanno dei problemi – osserva De Iesu – L’obiettivo è renderla viva, aprirla a tutti i cittadini, rigenerandola dal basso, in una cornice di sicurezza ben definita». L’idea è chiara: la sicurezza passa anche dalla vitalità degli spazi urbani, dall’illuminazione sociale che deriva dalla presenza continua e organizzata di cittadini e associazioni.
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