
Da poco più di due anni il Pineta Grande Hospital di Castel Volturno si è arricchito ancor di più, grazie ad una figura di spicco che, in quanto a malattie oncologiche, fa sicuramente parte della schiera dei massimi esperti del settore. Il Dott. Giovanni Ianniello è ormai una risorsa di primo piano del nosocomio castellano, chiamato, insieme ai direttori sanitari e ai colleghi, a lavorare alla preparazione di un nuovo reparto di oncologia.
«Sono un medico dal 1978, da ben 46 anni. Iscrivermi alla facoltà di Medicina è stata una scelta istintiva, un amore a prima vista. La mia primissima esperienza l’ho fatta all’ospedale Pascale di Napoli. Venivo da una realtà di laboratorio, molto lontano dunque da quella clinica. Un giorno, nel nosocomio partenopeo lessi una scritta: “Almeno una volta nella vita bisogna cambiare il proprio punto di vista”. Fu un’illuminazione che mi portò dopo soltanto un anno a virare verso il settore oncologico. Ho un record: sono stato la prima matricola assoluta della Scuola di specializzazione di Oncologia a Napoli (ride ndr). Dopo i primi anni di professione al Pascale, decisi di tornare nella mia provincia di origine, a Benevento, dove inaugurammo un reparto di oncologia in quello che oggi è l’ospedale San Pio. Mi trasferii poi a Caserta nel 2006: anche lì riuscii, insieme ai vari direttori generali, a mettere su un reparto ad hoc, diventato nel tempo un’eccellenza».
«Sono arrivato al Pineta Grande nel settembre 2022. Rimasi colpito dal progetto del Dott. Schiavone, molto interessante. Spesso in televisione si dice che Castel Volturno sia una zona di frontiera, ma non è così: si tratta invece di una realtà funzionale e vicina al territorio. Oncologia di prossimità: è questo il progetto al quale ho accettato di lavorare insieme ad altri colleghi ed ai primari chirurghi del Pineta Grande».
«Quando ho iniziato al Pascale c’erano quattro farmaci in tutto il mondo per la cura dei tumori. Non esistevano radioterapie performanti e strutture di chirurgia come quelle attuali. Il progresso è stato enorme: per alcune patologie, per esempio come il cancro ai polmoni, prima si sopravviveva pochi mesi. Oggi, con la profilazione biomolecolare del tumore, è possibile fare delle terapie mirate con risultati inattesi. Stesso discorso per quanto riguarda la diagnostica, che permette di individuare la malattia in tempi rapidi. La chirurgia ha fatto passi da gigante: in passato essa era demolitiva, mentre in epoca attuale è mininvasiva e utilizza mezzi di alta tecnologia, come facciamo noi al Pineta Grande con la robotica. Le prospettive per il futuro sono enormi, ma non dobbiamo dimenticare una cosa fondamentale: il rapporto medico-paziente si basa su una fiducia ottenibile solo da uno scambio fisico. L’intelligenza artificiale ci aiuterà molto, soprattutto nella fase diagnostica e nella valutazione terapeutica, ma il rapporto umano resta fondamentale. Io passo continuamente giornate intere con i pazienti per spiegare che cosa hanno avuto e cosa dovranno fare».
«Assolutamente sì. Anzi, si può utilizzare il termine collegandolo ad un’enorme speranza e possibilità di cura. Non parliamo ancora di guarigione, ma di cure che permettono in molti casi di avere delle lunghe cronicizzazioni della malattia. È chiaro che ancora oggi esistono tumori inguaribili, ma c’è molta più speranza. Dobbiamo cercare di comprendere i messaggi che il corpo manda e di aderire ai programmi di prevenzione. Questo è l’unico modo che abbiamo per contrastare il tumore».
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