
È inevitabile: quando parliamo di Pompei non possiamo non pensare all’immenso patrimonio artistico-culturale del nostro Bel Paese. Le frasi che si susseguono per quest’area straordinaria portano spesso uno degli interlocutori a paragoni impossibili con il Nuovo Continente, ribadendo come gli States, privi di una storia che affonda le sue radici per oltre mille anni, trovino a Pompei ed Ercolano uno scenario tanto unico quanto distante.
Ed effettivamente è vero, queste perle ci offrono uno spaccato dell’epoca romana senza precedenti, reso possibile grazie al connubio naturalistico dettato dal tempo e dal Vesuvio. Molte delle ricchezze di Pompei ora sono alla luce, pronte a farsi consumare dallo sguardo attento di migliaia di turisti che restano stupefatti nel guardare i calchi, i carri e le stanze da cui provengono le nostre radici. Ma questa è solo una parte della storia.
La verità è che negli anni, e ancora oggi, questa terra d’eccezione continua a subire l’attività di tombaroli, ed i privati criminali, che con scavi abusivi depredano i tesori di Pompei per immetterli nel mercato illegale. Qual è il risultato di tutto ciò? È la sottrazione di reperti archeologici alla speculazione accademica e all’immissione nel patrimonio culturale di ogni italiano.
Tanto peggio, uno dei risultati spiacevoli è quello di vedere opere come la statua del Doriforo nel Museo di Minneapolis, in Minnesota, dopo che è stata trafugata qui nel nostro Paese. Gli scavi abusivi nei territori di Pompei ed Ercolano sono una piaga si-lente, di cui il cittadino spesso non comprende le enormi conseguenze. E mentre noi non ci facciamo caso, ci sono Stati esteri che danno fortune pur di avere solo uno di tali reperti nei propri centri culturali.

Per difendere questo patrimonio inestimabile sono tante le forze scese in campo, particolarmente la Procura di Torre Annunziata, guidata dal dott. Nunzio Fragliasso. Proprio con il Procuratore Fragliasso abbiamo voluto fare il punto su un fenomeno criminale ancora attuale e che si macchia di un grave crimine contro il patrimonio culturale di ogni cittadino.
«Sicuramente la scoperta archeologica più importante, almeno da quando ho il privilegio di dirigere la Procura di Torre Annunziata, è quella della Villa di Civita Giuliana. Una scoperta molto importante frutto di una felice intuizione dei miei predecessori, ovvero quella di coniugare l’attività investigativa pura con le ricerche archeologiche.
Siamo nel 2017 quando la Procura di Torre Annunziata ha notizia degli scavi abusivi in zona Civita Giuliana, così si decise di allertare la direzione del Parco Archeologico di Pompei nella persona del Professore Massimo Osanna. Con quest’ultimo si convenne sull’opportunità di procedere sia sul piano investigativo, per accertare gli abusi e i responsabili, che dal punto di vista archeologico, verificando quali reperti erano stati sottratti e illecitamente trasferiti altrove.
Da lì ha avuto inizio una collaborazione sul campo che ha portato a delle scoperte straordinarie, come il ritrovamento di alcuni cavalli, di cui sono stati fatti i calchi, così come la scoperta di alcuni corpi e, soprattutto, quella inerente a un meraviglioso carro cerimoniale romano, del qua-le risulta ci sia un solo precedente in Turchia.
Parliamo di una scoperta archeologica (quella del carro ndr) di un’importanza straordinaria e che, fortunatamente, è sfuggita all’occhio dei tombaroli, i quali hanno scavato cunicoli che hanno appena sfiorato il carro in questione. Un’altra grande scoperta, nella villa di Civita Giuliana, è stata la stanza degli schiavi».
«L’attività di scavo continua e questa esperienza sul campo è stata formalizzata nel 2019 in un protocollo sottoscritto dalla Procura di Torre Annunziata e dalla Direzione del Parco Archeologico di Pompei; un protocollo che abbiamo rinnovato l’anno scorso. La collaborazione, quindi, continua sul campo.
Gli scavi di Civita Giuliana andranno avanti perché c’è ancora molto da indagare sotto il profilo archeologico, mentre dal punto di vista giudiziario si è arrivati alla condanna in primo grado dei responsabili degli scavi clandestini. Mi sono permesso di definire sinteticamente questa coniugazione di intenti come “archeologia giudiziaria”.
Ora è incorso un’attività, coordinata dalla Procura di Torre Annunziata, che vede l’impegno dei Carabinieri dell’Arma territoriale e del Nucleo TPC (Tute-la Patrimonio Culturale), dei Vigili del Fuoco e del Parco Archeologico di Pompei per mappare, censire e monitorare i tantissimi siti di scavi archeologici abusivi che sono presenti sul territorio del circondario di Torre Annunziata.
Quest’attività ha già portato al sequestro di due siti di scavi abusivi dove sono stati rinvenuti arnesi da lavoro a 6mt di profondità, insieme a lampadine, fili elettrici e farmaci non ancora scaduti utilizzati dai tombaroli».

«Da un lato ci confermano l’attualità degli scavi abusivi dato che i farmaci non erano ancora scaduti, quindi utilizzati di recente. L’altro aspetto interessante è che abbiamo la conferma che gli scavi duravano ore e ore, dato che si tratta di farmaci per soggetti diabetici che avevano bisogno di prendere questi farmaci nel corso della loro permanenza prolungata nei cunicoli. Di conseguenza abbiamo contezza di quanto il fenomeno degli scavi archeologici abusivi sia attuale».
«L’attività degli scavi archeologici abusivi è finalizzata ad un traffico di reperti archeologici che contempla la loro esportazione all’estero, come testimoniato dal fatto che tuttora la Procura di Torre Annunziata è impegnata, sul fronte internazionale, in ben tre rogatorie per far rientrare in Italia alcuni reperti che sono stati trafugati clandestinamente dal territorio italiano.
Tra i reperti in questione segnalo la statua del Doriforo, per la quale è stata avanzata una richiesta di rogatoria internazionale in quanto abbiamo ottenuto, dal giudice per le indagini preliminare del Tribunale di Torre Annunziata, un decreto di confisca del quale abbiamo chiesto l’esecuzione negli Stati Uniti d’America».
«Riteniamo che la statua del Doriforo, attualmente esposta al Museo di Minneapolis, nello Stato del Minnesota, sia stata trafugata clandestina-mente intorno al 1976 a Castellammare di Stabia. Confidiamo sul fatto che si riesca a riportare questa sta-tua in Italia il prima possibile».
«Intervistato dalla Rai, uno dei tombaroli in azione nella villa di Civita Giuliana si è fortemente doluto delle indagini a suo carico, rappresentando che a Pompei ci sono tante altre persone che procedono a scavi archeologici abusivi nelle proprie abitazioni. Con ogni probabilità si tratta di un’esagerazione che, però, fotografa un fenomeno più diffuso di quanto si possa immaginare, che noi stiamo verificando».
«Lei ha messo a fuoco il vero problema. Non sempre viene prestata la dovuta attenzione, da parte delle competenti Istituzioni alla tematica degli scavi archeologici abusivi, poiché c’è di fondo un problema di disponibilità economiche. Impiantare una campagna di scavi ufficiale significa investire ingenti risorse materiali e personali, ecco perché c’è la necessità di un approccio tecnico qualificato da parte delle Istituzioni preposte, al fine di comprendere se vale la pena investire risorse economiche in un determinato sito.
Per ciò che concerne Civita Giuliana, lo studio fatto all’epoca delle prime investigazioni ha dato i suoi frutti grazie a ritrovamenti eccezionali; proprio su questo sito c’è notizia dell’esistenza di un altro carro romano, ancor più prezioso del primo, che sarebbe sfuggito ai tombaroli. In ogni caso gli scavi continuano sotto la Direzione del Parco Archeologico di Pompei che ci dirà se gli scavi di Civita Giuliana ci riserveranno un’altra straordinaria scoperta».
«L’appello alle Istituzioni, a carattere generale, è quello di accompagnarci in quest’attività estremamente onerosa, ma che può essere ricca di soddisfazioni e che merita una grande attenzione. Chiediamo di essere supportati, non facendo mancare agli enti competenti i finanziamenti necessari per le campagne di scavi e con la messa a disposizione di professionalità qualificate che ci aiutino in quest’opera. D’altro canto lancio un appello al mondo accademico e scientifico affinché sostenga queste attività di indagine e di scoperta, intervenendo per sottolineare l’importanza dei ritrovamenti e del recupero dei reperti trafugati e illecitamente portati all’estero».
di Antonio Casaccio e Luisa Del Prete
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