
Il mondo della televisione ha acceso delle luci nuove, attraverso i numerosi talent show, sui cantanti che poi ascoltiamo quotidianamente. Il pubblico generalista ha avuto modo di affacciarsi anche al lavoro svolto alle spalle degli artisti: look, voce, performance. Le figure che curano questi aspetti sono molteplici e una di quelle emerse di più negli ultimi anni è quella del vocal coach. Conosciamo meglio questo mestiere con chi lo svolge: Davide Papasidero è uno dei volti più noti nel nostro Paese in questo ambito, emerso con le sue apparizioni televisive (in primis ad X Factor nel 2011) e adesso seguito da quasi duecentomila utenti sulla piattaforma TikTok.
«Il vocal coach – ci spiega – fa un lavoro a 360 gradi. Si occupa principalmente dell’igiene vocale del cantante, del repertorio, della credibilità artistica, del lavoro sui brani, della crescita artistica e umana, attraverso un lavoro sull’aspetto psicologico». Con “igiene vocale” si intende il lavoro tecnico fondamentale per usare la nostra voce, quindi gli esercizi e l’attenzione nel non farsi male vocalmente nella quotidianità. Il vocal coach lavora anche sulla performance sul palco, tranne nei casi in cui serve un lavoro più specifico, svolto spesso dal coreografo. Ogni professionista può concentrarsi poi più su un aspetto anziché su un altro o prediligere una visione completa.
«Io non faccio questa grossa distinzione. A me personalmente non cambia se mi chiamano in un modo o nell’altro. Fondamentalmente poi quello che facciamo lo sappiamo noi, nel senso che ognuno ha un percorso così diverso e ci sono tanti modi di lavorare» afferma Papasidero. Il vocal coach esiste dunque da sempre, ma il termine è divenuto d’uso comune grazie a programmi come “Amici”. Il lavoro poi si è aggiornato sempre più negli anni, distaccandosi anche talvolta dalla sola tradizione del “bel canto” italiano.
Oltre ai cantanti, anche altre persone possono rivolgersi al vocal coach. Infatti, è importante che chi svolge lavori in cui è richiesto un uso costante della voce sia prudente nel preservarla. «Chi lavora con la voce a un certo volume deve imparare a farlo nel modo giusto. Anche solo un urlo fatto male può causare danni alle corde vocali, aumentando il rischio di noduli, micro noduli ecc.». Con un ragazzo che non sta bene vocalmente, l’insegnante deve essere in grado di analizzare e capire subito che cosa fare. Per essere un buon vocal coach non basta essere bravi cantanti: è necessario, come ha fatto Davide Papasidero, seguire un corso di laurea che copra diverse discipline, come l’anatomia e la didattica acustica. Precisamente, il metodo studiato dall’intervistato è volto al canto moderno ed è noto come VMS. È importante sottolineare ciò, perché ci sono grosse differenze nell’impostazione vocale tra un cantante moderno e un cantante lirico, motivo per cui il passaggio da un metodo all’altro può essere complicato, poiché vanno scardinati degli elementi cruciali presenti nel primo e assenti nel secondo.
Il dibattito sull’introduzione di alcune introduzioni tecnologiche, soprattutto da quando l’intelligenza artificiale è diventata “mainstream”, coinvolge anche la musica. Potremmo assistere, per esempio, a testi scritti parzialmente o interamente dall’AI; la tecnologia ci permette già di continuare parti mancanti delle canzoni o di attribuire un brano a un altro artista. I social in particolare sono pieni zeppi di contenuti di questo tipo, talvolta andando anche virali e inducendo le persone a pensare che siano usciti nuovi brani. Davide Papasidero, in verità, non teme per il suo mestiere: «non ho paura né dell’intelligenza artificiale né dell’autotune. Capita spesso che l’artista debba comunque esibirsi dal vivo e ci sono persone che amano cantare, anche senza essere artisti. Non ho il timore che potrebbero avere altri lavoratori; il canto è qualcosa che c’è sempre stato e ci sarà sempre».
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