
I mozziconi di sigaretta sono tra i rifiuti più difficili da gestire, circa 850mila tonnellate vengono disperse nell’ambiente ogni anno. Il 40% di questi vengono ritrovati nel Mare Mediterraneo. Uno scenario terrificante se si pensa che ogni mozzicone contiene al suo interno 200 sostanze tossiche di cui circa 70 cancerogene e che impiega 2 anni per degradarsi in natura.
Dati stilati da fonti come OMS, ENEA e UNEP che sono ben visibili sul sito di Re-Cig, una start-up che opera nel mondo dell’economia circolare con il recupero e riciclo dei filtri delle sigarette. Attraverso un processo brevettato (e segreto), i mozziconi danno vita al Nuovo acetato di cellulosa con il quale poi vengono creati oggetti come posacenere, occhiali e cerniere.
Attraverso degli appositi Smokers Point, la start-up è riuscita a raccogliere e riutilizzare oltre 7milioni di mozziconi. Abbiamo parlato del progetto con il suo fondatore: Marco Fimognari.
«L’idea è nata guardando un posacenere pieno (io sono un fumatore) e pensando di poter creare qualcosa da un rifiuto. Oggi vengono riciclati tantissimi materiali ma noi volevamo fare qualcosa di nuovo, da lì l’idea di lavorare sui mozziconi. Tra il 2016 e il 2019 abbiamo studiato il materiale e poi abbiamo depositato il nostro brevetto».
«Inizialmente la parte difficile pensavamo fosse quella tecnica, ovvero creare ed ottimizzare un processo sostenibile senza l’impiego di sostanze chimiche e recuperando le acque di lavaggio. In realtà la parte più complessa è stata quella autorizzativa. In Italia lavorare nell’ambito della gestione rifiuti è complesso e ottenere le autorizzazioni necessarie implica dei tempi molto lunghi, circa 2 anni. Oltre a dover seguire un iter ben definito ed organizzato».

«Speriamo di riuscire a sensibilizzare sempre più persone. Il nostro Smokers Point, oltre a raccogliere i mozziconi, vuole essere un veicolo di informazione; in modo tale che il fumatore possa capire i danni delle sigarette nell’ambiente e cambiare le sue abitudini. L’uso dei posacenere pubblici diventerà sempre più abituale, creando così delle “smoking area” a servizio dei fumatori. Garantendo, così, una maggior pulizia e tutela dell’ambiente. Se riusciremo a fare ciò, avremo individui sempre più sensibili ai temi dell’impatto ambientale».
«Partiamo dagli ambienti di lavoro. Questi raggruppano persone in età lavorativa, 18-65 anni, che sono la popolazione che fuma maggiormente. Creando un sistema di raccolta dei mozziconi all’interno del posto di lavoro, il fumatore potrà abituarsi a questa azione e probabilmente quando sarà in strada continuerà a cercare un posacenere dove gettare la sigaretta. Siamo presenti in molti centri commerciali, Comuni e stazioni ferroviarie».
«In realtà no. I nostri partner sono le pubbliche amministrazioni e le aziende di qualsiasi natura: dalle spedizioni alle farmaceutiche, dalle automotive fino alle aziende di produzione di qualsiasi tipo. Si stima che il 23-25% della popolazione fumi, dunque, ovunque andiamo troviamo dei fumatori».
«È stato bello vedere come un’idea nata dal nulla, oggi sia un’azienda che viene riconosciuta sul territorio. Un altro aspetto molto gratificante è la risposta che giornalmente abbiamo dalle aziende che aderito a questo progetto: ci credono e ci dimostrano che stiamo lavorando nella direzione giusta».
«Abbiamo tanta voglia di crescere. A livello nazionale vorremmo diventare più capillari sul territorio, ci piacerebbe aprire un punto di deposito al centro-sud. A livello internazionale, invece, abbiamo in corso alcune trattative per portare il nostro modello di business in Europa e anche fuori. Crediamo nella potenzialità di Re-Cig e nell’impatto che può avere!»
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