
Il dibattito sulla riforma della Giustizia entra nel vivo, con un quesito referendario tecnico, ma che abbiamo il compito di illustrare nella sua complessità. Per comprendere le ragioni del “Sì” e sviscerare i punti della riforma, abbiamo sentito in una lunga intervista l’ex pm Antonio Di Pietro.
Con una storia lunga e fitta all’interno della magistratura, il dott. Di Pietro ha segnato anni cruciali di cambiamento per il nostro Paese con Mani Pulite, per poi dedicarsi all’attività politica con l’Italia dei Valori. Antonio Di Pietro è un osservatore speciale di un referendum che sta già creando schieramenti ben serrati.
A differenza di molti magistrati e, sicuramente, dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati), Di Pietro ha una visione diametralmente opposta. Sostiene la separazione delle carriere, il sorteggio dei componenti del CSM e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. In una lunga intervista ci ha spiegato minuziosamente la sua visione, ma particolarmente a condividere un passaggio che ci riguarda direttamente: il valore dell’informazione nel dibattito in corso.
Gli approfondimenti proposti mirano a offrire una panoramica solida e articolata sul quesito referendario che rischia di scadere nel tifo contrapposto.
«Secondo il mio punto di vista, la separazione delle carriere è un falso problema perché in realtà esiste già, di fatto e di diritto. Quasi nessuno salta da giudicante a inquirente e viceversa, consideriamo che già la recente legge Cartabia stabilisce una decorrenza di 9 anni per effettuare il passaggio da un ruolo all’altro. Semmai è in atto una strumentalizzazione da parte di alcuni partiti che vogliono mettere il cappello sulla separazione delle carriere, soprattutto Forza Italia. Addirittura rivendicando che si tratterebbe della volontà di Berlusconi».
«Chi lo afferma dimentica o fa finta di dimenticare la storia processuale. La realtà è che nel 1989 c’è stato il passaggio da un sistema inquisitorio ad uno accusatorio, cioè in quel tempo in cui Berlusconi neanche pensava di far politica. Al massimo la usava, ma non la faceva. Quella riforma prevedeva già allora che le parti (accusa e difesa, ndr), in ragione di parità, si affrontano dinanzi ad un giudice terzo. Lo afferma l’articolo 111 della Costituzione. Per me la separazione delle carriere è solo la chiusura del cerchio di una revisione costituzionale avvenuta nell’89».
«Attraverso il sorteggio finalmente si limita il “correntismo” all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura. I componenti del CSM sono eletti proporzionalmente in virtù delle correnti presenti nell’Associazione Nazionale Magistrati, il problema è che tutto ciò che riguarda gli avanzamenti di carriera o promozioni, viene scelto da quegli stessi magistrati che sono stati scelti attraverso uno scambio di preferenze non trasparente. Il sorteggio dà la possibilità di avere un CSM non eletto attraverso un sistema elettorale proporzionale che, come in politica, apre le porte agli scambi di favore».
«L’ho ribadito in tempi non sospetti e tengo a ribadirlo ora: ho il massimo rispetto e stima professionale per il dott. Cantone. La pensiamo diversamente su questo tema, ma ciò è sano e fisiologico per una democrazia matura. Premesso ciò: ritengo che per confrontarsi dal punto di vista giurisprudenziale non ci sia il bisogno di creare correnti, ognuno può farlo da solo o insieme. Il problema delle degenerazioni delle correnti all’interno del CSM non lo dico io, ma ce l’ha illustrato il suo presidente Palamara. Ci ha spiegato che egli coordinava alcune fasi delicatissime inerenti alle attività del CSM, soprattutto per ciò che concerne nomine, promozioni e valutazioni disciplinari. Proprio su tali questioni, all’interno del CSM si sta verificando ciò che accade abitualmente all’interno del Parlamento. Le maggioranze fanno squadra e introducono provvedimenti discutibili».
«No, giudico favorevolmente l’introduzione dell’Alta Corte disciplinare. Anzi, da sempre sostengo che per ogni professione, dagli ingegneri ai medici, non debbano essere i componenti dell’ordine professionale a giudicare disciplinarmente i propri colleghi, perché mai e poi mai sarà garantita la trasparenza e l’indipendenza di quell’organo. Mi auguro che in futuro si creeranno Alte Corti disciplinari che riguardano architetti, giornalisti, medici o ingegneri. Quindi accolgo con favore l’introduzione di questo organo per i magistrati».
«Questa è la riforma della magistratura, non della Giustizia. La magistratura non funziona e non funzionerà neanche dopo questa riforma».
«Ritengo che le riforme fatte siano poche e fatte male. A partire dall’interrogatorio preventivo prima di poter disporre la misura cautelare nei confronti di un soggetto fino alle limitazioni delle intercettazioni telefoniche».
«Occorre ridurre il numero dei provvedimenti che ci sono sulle scrivanie dei magistrati. Oggi ce ne sono mille per ogni magistrato, bisognerebbe averne non più di cento».
«Non c’è bisogno di una modifica costituzionale, ma occorre aumentare il numero dei magistrati, degli addetti, delle risorse e degli strumenti».
«L’AI è uno strumento. La zappa era uno strumento necessario per il contadino, poi man mano è diventato necessario possedere un trattore. Più la scienza va avanti più gli strumenti migliorano. Ovviamente con la zappa il contadino poteva ammazzare la moglie, così come col trattore poteva investire l’amante della moglie: ogni strumento utilizzato in modo malevolo può produrre un effetto contrario a quello che è il suo proposito originario. L’effetto contrario dell’AI è togliere l’anima ad un provvedimento giudiziario. Ben venga l’AI, ma a patto che non sostituisca l’anima dei singoli».
«Si tratta di una riforma tecnica e come tale non smuove le coscienze. Non ha la stessa presa emotiva di chi va in piazza a difendere un diritto, oppure come nel caso del referendum sul divorzio o sull’aborto. È un referendum molto tecnico che però non prevede lo sbarramento iniziale, quindi qualsiasi sarà il risultato dovrà essere accettato. Chi rinuncia ad andare a votare deve sapere che sarà anche un po’ colpa sua se il risultato che verrà fuori non gli piace. Bisogna invogliare tutti ad andare a votare».
«L’informazione è di parte perché controllata dalla politica, quindi si dà un’accezione malevola o troppo benevola rispetto a quello che è effettivamente. Tutti quelli che sono contro questo referendum dicono: “attenzione c’è un attacco alla magistratura, sarà messa sotto l’Esecutivo”. Io invito ogni giovane ad avere la responsabilità di leggere l’articolo 104 della Costituzione com’è adesso e come sarà dopo la riforma, ovviamente se dovesse essere approvata. La magistratura resta un ordine autonomo e indipendente: questa è la forza democratica del nostro Stato di diritto. Per dipendere dall’Esecutivo si dovrà cambiare questa norma e quello sarebbe un attacco frontale alla magistratura. Il Comitato per il “No” spinge il cittadino a votare a seconda di un pregiudizio, senza considerare il caso concreto».
«Stanno minando il successo del “Sì” perché vogliono intestarsi il referendum come se fosse una vittoria contro la magistratura. Lo dico chiaro e tondo: non lo è, si tratta del completamento di un processo costituzionale iniziato nel 1989, come spiegato. Metterci il cappello, soprattutto da parte dei berlusconiani, finisce per dividere il Paese a prescindere e porterà molti a votare il “No” perché chi lo sostiene non è credibile».
«Bisogna vedere se c’è prima la crisi della democrazia e poi l’astensionismo o viceversa. Chi si astiene è un po’ colpevole. Tante persone non vanno a votare perché sono contro e vogliono un cambiamento, ma chi non si reca alle urne contribuisce ad impedire la trasformazione che richiede. Io invito tutti ad andare a votare: ognuno ha il diritto giuridico e il dovere morale del voto. Stabilito ciò: non credo che sia in vista un attentato alla democrazia, specialmente nel nostro Paese. Chi vuole manifestare può farlo, ovviamente senza usare violenza, perché fortunatamente siamo in uno Stato di diritto. Non è colpa del cittadino se le maggioranze, poi, si costituiscono solo per arrivare al “51%” senza mettersi insieme per perseguire il bene pubblico. Non credo stia tornando alcuna dittatura comunista o fascista, è una mistificazione fatta per intorpidire le coscienze ed alimentare la tensione».
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