
Vittima dei propri istinti, delle proprie fantasie perverse, in balìa di un impulso irresistibile, il minorenne stupratore caccia le sue prede per sfogare la propria aggressività, per umiliarle nel corpo e nello spirito. Difficile entrare nella sua mente per capirne i meccanismi che lo conducono periodicamente a cercare vittime. La cronaca si riempie sempre di queste notizie, una violenza dietro l’altra nei confronti di ragazze giovanissime, una vera e propria mattanza che lascia segni indelebili soprattutto se c’è di mezzo il tradimento della fiducia. Per provare a far luce su tale tematica abbiamo intervistato la criminologa Roberta Bruzzone che ha posto un focus sull’analisi di questo fenomeno drammaticamente in crescita.
«Assolutamente sì, è prevalente mente una tematica di tipo culturale. La maggior parte di questi soggetti non ha disturbi della personalità o posizioni psichiatriche conclamate, ma ha vissuto all’interno di un clima educativo familiare che legittima il ritenere la donna come un oggetto di cui abusare e usare a proprio piacimento senza riconoscerle alcun valore. Sono maschi all’ombra del patriarcato tossico e sono famiglie che portano a sviluppare quel tipo di impianto valoriale. Consideri che una delle mamme dei ragazzi arrestati di Palermo consigliava al figlio di liberarsi del cellulare e riferire chela ragazza fosse “una poco di buono”. Non è solo una problematica al maschile, ma è anche delineata nelle donne di quelle famiglie».
«Una femmina non è in grado di opporsi. Dal loro punto di vista, se un maschio desidera una femmina se la prende. Il consenso è una visione aleatoria. I messaggi che fanno parte dell’ordinanza di convalida delle misure riportano dei passaggi di soggetti che dal loro punto di vista, anche la negazione del consenso non è un elemento rilevante perché secondo loro non viene riconosciuta alla donna la possibilità di dire no».
«In quel tipo di contesto è il branco che domina anzi, c’è una sorta di competizione tra i vari membri del branco e nessuno si sente nella condizione tale da “violare il patto del branco“. Una volta che inizia la violenza tutti i maschi devono fare la loro parte e per questo tirarsi indietro in quel contesto presuppone una maturità e una forza dell’io che evidentemente questo tipo di soggetti non ha. Poi dopo piangono davanti ai giudici».
«I passaggi del capo di imputazione che descrivono in dettaglio quello che è accaduto sono realmente un film dell’orrore. La ragazza viene prima portata ad abusare di alcol e stupefacenti, poi viene allontanata dalla movida e portata all’interno di una sorta di cantiere e lì tutto ha inizio: viene picchiata, violata in ogni orifizio in maniera continuativa. Continua a strillare, gridare ma ciononostante, più manifesti terrore più il livello di eccitazione di questi soggetti cresce ed iniziano violazioni ancora più violenti e distruttive finché viene lasciata a terra morente. La cosa grave è che c’erano dei soggetti che erano passati, ma nessuno di loro ha segnalato quello che stava accadendo».
«Bisogna lavorare sui modelli educativi e sulla relazione tra i generi. Evidentemente abbiamo questo problema di tipo culturale, che molte ragazzine pensano che dimostrarsi sessualmente disponibili sia un modo per attirare l’attenzione e l’approvazione sociale. Ma non si rendono conto che quel tipo di messaggi può essere facilmente utilizzato contro di loro e poi, purtroppo l’uso di stupefacenti non fa altro che incrementare i rischi che corrono queste ragazze. Riguardo ai carnefici, questi ragazzi giovani sono figli di un sistema ben preciso e collaudato, di tipo patriarcale. Da un lato questa prepotenza e questa arroganza nei confronti degli indifesi però di fatto sono soggetti nullafacenti e viziati ma senza una prospettiva di vita, carriera e progetti».
«Indubbiamente ci sono dei fattori di rischio individuali perché molte di queste ragazze hanno una personalità particolarmente fragile. In alcuni casi hanno disturbi della personalità, soprattutto legate al disturbo borderline che le porta ad essere percepite come sessualmente promiscue e quindi anche disinibite e disponibile. In realtà questo tipo di predatori non riconosce questo aspetto o questa fragilità ma la interpreta come un vero e proprio segnale di consenso e di disponibilità. Quindi ci sono sempre fattori legati a livello psicologico. Ci sono dei fattori legati all’assumere alcol e sostanze stupefacenti che abbattono ulteriormente la capacità critica di percepire il pericolo. Alcune condotte delle vittime possono favorire l’azione dei predatori ma ovviamente questo aggrava la responsabilità di chi approfitta di questo tipo di condizione. Il fatto che una vittima beva, si droghi o sia in una condizione di violata difesa non riduce la responsabilità di chi aggredisce. Anzi la aggrava».
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...