
Lo scorso 19 luglio si sono celebrati il trentatreesimo anniversario della strage di via D’Amelio e il ricordo delle vittime che persero la vita nel caldo pomeriggio di quella maledetta estate del 1992. L’esplosione di una Fiat 126 carica di esplosivo dilaniò il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta. Ogni cittadino italiano ricorda dove fosse quel 19 Luglio, perché solo per un attimo sembrava che tutto fosse finito. A distanza di più di trent’anni, i motivi che portarono alla strage di via D’Amelio non sono ancora del tutto chiari. Si susseguono ipotesi di depistaggi e insabbiamenti con la consapevolezza che la mafia sia stata il braccio armato governato da una volontà ai piani alti. Per continuare la lotta verso la verità, lo scorso 19 Luglio, Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, ha organizzato una cinque giorni di impegni e incontri, il tutto accompagnato dall’arte di impegno civile del M° Gaetano Porcasi. Un’installazione di 61 opere dell’artista siciliano che raffigurano le vittime innocenti di mafia e tracciano il percorso di vergogna di un pezzo di storia del nostro Paese. Per capire di più sull’impegno assunto dalla “cinque giorni”, abbiamo intervistato Salvatore Borsellino, che ringraziamo per la consueta carica di forza e coraggio che ci dona ogni volta che lo sentiamo.
La Commissione Parlamentare Antimafia – secondo Salvatore Borsellino – starebbe effettuando l’isolamento della strage di via D’Amelio dalle altre stragi mafiose: «Siamo difronte ad un nuovo depistaggio sulla strage di Via D’Amelio. Stavolta parliamo di un depistaggio istituzionale. La Commissione Parlamentare Antimafia vuole isolare la strage di Via D’Amelio dalle altre, addebitandola ad un fantomatico dossier “Mafia – Appalti”». Secondo Salvatore: «Il dossier non giustificherebbe l’accelerazione delle tempistiche della messa in atto della strage». Ma tra le grida principali c’è il contrasto a quel “passerellismo” di alcune Istituzioni che Salvatore continua a non digerire. «Espongono alla Camera dei Deputati la borsa bruciacchiata di Paolo, io dico che dovrebbero esporre l’Agenda Rossa prelevata dalla borsa; sono apparati dello Stato che l’hanno rubata e continuano a nasconderla».
Salvatore, inoltre, ha ricordato come l’avvocato Fabio Repici, suo legale, abbia ottenuto la sospensione della Camera di Consiglio a Caltanissetta, durante la quale la giudice per le indagini preliminari, Vittoria Luparello, avrebbe dovuto decidere sull’archiviazione richiesta dalla Procura in merito ai presunti mandanti esterni della strage di via D’Amelio. L’interruzione è stata concessa in seguito alla presentazione di un nuovo documento da parte del legale. Secondo quanto riferito da Borsellino: «Nei giorni precedenti alla sua morte, Paolo si stava occupando delle rivelazioni del collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero, il quale aveva parlato del coinvolgimento dell’eversione nera, attraverso Stefano Delle Chiaie e altri, nella preparazione della strage di Capaci. Paolo prima di morire confessò ai suoi sostituti procuratori, in lacrime, che era stato “tradito da un amico”. Noi abbiamo individuato questa persona, si tratta di un suo amico ai tempi della partecipazione politica giovanile nella destra. Quell’uomo tempo fa divenne un esponente politico del MSI».
Salvatore Borsellino, però, crede che le motivazioni che hanno portato ad accelerare il corso della strage siano state spinte dalle ultime dichiarazioni pubbliche in cui il dottor Borsellino manifestò più volte l’intenzione di recarsi personalmente a deporre per la strage di Capaci presso la Procura di Caltanissetta, richiesta a cui seguì la strage.
Salvatore Borsellino è un osservatore attento dell’evoluzione della criminalità organizzata, particolarmente in Sicilia, così gli abbiamo chiesto quale fosse l’analisi sui pericoli attuali connessi alle mafie. «La criminalità organizzata è più pericolosa nel resto d’Italia che in Sicilia – afferma – si nasconde e si muove attraverso le infiltrazioni nelle amministrazioni pubbliche. Dal voto di scambio agli appalti, senza mai omettere il traffico di rifiuti pericolosi e la droga: è meno percepibile, ma più forte e un caso emblematico è la ‘ndrangheta». Eppure, riguardo le PA il Governo guidato da Giorgia Meloni è intervenuto con decisione, in primis con la modifica del Codice degli Appalti. «Il Governo parla di sicurezza, ma diminuisce i controlli sugli appalti e depenalizza l’abuso di ufficio: così la mafia diventa più forte».
A differenza della mafia stragista che ha causato morti eccellenti e scenari di guerra destando attenzione, oggi la mafia è integrata nel tessuto economico e dell’imprenditoria operando in silenzio. In Sicilia, conferma Borsellino, non si avverte più la presenza della mafia nelle strade nonostante sia diventata decisamente più pericolosa proprio per le posizioni e le influenze che riesce a ricoprire, ricordando: «Lo stesso sindaco di Palermo è stato eletto con i voti di Dell’Utri e di Cuffaro, quindi, è espressione di quella politica e dei legami tra quella politica e la criminalità. Questa è ancora la vera forza della mafia. In Sicilia la mafia è entrata nella politica e lo ha fatto in prima persona». Le parole di Salvatore pesano come pietre, soprattutto se si mescolano con i nomi dei personaggi politici che hanno teso la mano a Cosa Nostra. «Il sindaco di Palermo non ha neanche rifiutato l’appoggio elettorale di quei soggetti e questo è un dato allarmante. Ciò vuol dire che la mafia è direttamente all’interno della politica» – conclude.
Via D’Amelio è un luogo di memoria e colore. Gli organizzatori della manifestazione hanno invitato il M° Gaetano Porcasi alla creazione di una mostra pubblica, con ben 60 opere che raccontano la sua pittura di impegno civile. Porcasi ha iniziato a dipingere le vittime di mafia mentre quegli omicidi si consumavano davanti ai suoi occhi. L’artista, originario di Partinico, decise di raccontare quella realtà attraverso oli su tela che trasudano del dolore di quegli anni. Un impegno artistico che ha colorato Via D’Amelio con la passione di chi ha lottato contro la mafia. «Non è una mostra. Non c’è nulla da mostrare che non si conosca già – afferma sicuro il Maestro Porcasi – Non c’è nulla di inedito nelle mie opere se guardiamo Via D’Amelio con il binocolo della Storia. Gli uomini e le donne cadute per mano mafiosa hanno deciso di stare in piedi a lottare per la vita di altri uomini. È questo il fatto che oggi è inedito. L’impegno del dott. Borsellino era rivolto a chi subiva il potere mafioso, e che magari per paura non lo denunciava. L’amore per la libertà lo ha allontanato da tutto e tutti, persino dalla sua vita, eppure oggi quell’amore è capace ancora di gridare per ottenere la verità. Le mie opere vogliono celebrare l’amore puro che è fatto di servizio verso coloro che subiscono il potere. Via D’Amelio sarà sempre un punto di propagazione d’amore, libertà e quindi d’arte».
di Antonio Casaccio e Piercarmine Cecere
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