
Le emergenze che interessano il nostro Paese sono anche di interesse europeo. È per questo che abbiamo intervistato Danilo Della Valle, europarlamentare della Commissione per gli affari esteri, che è stato tra i primi a denunciare la situazione della Terra dei Fuochi e a seguire, da vicino, l’attuale crisi umanitaria in Palestina.
Andando con ordine, il 30 gennaio 2025, la Corte europea dei Diritti dell’uomo, con una sentenza storica, ha condannato l’Italia per non aver adottato misure efficaci per prevenire e contrastare il gravissimo inquinamento che interessa le province di Napoli e Caserta. La Terra dei fuochi viola il diritto alla vita dei cittadini campani. La Corte impone all’Italia di risolvere il problema una volta per tutte entro due anni. In caso di inadempienza ci saranno sanzioni pecuniarie. Ad oggi qual è la situazione? «Pare che il problema non si voglia risolvere in maniera definitiva: sono necessari tempo e volontà politica. Tuttavia, per l’attuale governo non sembra la priorità. Spesso gli Stati preferiscono pagare multe piuttosto che vedere attuate le sentenze. Pertanto, al di là dell’importanza che riveste una pronuncia della Corte di Giustizia sul tema, bisogna chiedersi se questa “sovrastruttura” abbia un senso politico».
Per Danilo Della Valle «il distacco politico già c’è ed inizia da lontano. Tranne in pochi casi, in cui lo scontro politico si polarizza su temi simbolo, il dato di affluenza alle elezioni scende sempre di più». E a livello politico regionale? «Quanto è stato fatto finora per affrontare il problema della Terra dei Fuochi non è abbastanza: oggi abbiamo la necessità di ripensare al ciclo dei rifiuti e di rivalutare la chiusura di impianti, che sono ostacoli alla vita salutare dei cittadini». L’11 luglio 2025 è nato il Comitato per l’attuazione della sentenza CEDU sulla Terra dei fuochi. Quest’ultimo vede la società civile unita per restituire valore alla nostra Campania Felix,per troppo tempo lasciata in mano ai negazionisti del fenomeno criminale. Uno strumento di giustizia e di pressione sulle decisioni del governo italiano affinché la sentenza non resti lettera morta. Una vera e propria alleanza per ricucire il rapporto tra cittadini e istituzioni.
In quanto membro della sottocommissione per i diritti dell’uomo, Della Valle sostiene che si è arrivati troppo tardi alla risoluzione “Gaza al limite”. «Non è sufficiente perché non si parla di genocidio mentre gli emendamenti sulla difesa della Global Sumud Flotilla e Francesca Albanese non sono stati nemmeno presi in considerazione. È una risoluzione debole che fa riferimento a “possibili sanzioni” solo per i coloni violenti e solo per i ministri estremisti, con un “invito” a valutare il riconoscimento dello stato di Palestina». Da qui la critica: «Tutto diventa un simbolo politico in relazione alla Palestina. Per l’Ucraina invece ci sono parlamentari che parlano liberamente pur indossandone colori e bandiera. Vi sono doppi standard nei due conflitti, dalle forniture di armi ai pacchetti di sanzioni».
Gli Stati UE hanno già chiesto la tutela degli attivisti della Flotilla, intenzionati a rompere il blocco navale imposto da Israele. Vi sono parlamentari italiani ed europarlamentari, rappresentanti delle istituzioni ed attivisti in generale. Un’ulteriore azione violenta nei loro confronti diminuirebbe ancor di più la reputazione, già ai minimi termini, dello stato ebraico. «Il mandato da europarlamentare è una sfida importante e sono preoccupato perché non sembra esserci la volontà politica per porre freno alle guerre. Il racconto degli 80 anni di pace in Europa non regge, dato che ogni partecipazione a una guerra è di per sé un coinvolgimento. Quanto può durare questa narrazione in un momento in cui le destre estreme crescono?». In ogni caso l’Unione Europea ne esce sconfitta: «I diritti umani decantati dall’UE vengono eclissati dal silenzio su Gaza, mascherando posizioni geopolitiche forti».
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