
Sabrina Efionayi è una delle più interessanti voci emergenti del panorama letterario. Nata e cresciuta a Castel Volturno, da madre di origini nigeriane, esordisce sulla piattaforma Wattpad a 15 anni, ma il successo arriva nel 2022 con “Addio, a domani” (Einaudi), dove Sabrina racconta la sua infanzia e adolescenza divisa tra due madri, una biologica e una adottiva, alla quale viene affidata. Nel 2024 esce il suo nuovo romanzo, “Padrenostro” (Feltrinelli), che racconta una storia familiare di fondamentalismo religioso e violenza patriarcale nella Napoli del terzo scudetto. L’abbiamo sentita nell’ambito della manifestazione letteraria CasertaLegge.

«Castel Volturno è lo sfondo del mio scorso romanzo; è una città che mi ha permesso di esplorare tantissimo attraverso la scrittura, perché forse anche nei luoghi in cui cresciamo e dove non ci sentiamo mai completamente adatti, siamo spinti a tirare fuori dei lati di noi che non conoscevamo fino a quel punto. Per me Castel Volturno è stata importante: sono convinta che se fossi nata e cresciuta in un’altra città non avrei scritto gli stessi libri. Le vere bellezze della città sono le persone che resistono e ci credono. Ho sempre faticato a sentirmi rappresentata nel tessuto di Castel Volturno, ma alcune persone e amicizie mi hanno aiutata tantissimo».

«Bisogna parlare di questi territori attraverso le storie delle singole persone, perché io sono anche un po’ stanca della retorica del raccontare Castel Volturno attraverso le immagini del degrado, del Parco Saraceno, e quindi “giriamoci l’ennesima serie o l’ennesimo film in cui decade tutto”. L’esempio che porto sempre è quello del panificio del Villaggio Coppola. Cosa c’entra il panificio? Quando parlo di Castel Volturno con le altre persone, pensano che lì non ci sia vita. Mi è stato chiesto: “ma è vero che quando sei fuori ad un bar ti sparano?”. L’esempio del panificio per me è l’esempio della cultura, cioè è un luogo dove fanno cose buonissime, ma nessuno lo sa perché tutti vedono solo la piazza di spaccio, il luogo dove hanno girato Gomorra. La cultura a Castel Volturno esiste, ma noi facciamo finta di non vederla».
«Il patriarcato non è qualcosa che parte solo dagli uomini, ma è un aspetto culturale che coinvolge tutti. Il modo principale per decostruire uomini e donne è l’educazione. Anche dopo le sentenze che ci sono state per Impagnatiello e Turetta, sono stati tutti contenti perché hanno ricevuto l’ergastolo. Come dice Gino Cecchettin, la vera vittoria sarà dopo che queste cose sarà possibile prevenirle, grazie all’educazione, affinché non ci siano più casi come quelli di Tramontano e Cecchettin e le altre decine da allora».
«Per me la famiglia è come l’energia, non si distrugge ma si trasforma. La famiglia può cambiare, va decostruita piano piano, allontanandoci da quell’ideale di famiglia perfetta, perché nessuno si sveglia la mattina sempre felice. C’è una famosissima citazione, che dice “tutte le famiglie felici sono uguali, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo” (Tolstoj, ndr.). È importante raccontare anche le famiglie imperfette, e questo ci aiuta a riflettere su quelle famiglie che si pensa non possano esistere, ma che invece esistono e sulle quali si dovrebbe investire».
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