
Al sorgere del nuovo anno tutto pare essersi svegliato così com’era ed ogni cosa pare non esser cambiata. Immobili come foglie al largo quando bonacciano i venti. Secondo diversi dati raccolti, il 2022 si è confermato l’anno più caldo di sempre. Nello stesso anno in Italia gli eventi climatici estremi sono aumentati del 55% portando a 29 il numero delle vittime. La crisi energica e l’impennata dei prezzi del gas dovute al conflitto russo-ucraino hanno portato ad un ritorno di fiamma del carbone in tutto il territorio europeo. Nonostante gli accordi siglati al Cop26 di Glasgow che prevedevano di ridurne il consumo globale, questo non è mai stato così alto come nel 2022 superando addirittura gli 8 milioni di tonnellate secondo i dati raccolti dall’IEA. Questa riscoperta domanda di carbone ha naturalmente portato nuovi scontri fra gli imprenditori energetici, intenzionati a trovare nuove enormi fonti di guadagno, e gli attivisti climatici, come quelli di “Ultima Generazione”. Il più recente scontro ha avuto luogo a Lützerath, un piccolo borgo tedesco, dove lo scorso 11 di gennaio migliaia di attivisti hanno occupato l’area del villaggio per impedire la costruzione di una nuova miniera di lignite scontrandosi violentemente con le forze dell’ordine.
Nonostante il più totale immobilismo dei governi quest’anno qualcosa par muoversi in questo catastrofico scenario di eventi. Il 2023 pare abbia portato la giusta attenzione su importanti tematiche come l’emergenza climatica anche qui in Italia. La mattina del 2 gennaio 2023, 5 ragazzi appartenenti al movimento “Ultima Generazione” hanno imbrattato la facciata del Senato con della vernice lavabile. Subito è arrivata indignata la risposta del presidente del Senato Ignazio La Russa: «Non ci faremo intimorire da quattro ragazzotti che pretendono di cambiare il mondo lanciando un po’ di vernice». Nonostante le denunce sono però continuate le azioni di protesta da parte dei ragazzi di “Ultima Generazione” che nei giorni successivi hanno imbrattato l’opera “L.O.V.E.” di Cattelan in Piazza Affari a Milano (15 gennaio) e poi la sede regionale del Ministero dell’Economia a Firenze (22 gennaio).
La redazione di Informare ha così deciso di contattare “Ultima Generazione” ed ha avuto modo di parlare con Ismaela, giovane attivista del gruppo, per comprendere al meglio gli ideali del loro movimento di protesta. «Ultima generazione è una campagna di disobbedienza civile, non violenta, portata avanti da un gruppo di cittadini preoccupati per la crisi climatica. Abbiamo deciso di applicare la protesta non violenta poiché riteniamo sia in questo momento il metodo più efficace per portare l’attenzione pubblica verso la crisi climatica».
L’urlo disperato di persone che hanno consapevolezza del disastro ambientale verso il quale ci stiamo dirigendo ed ha per questo deciso di protestare per far librare in alto la loro voce. «Al governo chiediamo che vengano immediatamente bloccati i nuovi progetti di trivellazione di gas e che venga bloccata la riapertura delle centrali a carbone sul territorio italiano. Inoltre, chiediamo che vengano prodotti almeno 20 GigaWatt di energia rinnovabile tra solare ed eolico; il che porterebbe inoltre alla creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro».
Non sono però arrivate rassicurazioni dal governo che tramite il Ministro dell’Interno Piantedosi ha annunciato un inasprimento delle norme per tenere a bada le proteste di “Ultima Generazione”. «Io trovo davvero assurdo che il governo invece di cercare di migliorare le proprie misure pensi ad inasprire le pene per chi cerca di portare alla luce un problema che coinvolge tutti» ha raccontato Ismaela. «Storicamente la politica è abituata a scendere a compromessi e trovare la soluzione migliore sotto il punto di vista economico. Si dovrebbe però capire che la natura non può scendere a compromessi: la situazione è molto grave e bisogna fare subito qualcosa. Non si può pretendere che il cambiamento climatico aspetti gli interessi economici della politica».
E circa la reazione dell’opinione pubblica ha poi continuato: «All’inizio eravamo praticamente odiati, adesso però molte persone stanno iniziando ad essere dalla nostra parte. Tanti magari non condividono i nostri metodi ma sposano comunque il nostro fine. Purtroppo, la situazione è talmente grave che non sappiamo quali altri metodi utilizzare: sono trent’anni che invano si cercano vie alternative con cortei e manifestazioni. La disobbedienza civile resta quindi l’unica via efficace per ottenere dei risultati. Sappiamo che le nostre azioni sono molto forti e che spesso creiamo dei disagi: quando crei un disagio ci sarà sempre qualcuno che non sarà d’accordo con te. Purtroppo, per mettere in atto un cambiamento è necessario anche creare dei disagi altrimenti la causa viene ignorata» ha concluso Ismaela.
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