
“Una giornata particolare” è un format unico, ideato e trasmesso su La7 con la conduzione di Aldo Cazzullo, che attraverso i suoi racconti porta alla luce pagine di storia del nostro paese, dall’antichità ai tempi recenti. Il giornalista piemontese da tempo si dedica alla divulgazione storica e lo fa anche attraverso il programma. Ormai alla terza edizione, “Una giornata particolare” si conferma un valido competitor, in grado di tenere testa alle storiche reti televisive. Il programma, nel corso delle settimane, ha tenuto incollati allo schermo milioni di telespettatori, passando dal dramma delle morte di Pier Paolo Pasolini alla vita misteriosa di Caravaggio.
Cazzullo, grazie alla sua capacità di grande narratore, ha conquistato fin da subito una grande fetta di pubblico, molto diversificato. Attirando anche la nuova generazione affascinata dagli eventi storici e dal loro racconto. “Una giornata particolare” è un anche un viaggio nella storia dei protagonisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia, riportandone alla luce misteri e contraddizioni. Proprio come le storie incrociate dei tre protagonisti della puntata che andrà in onda questa sera in prima serata su La7.
Un racconto appassionato delle ultime ore dell’antica Pompei del 79 D.C prima di essere completamente seppellita dall’ira del Vesuvio. Le drammatiche ore verranno narrate attraverso le vite di tre protagonisti: Aulo Rustio Vero, un politico di lungo corso che fatica a staccarsi dalla poltrona, il gladiatore Crescente e la prostituta Eutyche. Tutti cercheranno disperatamente la salvezza arrendendosi alla furia del Vesuvio che li renderà immortali.
Grazie all’intelligenza artificiale, i telespettatori rivivranno non solo le vite dei tre abitanti di Pompei, ma anche l’eruzione del Vesuvio e delle ultime drammatiche ore. Assieme agli inviati nella storia Claudia Benassi e Raffaele di Placido verranno esplorati i luoghi unici, dall’immenso valore culturale. Ad arricchire la puntata il prezioso contributo degli ospiti: il direttore degli Scavi di Pompei Gabriel Zuchtriegel, lo storico Maurizio Ravallese e l’archeochef Marino Marini.
La Tv continua ad essere un grande strumento per la diffusione culturale e per la promozione del nostro immenso patrimonio artistico. Lo sa bene Aldo Cazzullo, che con la terza edizione di “Una giornata particolare” continua, insieme a La7, a proporre un modello diverso di fare televisione. L’alto valore dei suoi contenuti attira milioni ti telespettatori affascinati dal quel modo caratteristico di raccontare le storie avvincenti del Bel paese. Cazzullo si è concesso ai nostri microfoni facendoci addentrare nella magnifica Pompei e nelle tragiche storie dei protagonisti, ma con un occhio al futuro e ai giovani.
La programmazione di La7 continua a portare in prima serata storia e cultura, proprio come la sua “Giornata Particolare”, che nonostante i competitors si è affermata come protagonista. Quello di La7 può essere un modello per portare storia e cultura in Tv?
«Noi ci proviamo, ci sono tanti giovani che ci seguono, puntiamo tanto sul Sud dell’Italia. La scorsa settimana un nostro inviato è stato a Napoli per raccontare Caravaggio e il suo passaggio napoletano. Questa settimana tutta la puntata sarà girata a Pompei ed Ercolano, sotto lo sfondo del Vesuvio. Credo fortemente che il Sud custodisca l’anima del paese. All’estero immaginano l’Italia come una grande Napoli con il mare, il sole e la pizza, io amo pensare a cose meno oleografiche come: il cinema di Totò, il teatro di Eduardo de Filippo, la musica di Pino Daniele e la grande canzone popolare napoletana. Napoli e la Campania custodiscono l’identità Italiana e mi piace tornarci per girare dei contenuti bellissimi. Per girare l’inizio della puntata su Pompei siamo saliti in cima al Vesuvio, girando per ore sulla bocca del vulcano. Solo alla fine però, al termine delle riprese, le nuvole hanno fatto spazio alla grandezza del paesaggio mostrandoci: Capri, Ischia, Procida e Monte di Procida. Abbiamo quindi deciso di registrare tutto da capo per dare la possibilità ai telespettatori di osservare queste bellezze. Pompei è una miniera a cielo aperto, abbiamo osservato le ultime scoperte, dove si intrecciano la cultura greca e latina ritraenti la storia dell’Iliade. Abbiamo inoltre raccontato la storia della devozione alla madonna di Pompei immedesimando i telespettatori in questa pagina di storia unica nel suo genere».
Pompei si conferma come una pagina di storia importante per il nostro paese. Come è stato occuparsi della sua storia e dar vita nuovamente alla città seppellita?
«É stato bellissimo, ci sono venuto spesso in compagnia di Gabriel Zuchtriegel a fare dei sopralluoghi, visitando casa per casa, scavo per scavo. Quando sono venuto con la troupe per girare la puntata abbiamo dato vita ad un lavoro molto meticoloso, affidandoci anche al lavoro di restauratori, archeologi, guide e manovali. Abbiamo trovato una grande famiglia, fatta da grandi lavoratori. Ricordo che in passato non è stata sempre questa la situazione. Una volta tante case erano chiuse, compresa la “Villa dei misteri”, che a parer mio è il posto più bello d’Italia e quindi del mondo. Un posto veramente affascinante e misterioso, con affreschi dei quali non si riesce a decifrare tutto, ritraenti una donna frustata, con riti misteriosi, animali fantastici. É stato un viaggio meraviglioso nel passato, nel quale ho cercato di stringere amicizia con la comunità locale. Inoltre ho presentato lì il mio libro sull’antica Roma. Del resto un ramo della mia famiglia affonda le sue radici ad Avellino, nonostante il mio cognome sia di origine prettamente Piemontese. Il “Cassùl”, nel dialetto piemontese significa mestolo. Il fratello di mio padre, Pietro Cazzullo, nei primi anni ‘70 si trasferì ad Avellino, dove diede vita al primo stabilimento della Ferrero al sud. La Nutella fatta con le nocciole aveva riscosso molto successo in quegli anni, tanto da spingere i produttori ad utilizzare anche le nocciole dell’Irpinia. Un ramo della mia famiglia giace in Campania e ne sono molto orgoglioso».
Nell’antica Pompei sono stati ritrovati molti affreschi che ritraevano scene a sfondo sessuale, in alcuni casi anche omosessuali, testimoniando una grande apertura mentale nell’antica Roma. Da questo punto di vista come è cambiato il concetto dell’eros nella società moderna rispetto a quella di Pompei?
«Sì, i romani erano molto liberi dal punto di vista sessuale, come ci ricorda il famoso “lupanare”, dove in ogni camera erano ritratte posizioni sessuali diverse. Anche l’amore omosessuale era abbastanza nella norma. Quando Pompei viene sepolta c’è già il Cristianesimo, ma i cristiani sono oggetto di persecuzioni. Oggi se questa dottrina è la principale nel nostro paese, lo dobbiamo al fatto che Roma divenne cristiana. I romani non capivano fino in fondo la dottrina cristiana e noi, viceversa, ad oggi non riusciamo a capire i romani. In sintesi il cristianesimo rappresenta il rovesciamento dell’antica Roma. La miseria che per i romani era una sciagura, per i cristiani era una virtù; il corpo che i romani ungevano, massaggiavano e sollazzavano con ogni tipo di piacere come sesso, cibo e vino, diventava per i cristiani una cosa negativa. Ciò che conta per loro è l’anima, lo spirito e il simbolo della croce, già simbolo della morte più crudele, diventava simbolo della salvezza.
Fino a quando Costantino intuisce che questa religione strana e difficile da estirpare può essere abbracciata, diventando anche uno strumento di potere: un solo Dio in cielo, un solo Imperatore in terra. Gli ultimi diventeranno i primi, non in questa vita, ma nella prossima, e nell’antica Pompei viene raffigurata questa cristallizzazione della antica Roma, dove esiste già il cristianesimo ma è perseguitato. Questo concetto sintetizza bene la libertà dei romani nei costumi. C’è poi la politica con i vari slogan: nell’antica Roma si votava, ad esempio, per gli amministratori locali, mentre nell’Italia fascista i sindaci, con la definizione di podestà, venivano nominati dal Duce per conto dei cittadini. Noi per dare un volto all’antica Pompei abbiamo immaginato tre storie di tre personaggi che si incrociano: un politico in cerca di voti, un gladiatore e una prostituta».
Quanto può essere importante l’intelligenza artificiale per la diffusione culturale, come ad esempio è avvenuto proprio nella progettazione di “Una giornata particolare”?
«È stato fondamentale anche grazie all’aiuto del regista Claudio Pisano e l’autrice di puntata Nunzia Scala. È stato uno strumento essenziale, ci ha aiutato a mostrare e riprodurre fenomeni unici. I telespettatori vedranno l’eruzione del Vesuvio, credo sia un elemento unico che ci permette di arricchire il racconto storico e il lavoro dell’uomo».
Può darci qualche anticipazione sulla storia dei tre protagonisti. Come si intrecciano i loro destini?
«Beh.. questo lo scopriremo solo vivendo. Posso dire che tutti e tre cercano disperatamente la salvezza che non troveranno. La tragedia li stroncherà proprio nella loro vita quotidiana. I soggetti sono tutti personaggi veri dei quali abbiamo reperito i nomi proprio dagli scavi di Pompei, ricreando la loro vita».
Quanto è importante lo strumento della Tv per la diffusione culturale e come può quest’ultima avvicinarsi a giovani?
«Penso che in Italia la Tv sia ancora uno strumento importante capace di smuovere le coscienze. Molto spesso i social si alimentano di spezzoni tratti dalla programmazione televisiva, che quindi arrivano anche ai giovani. In questo momento c’è un controllo governativo abbastanza importante, ferreo, sia sulla Tv pubblica che indirettamente su quella privata, con Mediaset che è notoriamente di centrodestra. Questo apre degli spazi di libertà: La7 non deve diventare la rete della sinistra, deve restare una rete libera, nella quale chiunque può esprimere le sue idee e le sue sensibilità. Il mio programma è aperto a tutti, a tutte le sensibilità politiche, l’unico requisito è quello di amare l’Italia, perché io la amo e cerco di raccontarne tutte le sfumature».
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