
Se il nome di Valeria Parrella non vi dice niente, probabilmente non state leggendo abbastanza libri. Tra le scrittrici contemporanee più innovative della sua generazione, è stata per ben due volte finalista del Premio Strega, nel 2005 con “Per grazia ricevuta” e nel 2020 con “Almarina”. E fu proprio alla finale del 2020 che la scrittrice attirò l’attenzione dei media nazionali, per la battuta lapidaria con cui salutò il conduttore, che annunciava il dialogo con Corrado Augias sul #metoo: “Ne vuole parlare con Augias? Auguri…”
Simpatica, sfrontata, napoletanissima: ho intervistato Parrella per parlare del ciclo di incontri “Classici Sovversivi”, che porterà fino ad aprile al Teatro Nuovo di Napoli, in cui investiga alcune storie dell’epica greca alla luce del presente, riproponendo il format creato per il Salone del Libro di Torino.
«Secondo me, il punto è che non c’è bisogno di riscoprirlo, ma è tra noi. Parla della contemporaneità, ad esempio Antigone, sui legami familiari, o Orfeo, che tenta di gestire il lutto della sua Euridice, di vittime di guerra come Le Troiane, assediate dagli Achei come le donne palestinesi dagli isrealiani. I miti sono lì, bisogna solo capire dove. Io sono in grado di vederlo e così lo mostro anche agli altri».
«Non ne ho uno preferito perché sono tutti affascinanti e sono tantissimi, ne abbiamo scelti sei per questa rassegna, ma potrebbe essere infinita. Ri-studiandoli per “Classici Sovversivi”, scopro anche cose nuove. I classici funzionano perché sono sempre una riscoperta. Ad esempio, noto che parte della loro bellezza sta nel fatto che non ci sono problemi di genere o di patriarcato… soprattutto quelli greci. Le matrone avevano completa libertà di divorziare e mettersi con il proprio parrucchiere, come racconta Perseo in una satira. Mi piace girare per i miti, mi piace quando si incontrano».
«Non ho il polso del pubblico, come non ho il polso dei lettori. Non tento di controllare quello che succede nel pubblico, ma mi impegno su ciò che faccio io. Certo, mi diverte quando ad esempio quando vengo a sapere che ci saranno tanti giovani in sala, perché significa che sarà diverso».
«I giovani non hanno problemi, si avvicinano spontaneamente ai classici perché li incontrano a scuola e nei cartoni animati, anche se non sanno che si chiamano così. C’è una generazione di mezzo, come i cinquantenni, che ora non ha punti di riferimento che non siano quelli economici, mentre i giovani hanno modelli come Greta Thunberg».
Questo approccio a mani tese rispetto il presente è lo spirito che anima gli incontri, dove classico non è sinonimo di vecchio ma diviene una riscoperta. Lo scopo è anche sentirsi meno soli, realizzare che c’è un filo- proprio come quello di Arianna- che collega il presente al passato, il reale al mito. L’ultimo libro di Valeria Parrella, una raccolta di racconti dal titolo “Piccoli miracoli e altri tradimenti”, è uscito poche settimane fa, quindi non avete scuse per non andarlo a recuperare.
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