
La sentenza Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) che condanna l’Italia pone l’accento sulla responsabilizzazione del governo in merito a una mancata tutela verso i cittadini. I soggetti subenti questo abbandono non sono stati avvertiti o salvaguardati, in alcun modo, dagli effetti devastanti dell’intossicamento atmosferico causato dallo scarico illegale, dall’interramento, dall’abbandono incontrollato di rifiuti pericolosi, speciali e urbani, spesso inceneriti. Vincenzo Tosti, attivista ambientalista, fondatore di Stop Biocidio e del WIMBY Fest, ha chiarito alcuni punti fondamentali della questione. Tosti è il punto di vista di chi da decenni lotta per l’ambiente e contro la realtà tossica che sta dietro la Terra dei fuochi.
«Credo che questa sia una sentenza epocale. In un tempo come questo, in cui ci sono leggi repressive, e faccio l’esempio del Decreto Caivano, che alimentano le marginalità e le differenze e in cui chi paga sono sempre gli ultimi, questa sentenza dà un ruolo fondamentale alla comunità: istituzionalizza il ruolo dei cittadini, che hanno il diritto e il dovere di sapere, parlare e controllare ciò che si verifica nella loro terra. Nel 2021 la Carta di Carditello ha anticipato sotto certi aspetti questa sentenza, perché dà un ruolo fondamentale alla comunità e ai cittadini in tema di partecipazione. Lo stato attuale delle cose è che la Carta di Carditello è stata fatta morire. Ho letto sui giornali di un incontro a Carditello dove chi ha firmato quella carta…non c’era. La comunità, i cittadini, protagonisti di quella iniziativa non c’erano. Chi c’era ha avuto l’ardire di dire che ha iniziato a mettere in campo quello che prevede la carta di Carditello. Probabilmente questi signori parlano di qualcosa quando non sanno nemmeno di cosa si tratta. Bisogna smetterla di far sì che, in qualche modo, tutto arrivi dall’alto».
«Io ci ho sempre creduto e non mi sono mai sentito sconfitto. Se vogliamo che questo paese cambi e che realmente ci sia una svolta, dobbiamo pretendere la partecipazione dei cittadini e delle comunità, nel vero senso della parola. Dobbiamo dire la nostra, ma non solo protestando per strada, cosa che facciamo sempre. L’Europa ha istituzionalizzato questo ruolo: perché l’Italia non lo fa, anzi addirittura nomina l’ennesimo commissario? Oggi, quello che hanno messo in campo sono vecchi metodi, che non portano a risolvere il problema. Quando mai i commissariamenti hanno risolto un problema, un uomo solo al comando che risolve il problema? Di che stiamo parlando? Che poi, in Terra dei fuochi, la gestione dei rifiuti è qualcosa che innanzitutto coinvolge l’aspetto squisitamente economico di un sistema che praticamente non funziona. Date le esperienze commissariali, mi sembra lecito chiedersi: un commissario è in grado di gestire una questione del genere? Tutti i commissari sono stati fallimentari, a partire dal commissario ai roghi. I roghi nella Terra dei fuochi continuano ancora a bruciare. Questa è la chiara fotografia che non è servito a nulla. Vogliamo parlare del commissario di Acerra sulle diossine? Di tutti i commissari che si sono avvicendati nella gestione delle discariche e quant’altro? Un fallimento totale, solo sperpero di soldi e alla fine il problema non si è mai risolto. Perché il problema è innanzitutto sociale, politico, è divisione.
Questa sentenza è una cosa che sentiamo totalmente nostra e dentro di noi. Pensiamo che debba servire a contagiare i sogni e a dire alla gente: non arrendetevi mai, non abbassate mai la testa. Se credete in quello che fate e pensate, le cose si realizzano, ci mettono tempo ma alla fine si realizzano. Il tempo, alla fine, spesso è nostro amico. Questo mi sento di dire da attivista e da chi in qualche modo è anche vittima di tutto questo. Ma per la vittima, la cosa importante è non sentirsi mai né abbandonati né soli e né, tantomeno, vinti».
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