
L’ntestino è considerato un vero e proprio “secondo cervello”. Negli ultimi 10-15 anni si è scoperta con certezza la connessione diretta tra l’intestino e cervello detta gut-brain pathway. Però era ormai da diversi decenni che i ricercatori avevano cominciato a orientare i loro studi sulle relazioni esistenti tra la flora intestinale e la nostra salute fisica e mentale.
Attualmente sappiamo che la grande comunità di microrganismi intestinali (il peso dei microbi nel nostro intestino è quasi uguale al peso del cervello) può produrre sostanze assai benefiche per la salute come vitamine e neurotrasmettitori. E’ interessante analizzare in dettaglio come incidono le sostanze che assumiamo (cibo, bevande e farmaci) sulla composizione del microbioma(flora batterica intestinale) e la relazione tra lo stesso e disturbi di natura psicologica, il sistema immunitario, il nostro peso corporeo e altro ancora.

L’intestino si comporta come un enorme organo sensoriale, alimentando costantemente il cervello con le informazioni, ma in che modo il microbiota invia segnali al cervello? Ciò avviene attraverso i neurotrasmettitori: alcuni microbi sono in grado di produrre la maggior parte dei neurotrasmettitori cerebrali importanti. In particolare, sappiamo che il 90% della nostra serotonina è sintetizzata nell’intestino.
Visto che i probiotici aiutano a mantenere il benessere intestinale, diversi ricercatori hanno ipotizzato che potrebbero incidere positivamente anche sul nostro benessere emotivo. Secondo questa linea di studi, quindi, una alterata composizione del microbiota intestinale potrebbe svolgere un ruolo nello sviluppo della depressione. Al tempo stesso, la ricostituzione di un equilibrato patrimonio batterico può rappresentare un obiettivo per la prevenzione e il trattamento di tale disturbo.
E’ proprio in base a queste considerazioni che è stato introdotto il termine di Psicobiotici, per indicare prodotti contenenti organismi vivi che potrebbero apportare un contributo alla cura dei pazienti con malattie psichiatriche se ingeriti in quantità adeguata.
Ad esempio, è stato scoperto che il Bifidobacterium longum ha una profonda attività anti-ansia, sembra migliorare le capacità cognitive nei topi, ridurre le risposte allo stress e migliorare la memoria.
I risultati della ricerca presentati a Bruxelles nel 2018 svolgono un ruolo chiave nello sviluppo futuro di interventi più efficaci mirati all’intestino.
Nuovi batteri intestinali potrebbero aiutare a combattere l’obesità e i disturbi mentali. Il progetto MyNewGut ha scoperto nuove specie e ceppi batterici in persone sane che sembrano essere efficaci contro l’obesità, i disturbi metabolici e mentali legati allo stress e all’obesità (ad es. la depressione).
Sono stati individuati dei ceppi batterici ceppi che potrebbero potenzialmente essere probiotici di prossima generazione che in futuro potrebbero essere usati per aiutare a combattere l’obesità e la depressione. Tra questi sono presenti:
La dieta sembra essere un fattore molto importante che influisce sulla composizione del microbiota intestinale dell’uomo.
Un elevato apporto di proteine o una dieta ricca di grassi possono danneggiare il microbiota intestinale. I partner del MyNewGut hanno scoperto che un elevato consumo di proteine, che aumenta la fermentazione proteica nell’intestino crasso, genera alcuni dei metaboliti tossici (prodotti di metabolismo) legati a malattie come cancro del colon-retto.
Diete ricche di grassi sono associate alla depressione. Studi condotti dall’equipe del MyNewGut hanno dimostrato che le diete occidentali ricche di grassi saturi hanno avuto come conseguenza non solo l’obesità, ma anche il comportamento depressivo. Le ricerche recenti hanno dimostrato che ceppo batterico (Bifidobacterium pseudocatenulatum CECT 7765) riduce il comportamento depressivo associato all’obesità, agendo tramite l’asse intestino-cervello.
Il primo a stabilire che si ingrassa non solo per le calorie ingerite, ma per le famiglie di batteri che popolano il nostro intestino è stato il professor Jeffrey Gordon della Washington University.
Dunque, le persone con il metabolismo veloce? Avrebbero una flora intestinale diversa da quelle con il metabolismo lento.
Gli scienziati, in seguito agli studi condotti, hanno presentato le seguenti ipotesi:


In base alle ipotesi descritte è possibile dedurre anche qualche consiglio sulla dieta per prevenire l’obesità mantenendo il peso ideale senza rinunciare al cibo.
Secondo gli esperti sono queste le cose che dobbiamo fare per agire sui batteri intestinali e migliorare il nostro peso corporeo:
1) Scegliere una dieta più nutriente e naturale: scegliamo del cibo che ci nutra. No alle versioni scremate dei cibi, raffinate, lavorate in altro modo.
2) Variare dieta: non abituiamoci a mangiare sempre le stesse cose. Questo è un modo per avere una flora batteria diversificata: frutta e verdura nelle su varietà, spezie ed erbe aromatiche; diversi tipi di pesce o carne o formaggi; diversi tipi di cereali, tanto per fare alcuni esempi.
3) Evitare di sovraccaricarci di cibo in un unico pasto: l’idea di fare pasti piccoli e frequenti può essere utile a chi soffre di pancia gonfia.
4)Più movimento: i batteri intestinali sarebbero anche influenzati da uno stile di vita più attivo, e così la digestione.
5) Evitiamo l’abuso di farmaci: la maggior parte delle volte, i farmaci, antibiotici in testa, peggiorano la nostra flora intestinale. Allo stesso modo agiscono lo stress, l’alcol, stati patologici, diete restrittive, ecc.
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