
Gli investimenti cultura Campania rappresentano oggi un modello di riferimento nel panorama nazionale. Oltre 800 milioni di euro (investimento complessivo regione Campania dal 2020 al 2025) sono stati destinati dalla Regione negli ultimi anni a musei, teatri, archivi, festival, produzioni cinematografiche e televisive. Risorse pensate non solo per preservare il patrimonio, ma anche per generare occupazione, rilanciare territori e dare nuove opportunità ai giovani.
Durante la presentazione del palinsesto Rai a Napoli, il presidente Vincenzo De Luca ha affermato con forza: “La Regione Campania è la regione d’Italia che investe di gran lunga, più di tutte, nella cultura”. Una dichiarazione che sintetizza l’identità di una politica pubblica che non considera la cultura un costo, ma un investimento strategico.
Questa visione ha permesso di finanziare interventi strutturali in aree storiche e archeologiche, migliorando l’accessibilità e i servizi. Ovviamente senza dimenticare i piccoli comuni e i borghi, spesso esclusi dai grandi circuiti turistici. Accanto alla valorizzazione del patrimonio materiale, si è dato spazio alla produzione culturale contemporanea, alle attività di spettacolo dal vivo, alle iniziative di comunità, creando una rete capillare di progetti e realtà attive in tutta la regione.
Nota informativa: la cifra totale degli investimenti culturali regionali dal 2020 al 2025 ammonta a circa 800 milioni, con 40 milioni riservati all’audiovisivo.
Il settore culturale campano, sostenuto in maniera costante e pianificata, è diventato un generatore di lavoro, creatività e coesione sociale. Secondo i dati più recenti, ogni 10 milioni di euro investiti generano circa 180 posti di lavoro diretti e indiretti, con un tasso di crescita del 12% l’anno. Un risultato che dimostra quanto la cultura possa essere anche uno strumento concreto di sviluppo economico.
Grande attenzione è stata rivolta al mondo dell’audiovisivo, attraverso bandi, co-produzioni, agevolazioni fiscali e contributi a fondo perduto. Napoli e l’intera Campania sono diventate set privilegiati per produzioni italiane e internazionali, con effetti positivi sull’indotto: alberghi, ristorazione, artigiani e tecnici locali hanno beneficiato di questo flusso produttivo.
Ma non si è puntato solo sull’attrazione di grandi produzioni. È stato istituito un “Fondo Cinema” per promuovere i giovani autori e favorire la nascita di nuovi progetti, rafforzando la filiera regionale e creando opportunità per i talenti emergenti. Allo stesso tempo, sono stati sostenuti gli enti di formazione e le scuole specialistiche nei mestieri dell’arte, per formare professionalità nuove, capaci di rispondere alle esigenze di un settore in continua evoluzione.
Il settore culturale è stato anche protagonista di interventi di rigenerazione urbana: ex fabbriche, scuole abbandonate e spazi dismessi sono stati trasformati in centri culturali polifunzionali, hub creativi, laboratori aperti alla cittadinanza. Luoghi che oggi ospitano festival, mostre, attività per bambini e percorsi di inclusione sociale.
“Abbiamo investito dal 2020 al 2025 nelle produzioni audiovisive 40 milioni di euro, come supporto alle produzioni. Siamo riusciti a non fermare le produzioni durante il periodo Covid. Abbiamo investito nel cinema nel 2024 4 milioni e mezzo, nel 2025 altri 5 milioni per dare una mano alle produzioni cinematografiche. Abbiamo coprodotto con la Rai almeno una decina di prodotti audiovisivi con ricadute straordinarie in termini di ascolto, come ‘I Bastardi di Pizzofalcone’, ‘L’Amica Geniale’. Intendiamo proseguire in questo sforzo“.
Dice il Presidente Vincenzo De Luca e continua, riferendosi ai giornalisti: “Un primo grande compito: quello di ricollegare la politica con la vita. E avete poi una grande sfida che è quella dei social che ha una ricaduta anche sulla qualità della vita democratica. Noi siamo passati dalla democrazia all’ iperdemocrazia alla post democrazia. Viviamo di fake, di una invasione di notizie che tolgono il tempo per la riflessione ma che propongono, il più delle volte, un mondo totalmente inesistente. La cosa è particolarmente delicata per le giovani generazioni che vengono risucchiate sempre di più in un mondo virtuale perdendo relazioni sociali, vivendo condizioni umane molto difficili”.
Conclude dicendo: “Siete chiamati a partecipare ad un sussulto di civiltà perché il mondo sta precipitando verso uno stato dove non c’è più legge, né umanità, né rispetto tra le persone. C’è solo la legge della forza e della violenza“.
Il primato nazionale della Campania in materia di cultura non è solo una questione quantitativa, ma anche qualitativa. La Regione ha dimostrato che investire in cultura significa progettare il futuro: rafforzare il senso di comunità, stimolare l’innovazione, valorizzare l’identità, aprirsi al mondo. La strategia regionale guarda avanti e integra la cultura con la transizione digitale, l’attenzione alla sostenibilità ambientale e il dialogo con università, imprese e giovani. I patrimoni vengono digitalizzati, gli eventi diventano accessibili anche da remoto, i contenuti culturali si diffondono nei canali educativi e turistici, costruendo un ecosistema in grado di generare valore in maniera continuativa.
Il primato conquistato, quindi, non è un punto d’arrivo, ma l’avvio di un processo strutturato e duraturo. La Campania ha scelto di scommettere sulla cultura come leva di crescita, e lo ha fatto mettendo in campo non solo risorse, ma visione. In un contesto nazionale dove la cultura è spesso sacrificata, l’esperienza campana mostra che è possibile un’altra strada. Una cultura viva, inclusiva, partecipata e capace di produrre benessere.
Una cultura che non resta nei bilanci, ma si manifesta nei volti di chi torna a vivere un teatro, a creare in un laboratorio, a formarsi in una scuola di cinema o a lavorare su un set. È qui che si misura il vero valore di un primato: nella vita quotidiana delle persone.
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