
Moderare e assistere alla presentazione dell’ultimo libro di Renato Natale, medico di professione e sindaco di Casal di Principe nei primi anni Novanta e dal 2014 al 2024, è stato come fare un viaggio nel tempo, tornare agli anni Sessanta-Settanta del secolo scorso e ripercorrere l’evoluzione della provincia casertana fino ai giorni nostri. “Io, Casalese che non sono altro” è una storia di resistenza e di riscatto, così come scritto sulla copertina, un’autobiografia che racconta gli anni di impegno sociale e politico dell’autore e che si avvale della prefazione di Raffaele Sardo, giornalista free lance, e del contributo del prof. Isaia Sales, che ha insegnato Storia delle Mafie all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.
Tutto si aggira intorno ad una domanda. Che cosa significa essere casalese? Che cosa significa oggi? Cosa significava in passato? È a quest’ultimo quesito che risponde Natale nei primi capitoli del testo, scrivendo delle tappe di un’infanzia segnata da eventi significativi come la rivoluzione del Sessantotto. Durante il prosieguo della lettura, ci si accorge che un fenomeno diventa presto il protagonista: l’incontro e il lungo contrasto alla criminalità organizzata, specificamente al Clan dei Casalesi, svolto in prima persona. Il focus del libro è dunque incentrato sulla storia di Casal di Principe, per anni oppressa da un potere mafioso militare ma tuttavia capace di generare anticorpi, associazioni, cooperative e cittadinanza attiva. «La forza che per anni ha contrastato il Clan dei Casalesi non è provenuta dal singolo, bensì dalla comunità» ha affermato l’ex sindaco.

All’interno degli spazi della redazione di Informare, dove si è tenuta la presentazione, Natale ha parlato degli anni bui durante i quali il dominio del Clan dei Casalesi era praticamente esteso a tutta la provincia, con agganci e ripercussioni anche sul resto della penisola e all’estero. L’autore ha anche raccontato alle persone presenti delle continue minacce e dei ricatti subiti per le battaglie organizzate sul campo, ma non hai mai mollato, andando sempre avanti per la propria strada, in un periodo in cui la camorra uccideva molto facilmente chi vi si schierava contro.
L’esempio principe non può non essere quello della morte di Don Beppe Diana, su cui Natale si concentra molto, attribuendo all’episodio l’inizio del “riscatto” da parte della comunità. È quell’omicidio crudo che tracciò la strada per la riconquista della libertà dei cittadini casalesi, impegnati ancora oggi a scrollarsi da dosso il pregiudizio che spinge ad accostare ogni casalese alla malavita.
Assistere al dibattito di Renato Natale è stata un’opportunità per i nostri giornalisti: mettere per un attimo i panni dell’autore e rivivere momenti ed esempi ai quali sentiamo di avvicinarci, e che ci ispirano ogni giorno
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