
Il Campania Libri Festival ha ospitato l’Agorà del Leggilibri, luogo di incontro di autori, editori, librai e intellettuali recensiti o intervistati per la rubrica letteraria della Tgr Campania curata da Claudio Ciccarone. Un’occasione per i lettori che – attraverso la bellezza della scrittura e la meravigliosa cornice del Palazzo Reale di Napoli – ha avuto modo di conoscere di persona gli scrittori preferiti e i professionisti dello scrivere, senza un palco e un microfono che li separi.
Un incontro diretto, vis a vis tra la scrittrice Stefania Guarracino ed un pubblico assorto , interessato e non indifferente nell’ascoltare le parole di una donna che prima di esser di cultura è una donna vicina alle donne e nel libro “Io sono innocente”– scritto a quattro mani con Rossana Castiglia edito MEA – ne è una lampante dimostrazione
Dieci interviste a dieci donne in carcere. Le loro storie hanno dato voce alle bambine che sono state. Un viaggio nella profondità del vissuto, un viaggio dentro ogni donna che si racconta con pudore, con dolcezza, talvolta con rabbia in cerca di riscatto personale. Queste donne senza protezione, senza scudo mostrano la loro anima oltre le sbarre. Questo libro nasce dalla volontà delle autrici di ridare umanità e dignità alle bambine che hanno pagato il contesto sociale in cui sono nate, hanno pagato la sofferenza dell’amore non ricevuto, il rifiuto subito, la mancanza di attenzioni. Nelle storie di queste donne si sente la sofferenza non curata, il disagio non capito, l’amore negato.

Il progetto di questi incontro- afferma la scrittrice Stefania Guarracino- nasce dalla volontà di dare voce alle anime di donne che pensavano di aver perso tutto, ma che di fatto grazie al carcere hanno potuto dare un perché ed anche un volto ai propri dolori. Donne che sognavano di ballare, di abbracciare, di vivere e soprattutto di amare.
Interviste fatte di domande mirate a scandagliare il vissuto per ricucire ferite antiche, soppresse, mai ascoltate. Un viaggio di speranza dietro le sbarre verso una vita libera, stabile e funzionale. Dieci storie che fanno rabbrividire, emozionare, riflettere, rallentare i pensieri.
Questo libro nasce del lavoro che è stato fatto sulle ferite del nostro bambino interiore sottolineando come quanto queste ferite possono condizionare il nostro vissuto e le nostre esperienze.
In questo libro molte sono le parole che si ripetono, che si rincorrono come un fiume in piena ,ma si parla soprattutto del perdono: E’ da lì che si deve partire per accettarsi e prepararsi ad una nuova vita. Il carcere paradossalmente non è il luogo della non speranza, ma deve essere la radice della speranza e poter raccontare ,poter far conoscere storie di donne nelle quali noi tutti possiamo riconoscerci, significa avvicinarsi ad una realtà che non deve far paura, ma deve rafforzare le nostre certezze e i nostri valori
Poter portare al centro di Napoli, in questa meravigliosa realtà le testimonianze di donne che vivono una realtà dove la libertà è possibile rintracciarla solo dentro il proprio animo, significa moltissimo, significa sensibilizzare l’opinione pubblica, non fermarsi alle apparenze, ma accettare l’altro anche nella diversità . Grazie al Campania Libro Festival ho potuto parlare di umanità. Per me la scrittura è stato un canale per raccontare una vita che non riusciva a decollare e da oggi in poi queste donne verranno con me ogni giorno quando parlerò alle donne delle donne, perché noi abbiamo una responsabilità : Puntare a volerci bene. In questo mondo c’è spazio per tutti , e noi donne lo sappiamo, trattandoci come se fosse l’altro nostro figlio.
di Martina Giugliano
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