
Le giornaliste Niloofar Hamedi ed Elaheh Mohammadi sono state condannate rispettivamente a 12 e 13 anni di carcere dal tribunale iraniano.
Hamedi lavora come reporter per lo Shargh Daily e Mohammadi per il giornale Hammihan. Sono state arrestate nel settembre del 2022, dopo lo scoppio delle proteste in Iran che seguì l’uccisione di Mahsa Amini. Da quel momento sono detenute nel carcere di Evin, nel nord di Teheran.
Hamedi e Mohammadi hanno portato alla luce e seguito il caso di Mahsa Amini, la ventiduenne arrestata a Teheran dalla polizia morale per non aver indossato correttamente il velo, che è stata successivamente uccisa. Hamedi è stata una delle prime a rivelare la storia della morte di Mahsa Amini con la pubblicazione di una foto della famiglia della vittima in ospedale, dopo aver ricevuto la tragica notizia; Mohammadi, invece, è stata l’unica giornalista ad aver seguito e documentato il funerale di Mahsa Amini.
Il tribunale accusa le giornaliste di aver aver collaborato con il governo statunitense (sette anni ad Hamedi e sei a Mohammadi), di aver agito contro la sicurezza nazionale (cinque anni) e di aver contribuito a una propaganda contro la Repubblica islamica dell’Iran (un anno). Con le “riduzioni” del caso, resta la condanna per la detenzione più lunga, che costerà sette anni a Hamedi e sei a Mohammadi.
L’Onu le ha premiate per aver portato avanti la lotta per la verità e per le prese di responsabilità da parte del governo e della società civile. Il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) ha condannato il processo contro Hamedi e Mohammadi.
«Le condanne di Niloofar Hamedi e Elahe Mohammadi sono una farsa e testimoniano l’erosione della libertà di parola e i disperati tentativi del governo iraniano di criminalizzare il giornalismo», dichiara Sherif Mansour, coordinatore del programma Medio Oriente e Nord Africa del Cpj.
Partiamo dalle tempistiche completamente arbitrarie del tribunale iraniano: le giornaliste sono state trattenute in carcere dopo un arresto temporaneo per oltre un anno. La condanna nei confronti di Hamadi e Mohammadi è stata rilasciata 396 giorni dopo il loro arresto (temporaneo) -giorni che hanno trascorso in prigione- e 89 giorni dall’ultima udienza nella quale hanno potuto difendersi.
«Cosa sappiamo dell’ “arresto temporaneo” che dura da un anno di Niloofar Hamadi ed Elahe Mohammadi?», si domandano i giornali con i quali lavorano le giornaliste arrestate. «Ecco i lati negativi dell’essere un/a giornalista», introducono così uno dei tanti articoli dedicati ad Hamadi, «ormai al suo secondo compleanno in carcere, scrivono» (Fonte: Shargh Daily).
Ho evidenziato questa frase per due parole in particolare: giornalista e donna. La stampa in Iran convive dichiaratamente con un regime violento e di censura, soprattutto la stampa indipendente. Lo vediamo con la libertà di espressione in generale e lo vediamo con la condizione delle donne. Queste due parole oggi sembrano sempre più spezzate, nonostante la società si evolva, soprattutto a livello scientifico, giacché nelle scienze sociali abbiamo ancora tanto a cui aprirci e su cui lavorare seriamente per vivere e convivere come degli esseri umani dovrebbero fare a prescindere da ogni forma e influenza di potere.
Essere condannate a trascorrere quasi un decennio della propria vita in carcere per aver riportato e documentato un caso di cronaca che è, ancor prima, un avvenimento umanamente inaccettabile come quello dell’uccisione di Mahsa Amini è impensabile. Lo stato delle cose non lascia dubbi: non puoi scrivere di quello che vuoi, perché noi diciamo di no. È un po’ questo il senso dell’arresto delle due giornaliste e dell’oppressione nei confronti delle donne e della libertà di deambulare con un hijab indossato non secondo i canoni morali iraniani.
Reporters Without Borders (RSF) looks back at the Iranian government’s year long crackdown on journalists for covering the wave of protests triggered by Mahsa Amini’s death in police custody – 12 months of arbitrary arrests and trials on spurious charges. A labyrinth of state repression that saw a total of 79 journalists arrested,12 of whom remain in prison to this day. As for those who have been released, their freedom remains restricted.
Un gruppo di giornalisti e giornaliste, scrittori e scrittrici hanno scritto una lettera di protesta contro la detenzione di Niloofar Hamadi ed Elahe Mohammadi, chiedendone l’immediato rilascio.
In una parte della lettera, scrivono: «È trascorso più di un anno dall’arresto di Elahe Mohammadi e Niloofar Mohammadi, gioirnaliste e, nonostante siano passati quasi tre mesi dall’ultima udienza in tribunale, sono ancora detenute senza alcun motivo in stato di detenzione temporanea. Sono detenute senza alcuna possibilità di ottenere un accordo e un rilascio, considerando, invece, che dopo un anno dovrebbero essere state rilasciate in base all’articolo 244 e al comma 1 dell’articolo 242 della legge sulla giustizia penale».
Reporter without borders (RSF) presenta il bilancio di un anno di repressione del governo iraniano nei confronti dei giornalisti che hanno documentato l’ondata di proteste scatenata dalla morte di Mahsa Amini sotto la custodia della polizia: arresti arbitrari, processi con accuse pretestuose ed esecuzioni pubbliche. Un vortice di repressione da parte dello Stato, che ha visto l’arresto di 79 giornalisti in un anno e dall’inizio delle proteste, 12 dei quali sono tuttora in carcere o, se sono stati rilasciati, sono comunque il libertà vigilata.
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