
Mentre per il presidente Joe Biden l’ipotesi di un cessate il fuoco è ancora possibile, l’ayatollah Ali Khamenei sembra convinto che l’unica soluzione sia un attacco dell’Iran ad Israele. Secondo il quotidiano del Kuwait Al-Jarida, però, il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, sarebbe riuscito a convincere Khamenei a non attaccare. Secondo il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant, i preparativi militari dell’Iran suggerivano che lo stato iraniano si stesse preparando per un attacco su larga scala contro Israele, ma al momento non ci sarà nessun attacco.
Solo un accordo di cessate il fuoco a Gaza, scaturito dai colloqui auspicati questa settimana, impedirebbe all’Iran di intraprendere una rappresaglia diretta contro Israele per l’assassinio del leader di Hamas, Ismail Haniyeh, sul suo territorio, hanno affermato tre alti funzionari iraniani. L’Iran aveva promesso una risposta serie per l’omicidio di Ismail, per il quale Israele non ha ancora né negato, né confermato il suo coinvolgimento. Intanto la Marina degli Stati Uniti ha schierato navi da guerra ed un sottomarino in Medio Oriente per rafforzare le difese israeliane.
Il presidente Joe Biden ha dichiarato: “Sto lavorando letteralmente ogni singolo giorno con tutta la mia squadra per fare in modo che ciò accada e per evitare l’escalation in una guerra regionale”. Quindi è più plausibile che si arrivi ad un cessate il fuoco o ad una escalation preoccupante? Israele non perde tempo e si prepara ad un eventuale attacco, o come la chiamano in patria “black cloud“. Per quest’ultima si intende nuvola nera, ovvero un eventuale attacco multiplo in contemporanea da parte del Libano, Yemen, Iraq ed Iran.
Intanto, Tel Aviv ha ricevuto indicazioni sul fatto che il leader di Hamas, Yahya Sinwar, sia interessato a un accordo sulla tregua a Gaza e il rilascio degli ostaggi. Ma la domanda è sempre la stessa, Netanyahu sarà disposto ad accettarlo? Giovedì ci saranno i colloqui per un cessate il fuoco a Gaza in Egitto o in Qatar e due fonti di alto livello vicine all’Hezbollah libanese hanno affermato che Teheran darà una possibilità ai negoziati, ma non rinuncerà alle sue intenzioni di rappresaglia.
Il leader di Hamas, Yahya Sinwar, vuole un accordo di cessate il fuoco. Almeno questo è il messaggio che i mediatori egiziani e qatarioti hanno trasmesso ai funzionari israeliani negli ultimi giorni. Se il primo ministro israeliano ne voglia davvero uno resta un mistero. “Nessuno sa cosa vuole Bibi“, ha detto una fonte israeliana, riferendosi a Netanyahu con il suo soprannome. Ciò che è chiaro è che questa settimana Netanyahu dovrà affrontare una montagna di pressioni da parte degli Stati Uniti affinché accetti un accordo di cessate il fuoco e di rilascio degli ostaggi.
Hamas ha però espresso dubbi sulla sua partecipazione al prossimo round di negoziati per il cessate il fuoco previsto per giovedì. La posizione preoccupata di Hamas è sicuramente scaturita in seguito all’attacco israeliano di sabato a una scuola di Gaza, in cui sono morte almeno 93 persone.
Precisamente nella dichiarazione di Hamas si legge: “Per preoccupazione e responsabilità nei confronti del nostro popolo e dei suoi interessi, il movimento chiede ai mediatori di presentare un piano per attuare quanto presentato al movimento e concordato il 2 luglio 2024, basato sulla visione di Biden e sulla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e di costringere l’occupazione a farlo, invece di procedere con ulteriori cicli di negoziati o nuove proposte”.
Intanto, il futuro politico di Netanyahu dipende in larga parte dai suoi partner di coalizione, molti dei quali hanno già minacciato di lasciare il governo e provocarne il collasso se accettasse l’accordo. Aspettiamo i colloqui di domani per maggiori aggiornamenti.
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