
Nelle prime ore di lunedì, Israele ha lanciato “un attacco mirato” su una scuola usata come rifugio per i civili a Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza. Come se non bastasse, qualche ora dopo, uno dei bombardamenti ha causato un incendio in un accampamento di tende per sfollati che si trovava nel cortile dell’ospedale dei Martiri di Al Aqsa a Deir al Balah, sempre nel centro della Striscia. Secondo quanto dichiarato dalle forze armate israeliane, l’obiettivo era “un centro di comando e controllo” di Hamas, utilizzato dai terroristi per pianificare ed eseguire attacchi contro le truppe dello Stato ebraico e il territorio israeliano.
Intanto, se ai tempi del nazismo c’erano le camere a gas, adesso con Israele abbiamo le tende che bruciano i civili vivi a Gaza. Il gruppo palestinese Hamas ha negato di utilizzare strutture civili come copertura e l’Autorità Nazionale Palestinese ha dichiarato che si è invece trattato di un nuovo raid “contro gli sfollati”, il settimo di questo tipo sullo stesso ospedale che funge ormai da campo profughi. Dopo un anno di atrocità, come si può ancora pensare che l’unico obiettivo di Israele sia sconfiggere Hamas? L’attacco di lunedì sulla scuola ha ucciso 22 persone e ne ha ferite almeno 50, mentre quello all’accampamento ha causato 4 vittime e decine di feriti.
I video condivisi sui social media mostrano i soccorritori che si affannano per salvare le persone mentre cercano di contenere l’incendio e le immagini sono scioccanti. Om Ahmad Radi, un sopravvissuto sulla scena, ha riferito ad Al Jazeera: “Ci siamo svegliati con fumo, fiamme, fuoco e pezzi in fiamme che cadevano sulle tende da ogni direzione. Le esplosioni ci hanno terrorizzato nelle nostre tende e fuori dove viviamo dietro l’ospedale di Al-Aqsa. I camion dei pompieri non sono riusciti ad arrivare fin qui. C’erano così tanti corpi bruciati e carbonizzati ovunque. La quantità di fuoco ed esplosioni era enorme. Abbiamo assistito a una delle notti più orribili e brutali”.
Il chirurgo volontario Mohammad Tahir ha affermato che si tratta di vittime con ustioni sul 60-80 percento del corpo, molte delle quali non sopravviveranno. Ha poi dichiarato: “Pazienti con ustioni in percentuale significativa, sfortunatamente il loro destino è segnato. Non arriveranno nemmeno in terapia intensiva. Moriranno. È uno spettacolo dell’orrore qui. Onestamente, a volte ho la sensazione che questa non sia la vita reale, che questo possa continuare e che questo livello di sofferenza sia permesso in questo mondo”. L’attacco di Israele a Gaza ha distrutto vaste aree del territorio e costretto allo sfollamento di circa il 90 percento della sua popolazione, composta da 2,3 milioni di persone, e molte di loro sono state ripetutamente sradicate.
“Quello che sta accadendo ora nel nord di Gaza è un genocidio nel genocidio“, ha scritto su X l’ambasciatore palestinese Majed Bamya, vice osservatore permanente presso le Nazioni Unite. Ma costa sta succedendo? Dalla scorsa settimana, l’esercito israeliano ha lanciato un assalto a Jabalia e ha posto sotto assedio la parte settentrionale di Gaza, intrappolando decine di migliaia di persone senza accesso a cibo e acqua. Secondo Israele, le sue azioni a Jabalia mirano a “impedire ad Hamas di riorganizzarsi” affermando di voler completamente sradicare la resistenza armata palestinese nel nord.
“Molte delle vittime sono bambini e donne, e arrivano in ospedale a pezzi o inzuppati di sangue“, ha riferito Hani Mahmoud di Al Jazeera dal centro di Gaza. Secondo un corrispondente di Medici Senza Frontiere, i cecchini israeliani hanno ucciso persone che cercavano di fuggire, nonostante avessero diramato ordini di evacuazione. Infatti, alcuni residenti hanno deciso di restare, non fidandosi delle “zone di sicurezza umanitarie” designate da Israele e che comunque sono state attaccate.
C’è quindi una reale zona sicura a Gaza? Decine di migliaia di famiglie restano assediate all’interno del campo di Jabalia, mentre l’UNRWA afferma che circa 400.000 persone sono intrappolate nel nord. Intanto, Mounir al-Bursh, capo del Ministero della Salute palestinese a Gaza, ha dichiarato che la scorsa settimana gli attacchi israeliani hanno causato la morte di almeno 200 persone nella zona settentrionale di Gaza.
Nel frattempo, un’inchiesta del New York Times afferma che militari ed agenti dell’intelligence israeliana, dall’inizio della guerra a Gaza avrebbero usato palestinesi catturati, anche minorenni, come scudi umani, costringendoli a cercare esplosivi di Hamas tra macerie, nei tunnel, generatori e serbatoi di acqua, per evitare di mettere a rischio vite di soldati israeliani. La denuncia del Times si basa sulle interviste a 16 militari ed ufficiali israeliani e 3 palestinesi, tra cui Mohammed Shubeir che lo scorso marzo, quando aveva 17 anni, è stato detenuto dagli israeliani per 10 giorni.
“I soldati mi hanno mandato come se fossi un cane in un appartamento minato”, ha detto al Times Mohammed, ed ha aggiunto:” Ho pensato che quelli fossero gli ultimi momenti della mia vita“. Il quotidiano statunitense ha intervistato militari israeliani che hanno proprio partecipato a queste operazioni che venivano presentate come “una routine organizzata”. Risulta quindi necessario ricordare che il diritto internazionale vieta l’uso di civili come scudi umani e definisce illegale anche inviare combattenti catturati in luoghi dove potrebbero essere esposti al fuoco.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...