
L’UNIFIL, la missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite in Libano, ha dichiarato giovedì che Israele ha deliberatamente aperto il fuoco sulle sue posizioni, ferendo due caschi blu e sollevando nuove accuse di violazioni del diritto internazionale. Le forze armate israeliane hanno colpito tre basi della missione UNIFIL dove si trovano anche 1068 soldati italiani ed hanno ferito due militari indonesiani e un numero i precisato di singalesi. Tutti parte dei peacekeepers dell’ONU. Questa non è la prima volta che i peacekeepers sono vittime del fuoco incrociato israeliano, ma questa operazione israeliana, secondo la dinamica preliminare confermata dai militari internazionali, sembra essere più un evento premeditato che un incidente.
Un rapporto dell’Onu pubblicato giovedì ha accusato Israele di aver perseguito una politica concertata volta a distruggere il sistema sanitario di Gaza durante la guerra nella Striscia, affermando che ciò costituisce un crimine di guerra e uno sterminio come crimine contro l’umanità. Poco prima dell’attacco alle basi dell’Onu, Israele ha colpito nel quartiere Basta, al centro di Beirut, un’area operaia che ha ospitato molti sfollati, causando la morte di 22 persone e ferendone almeno 117. Questa è la terza volta che Israele lancia attacchi aerei sulla città, al di fuori del sobborgo meridionale di Dahieh, dove ha colpito ripetutamente, uccidendo comandanti di Hezbollah e distruggendo depositi di munizioni.
Una donna fuori dall’ospedale, che ha preferito restare anonima, ha però dichiarato alla BBC di trovarsi nell’edificio accanto al luogo delle esplosioni affermando che l’edificio colpito era interamente residenziale e alto circa quattro o cinque piani. Inoltre, un portavoce dell’UNIFIL ha dichiarato giovedì alla BBC che la forza era “allarmata” e “profondamente preoccupata” per l’attività dell’esercito israeliano nella zona in cui sono di stanza le truppe di mantenimento della pace. In sintesi, Israele ha effettuato ripetute incursioni via terra oltre confine, in Libano, nell’ambito della sua guerra contro Hezbollah. E nel frattempo, il conflitto iniziato a Gaza un anno fa continua a diffondersi in tutta la regione.
La Forza delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace in Libano è un organismo internazionale composto da oltre 10.000 militari provenienti da 46 paesi diversi, incaricato di prevenire le violazioni lungo il confine tra Libano e Israele e di e assistere le Forze Armate Libanesi ufficiali nel controllo del territorio dell’area meridionale del Libano. Il confine è un lungo tratto di 75 miglia che viene chiamato la Linea Blu. Con 1068 militari schierati sul territorio l’Italia figura come secondo contributore netto della missione, superata solo dall’Indonesia con 1231 soldati.
Il gruppo è incaricato dall’ONU di tenere fuori dalla zona qualsiasi arma o combattente. Ma negli ultimi dieci anni, gli Stati Uniti e Israele hanno sostenuto che i peacekeepers sono stati in gran parte inefficaci nel prevenire Hezbollah di stoccaggio e sparare razzi dal territorio che pattugliano. Inoltre, sebbene il gruppo della missione sia armato, i membri del personale di pace sono generalmente limitati a usare la forza solo quando la loro sicurezza o quella dei civili è in pericolo immediato.
Durante l’attacco di Israele in Libano, il portavoce della missione ONU, Andrea Tenenti, ha denunciato che i carri armati ed i soldati israeliani hanno deliberatamente aperto il fuoco contro il quartier generale dell’Unifil a Naqoura e contro le basi italiane Uno-31 e Uno-32A. L’azione israeliana ha provocato una serie di reazioni di condanna a livello internazionale. Il Ministro della Difesa Antonio Crosetto ha affermato che: “L’Italia e le Nazioni Unite non prendono ordini da Israele e che l’attacco israeliano è totalmente inaccettabile”. Ed il Ministro degli Esteri Antonio Tajani prosegue con: “Ci aspettiamo delle scuse da parte del governo israeliano”.
Anche la premier Giorgia Meloni ha definito l’attacco israeliano alle basi italiane “inammissibile”. Il Ministro della Difesa ha poi aggiunto: “Gli atti ostili compiuti e reiterati dalle forze israeliane potrebbero costituire un crimine di guerra e una violazione del diritto internazionale non giustificata. Quello che è successo è totalmente inaccettabile e non esiste la giustificazione di dire che le forze armate israeliane avevano avvisato UNIFIL che alcune delle basi dovevano essere lasciate”. Conclude poi dicendo: “L’ambasciatore non era in grado di fornirci spiegazioni. Non si tratta di un errore e non si tratta di un incidente e abbiamo bisogno di avere spiegazioni formali e reali nel più breve tempo possibile”.
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