
Il mese del Ramadan si sta avvicinando, ma Israele è stata molto chiara, l’offensiva su Rafah potrebbe avvenire entro il 10 marzo. Domenica 18 febbraio, un membro del Gabinetto di guerra israeliano, Benny Gantz, ha comunicato che l’esercito israeliano attaccherà Rafah, a meno che tutti gli ostaggi non vengano liberati. Gantz ha poi aggiunto: “Il mondo deve sapere, e i leader di Hamas devono saperlo, che se entro il Ramadan i nostri ostaggi non saranno a casa, i combattenti continueranno ovunque, inclusa l’area di Rafah”.
Dall’inizio dei bombardamenti israeliani di ottobre ad oggi, sono quasi 30mila le vittime della Striscia di Gaza. E Rafah rimane l’ultima città a non essere stata ancora attaccata via terra. Inoltre ospita almeno 1,5 milioni di rifugiati palestinesi, ecco perchè un’offensiva del genere potrebbe causare una catastrofe umanitaria.
Il piano di Israele per Rafah si aspetta che alcuni palestinesi lascino la Striscia di Gaza e cerchino rifugio sul lato egiziano nel confine. L’Egitto ed alcuni altri paesi arabi, hanno però chiarito più volte che il fatto che l’offensiva israeliana possa spingere più palestinesi in Egitto, è inaccettabile. L’Arabia Saudita ha promesso ripercussioni molto gravi se Rafah venisse presa d’assalto. Intanto Israele non ha ancora un piano per l’evacuazione dei civili e gli avvertimenti internazionali nei confronti di Netanyahu si fanno sentire. Infatti mentre a Tel Aviv si continua a manifestare contro l’attuale governo israeliano, anche gli “alleati” statunitensi esprimono nuovamente il loro dissenso per l’offensiva a Rafah.
Secondo il Ministero della Sanità gestito da Hamas, sono 28.400 le vittime palestinesi e contano più di 68.000 feriti. Solo nelle ultime 24 ore 127 palestinesi sono stati uccisi e 205 feriti. Intanto ad al Cairo continuano gli sforzi per mediare un cessate il fuoco tra Israele ed Hamas, anche se i progressi non sono molto promettenti secondo i mediatori del Qatar.
Secondo le forze di difesa israeliane (IDF) sono 130 gli ostaggi detenuti ancora da Hamas. E come dicevamo, trovare un accordo entro il 10 marzo non sembra facile. Hamas per la liberazione degli ostaggi richiede il ritiro completo delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza ed il rilascio di alcuni prigionieri palestinesi. Ma Israele è sempre stata ferma su questo punto: “cedere” a questa richiesta significherebbe cedere ad Hamas. L’obiettivo principale delle forze israeliane invece, come ha ribadito più volte Netanyahu, è distruggere completamente l’organizzazione radicale.
Israele inoltre non ha alcuna intenzione di stare agli “ordini” della comunità internazionale riguardo la creazione di uno Stato palestinese autonomo. Intanto, secondo i rapporti provenienti da Rafah, alcune persone si stanno dirigendo verso la costa, mentre la maggior parte sta ancora aspettando senza sapere cosa fare e dove andare. Non c’è più un posto sicuro a Gaza, ormai la Striscia non esiste più.
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