
Lo sterminio a Gaza ha messo a dura prova il conflitto tra Israele e Palestina ed in più, la sua crudeltà ha messo a tacere numerosi giornalisti. Fare giornalismo sulla striscia di Gaza è praticamente impossibile. Molti dei giornali che oggi hanno accesso alla striscia di Gaza hanno firmato un accordo di 12 pagine con Israele. Quest’ultimo richiede l’obbligo di non parlare con alcun palestinese e che prima di essere diffuse, articoli ed immagini vengano approvati dall’esercito israeliano. Questa non è informazione, questa è dittatura. Questa è un’omissione volontaria della violenza e delle atrocità che si sono verificate e si verificano ancora in questi giorni.
Tra i media internazionali che hanno aderito al contratto, possiamo trovare la CNN, ABC, NBC, Channel 4, New York Times e Fox News. In Italia invece, vi è una testata ad aver firmato per il silenzio, ovvero la Repubblica. La censura continua, solo che questa volta ad essere censurati, non sono fatti di poco conto, ma sono vittime di una guerra che non hanno neanche la possibilità di raccontare il loro punto di vista.
Intanto sulla Striscia di Gaza la guerra continua, ma si potrebbe dire tranquillamente che questa porzione di terra, non esiste più. Solo nei primi due mesi del conflitto, Israele ha sganciato oltre 12mila bombe sulla Striscia di Gaza. Sono 20mila le vittime, quasi 2 milioni di sfollati e oltre 40mila casa distrutte. Ma i crimini di guerra non si fermano qui. La situazione umanitaria è insostenibile, con 1,9 milioni di sfollati, ovvero quasi l’85% della popolazione. Nonostante i vari cessate il fuoco, il fuoco su Gaza da parte di Israele non si è mai esaurito. Arrivano pressioni anche da parte del Presidente Joe Biden in merito al deporre le armi, ma l’esercito israeliano continua a non sentire ragioni.
Proprio qualche giorno fa l’esercito israeliano ha ritrovato i tunnel sotterranei utilizzati da Hamas per spostarsi in sicurezza ed in maniera tattica nel territorio. E come riportato dal The Times of Israel, Israele sta cercando di neutralizzare i tunnel di Hamas a Gaza, inondandoli con acqua di mare. Questo gesto determina un’importante punto in questi conflitto. Ci sono alcuni video che dimostravano la grande efficacia di questi passaggi nel tendere imboscate contro i soldati israeliani. Tali informazioni non sono state verificate del tutto, ma questi passaggi dovrebbero estendersi per oltre 200 miglia. Infatti Hamas ha speso anni per creare questi tunnel e fare in modo di avere dei passaggi tattici che potessero essere utili nella guerra. Un alto funzionario di Hamas, Osama Hamdan, ha però sostenuto che questi tunnel sono in grado di resistere anche a delle inondazioni ed altri potenziali pericoli.
Sono oltre 60 i giornalisti morti nel conflitto israelo-palestinese, di cui si stima che circa 56 fossero palestinesi, 4 israeliani e 3 libanesi. Fare giornalismo nella Striscia di Gaza, o almeno quello che ne rimane, non è più sicuro. Chi prova a fare del giornalismo libero, rischia di essere ucciso, mentre altre testate, come dicevamo all’inizio, fanno accordi con dei criminali. Questi sono i numeri secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), un’associazione nata con lo scopo di difendere la libertà di stampa e i diritti dei giornalisti in tutto il mondo. Intanto altri 11 giornalisti sono feriti, tre sono dispersi ed altri 19 sono stati arrestati.
Una situazione analoga si è vista anche nel conflitto russo-ucraino, anche se i numeri dei due conflitti sono completamente agli antipodi. Da quando è cominciata la guerra in Ucraina nel 2022, sono 11 i giornalisti uccisi mentre provavano a svolgere il proprio lavoro di informazione. Uccisi in città ucraine, proprio nel cuore dei bombardamenti. Per molti si ha la certezza che siano stati uccisi dall’esercito russo mentre lavorano, di altri si hanno dinamiche poco chiare. Sta di fatto che è rimane aberrante quanto sia rischioso per un giornalista fare il proprio lavoro. L’informazione e la verità sono un diritto di tutti, ma a quanto pare la sete di potere non lascia spazio agli innocenti.
Da una parte i reporter palestinesi muoiono, mentre i giornalisti occidentali firmano contratti con assassini. Intanto le bombe non hanno risparmiato niente e nessuno. I dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari sono disarmanti. Più di 10.000 edifici distrutti, 135 strutture mediche attaccate, almeno 3 chiese ed 83 moschee danneggiate. Sono 102 i dipendenti delle Nazioni Unite che sono stati uccisi, circa 60 giornalisti e 22 membri della protezione civile assassinati mentre svolgevano il proprio lavoro. Per quanto riguarda invece i bambini, si stimano almeno 7729 bambini massacrati, mentre migliaia sono ancora dispersi o diventati orfani.
In questo momento le condizioni a Gaza, tra cui mancanza di carburante, blackout ed interruzioni delle comunicazioni continue, rendono impossibile qualsiasi aiuto ed azione umanitaria. Inoltre e soprattutto, non c’è nè abbastanza cibo, nè abbastanza acqua per tutti. Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus ha affermato che “il sistema sanitario è in ginocchio e vicino al collasso“. I civili continuano ad essere attaccati senza sosta, senza un posto sicuro, tutto il territorio è pericoloso. Intanto nel giorno di Natale, si registra una delle notti più violente e sanguinose dall’inizio della guerra. Un paradosso tutt’altro che divertente che sottolinea quanto la situazione stia completamente sfuggendo alle organizzazioni internazionali. Gaza ormai non esiste più, quello che vediamo oggi è solo un cimitero a cielo aperto.
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