
L’11 ed il 12 gennaio sono stati due giorni importantissimi per Israele e la Palestina, due paesi coinvolti in una guerra che ormai va avanti da più di 100 giorni, ma che in realtà esiste da anni. Israele ha dovuto presentarsi davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia con l’accusa di genocidio ai danni dei palestinesi a Gaza, da parte del Sudafrica. La Corte Internazionale di Giustizia è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite (ONU) e trova la sua sede nel palazzo della Pace all’Aia, nei Paesi Bassi. Chiarito ciò, se le accuse risultassero concrete, Israele violerebbe la Convenzione sul genocidio del 1948, di cui anche lui è firmatario.
Da una parte figura il Sudafrica che ha subito decenni di apartheid. Dall’altra Israele, con gente perseguitata per anni in quello che oggi tutti ricordano come Olocausto. Com’è possibile che allora solo il primo abbia imparato dalla propria storia? Israele in questo mondo sta letteralmente praticando una “pulizia etnica“. Basti pensare al piano profughi che aveva proposto l’estrema destra israeliana, bocciato persino dal grande partner americano. Eppure Israele nega, respinge le accuse e le definisce “completamente distorte”.
La corte che ha deliberato sul processo è composta da 15 magistrati, tra cui due designati da entrambi i paesi, uno dall’accusa e l’altro dalla difesa. Il Sudafrica ha scelto l’ex giudice costituzionale Dikgang Moseneke, Israele ha scelto invece Ahron Barak, storico giudice sopravvissuto all’Olocausto.
A completare il team dei due paesi, oltre ai due giudici scelti, vi sono avvocati e tutte le figure necessarie in un processo. Dalla parte israeliana c’è anche il britannico Malcolm Shaw, esperto di diritto internazionale e diritti umani, dalla parte sudafricana invece c’è l’irlandese Blinne Ní Ghrálaigh, specializzato anche lui nelle stesse materie. Ma tornando al processo, l’obiettivo a breve termine del Sudafrica è quello di ottenere una sentenza provvisoria che richieda ad Israele un’interruzione duratura dei bombardamenti a Gaza. Una sentenza provvisoria per un “cessate il fuoco” potrebbe essere una soluzione accolta positivamente dalla Corte e realmente fattibile in qualche settimana.
Ritornando ai due giorni del processo, il Sudafrica ha portato come accusa prove relative all’enorme portata della distruzione della Striscia di Gaza e dell’impatto sulla popolazione civile. Ad esempio il mancato accesso all’acqua, al cibo e alle cure mediche. L’altra tipologia di prove riguarda dei documenti che provano come i funzionari israeliani abbiano un’intenzione vera e propria di distruggere la striscia di Gaza. Anche le dichiarazioni dell’esercito israeliano degli ultimi mesi, confermano questa reale intenzione di distruzione. Gli avvocati del Sudafrica hanno alzato un punto su come Israele non possa più parlare di autodifesa, in quanto non esiste autodifesa in un territorio che ha letteralmente occupato.
Dal 7 ottobre Israele ha il pieno controllo aereo e di terra sul territorio della striscia, quindi secondo il Sudafrica non ha alcun diritto di appellarsi giuridicamente al diritto di autodifesa. Quest’ultimo, tra l’altro, non è assolutamente valido in un contesto di genocidio come questo. Gli avvocati sudafricani hanno poi sostenuto che sempre più dichiarazioni dei funzionari politici sottolineavano che “non esistono innocenti a Gaza“. La Corte potrebbe non definirlo genocidio, ma potrebbe comunque concordare per la sospensione degli attacchi da parte dell’esercito israeliano.
Sono più di 3 mesi che Israele bombarda ininterrottamente la striscia di Gaza e questo ha portato il numero di vittime a salire oltre i 23.000. Di questo numero, solo 10.000 sono bambini, 1000 sono stati mutilati, 370 scuole sono state distrutte, 94 ospedali e strutture sanitarie ed il 70% delle case a Gaza. Israele dice che sta “facendo di tutto” per minimizzare le vittime, ma i numeri ed i fatti parlano ed Israele non sta facendo niente se non continuare a seminare il terrore. Israele dovrà rispondere a documenti ben dettagliati dove vi sono esempi di “incitamento diretto e pubblico a commettere un genocidio da parte di funzionari statali israeliani”. Tra questi esempi vi sono minacce come rendere Gaza inabitabile e definire i palestinesi come “animali umani”.
Tornando nuovamente al processo, il secondo giorno si apre con Israele che afferma che le accuse del Sudafrica sono “accuse distorte”. In più ha sostenuto che queste accuse non rispecchiano la realtà di ciò che sta succedendo realmente a Gaza. Tal Becker, consulente legale del ministero degli esteri d’Israele, ha sostenuto che “il Sudafrica ha presentato un quadro fattuale e giuridico completamente distorto”. Il governo israeliano ha definito il caso infondato dicendo che stanno solo esercitando il loro diritto di autodifesa. Riguardo le dichiarazioni dei funzionari israeliani, le hanno definite come “rabbia a seguito dell’attacco di Hamas” e niente di più.
Israele inoltre continua ad attaccare Hamas ed a sostenere che è il gruppo terroristico palestinese l’artefice di tutto ciò che sta succedendo. Il primo ministro Benjamin Netanyahu afferma che non sono loro a commettere un genocidio, ma Hamas e che continueranno la loro guerra di autodifesa.
Essendo un processo urgente che richiede principalmente una sentenza provvisoria, la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia potrebbe presentarsi con una risposta in tempi molto brevi. Le sentenze della Corte, anche se provvisorie, sono del tutto vincolanti per gli stati alle quali vengono imposte. Nonostante ciò, non vi sono gli strumenti necessari per far sì che queste sentenze vengano rispettate in tutto e per tutto.
La Corte di Giustizia ha già adottato delle sentenze provvisorie nei confronti di altri stati, come ad esempio il caso della Russia e dell’Ucraina, dove veniva richiesta l’immediata cessazione delle operazioni militari rivolta a Mosca. Oppure il caso della Gambia contro Myanmar, accusato per il trattamento della minoranza musulmana dei Rohyngia. Ma in nessuna di queste vicende le sentenze sono state messe in atto. Quindi il processo potrebbe rimanere del tutto simbolico, ma anche magari aprire gli occhi agli altri stati.
Intanto il Cile, casa della maggior parte della popolazione palestinese al di fuori del mondo arabo, denuncerà Israele alla Corte Penale Internazionale. Regno Unito e Stati Uniti si sono schierati contro le accuse fatte ad Israele sostenendo che “Israele stia combattendo Hamas, non i palestinesi, nella piena conformità con la legge internazionale”. Mentre il Ministro degli Esteri italiano Tajani ha commentato dicendo: “Il genocidio è un’altra cosa. Non condividiamo gli attacchi alla popolazione, continuiamo ad invitare Israele a non superare i limiti della giusta reazione per sconfiggere Hamas”.
Infine Israele e Palestina sono stati invitati al Consiglio affari esteri dell’UE previsto per il 22 gennaio. L’alto rappresentate per gli Esteri dell’Unione Europea, Josep Borrell, ha dato l’annuncio sostenendo che è fondamentale ed urgente che l’Europa sia coinvolta nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese.
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