
L’inchiesta giornalistica di +972, Local Call e The Guardian ha svelato un ulteriore crimine di Gerusalemme. Da quanto è emerso dalle interviste con ex membri dell’intelligence, Israele spia la CPI (Corte Penale Internazionale) da 9 anni. Lo scopo sarebbe alquanto ovvio: contrastare, rallentare e insabbiare l’indagine su crimini di guerra a Gaza.
Risale a qualche settimana fa la notizia che il procuratore capo della Corte penale internazionale (CPI) aveva annunciato che stava cercando di ottenere mandati di arresto contro i leader israeliani e di Hamas. In quell’occasione, aveva affermato: “Insisto che tutti i tentativi di ostacolare, intimidire o impropriamente influenzare i funzionari di questa corte devono cessare immediatamente”. Tuttavia, fino ad ora, non era evidente a quali tentativi facesse riferimento, né tantomeno da chi fossero eseguiti.
Ora, grazie all’inchiesta menzionata, è venuto alla luce che questi tentativi si riferiscono alla lunghissima storia che ha coinvolto il Mossad, l’intelligence del governo israeliano. Alla luce di ciò, si è venuti a conoscenza che Netanyahu fosse già a conoscenza del fatto che Khan voleva emettere mandati di arresto contro gli israeliani. Tuttavia, era sotto “tremenda pressione da parte degli Stati Uniti”, secondo una fonte familiare con i suoi contenuti. L’indagine è partita da alcune interviste con più di 25 tra ufficiali dell’intelligence e funzionari governativi israeliani, figure di alto livello della CPI, diplomatici e avvocati che hanno familiarità con il caso della CPI.
In effetti, la CPI sta lavorando a questo caso da quasi un decennio. I funzionari israeliani temono la possibilità che si concretizzino dei mandati di arresto. Ciò implicherebbe per loro il non potersi recare in uno dei 124 stati membri della corte, rischio l’arresto. Così, Israele, attuando un comportamento che avallasse completamente il senso della Corte, ha deciso di prendere in considerazione una controffensiva contro la CPI “come una guerra che doveva essere combattuta, e contro la quale Israele doveva essere difeso.” Questa guerra è iniziata nel 2015. La Palestina è entrata a far parte della corte, dopo il riconoscimento come Stato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Da allora, in modo continuativo, Israele spia la CPI. Già il procuratore precedente dell’CPI, Fatou Besounda, era stato allertato attraverso canali diplomatici che Israele stava monitorando il suo lavoro. Oltre a ciò, era stato informato di minacce contro un’importante ONG palestinese, Al-Haq, che era uno dei numerosi gruppi per i diritti umani partecipanti all’inchiesta della CPI. Israele era ben consapevole di quanto accadesse. Proprio per questo, ha deciso di designare l’organizzazione come “gruppo terroristico”. Così, le ONG coinvolte nei dossier della Corte finivano per essere quelle più attaccate. Ne segue che buona parte delle azioni di Israele degli ultimi dieci anni si basavano sulle loro intercettazioni. “Non ha nulla a che fare con Hamas, non ha nulla a che fare con la stabilità in Cisgiordania”, ha detto una fonte militare della sorveglianza della CPI. Un altro ha aggiunto: “Abbiamo usato le nostre risorse per spiare Fatou Bensouda – questo non è qualcosa di legittimo da fare come intelligence militare.”
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