
Cresce il dissenso per Netanyahu. Il 3 aprile le famiglie Israeliane degli ostaggi di Hamas hanno interrotto una seduta della Knesset a Gerusalemme dopo aver protestato davanti allo stesso per tre giorni consecutivi.
Netanyahu dovrebbe essere processato per tutti i crimini di guerra che ha compiuto ed invece è ancora seduto sulla sua comoda poltrona di Primo Ministro. Ora il suo consenso scende. Gli israeliani, sebbene siano il popolo che questa guerra la sta vincendo, sono comunque stanchi della sopraffazione che il loro Paese esercita ai danni della Palestina. Infatti possiamo notare come l’iniziale richiesta dei manifestanti, qualche mese fa, fosse solo quella di riportare i propri ostaggi a casa. Quindi restando in linea alle (il)logiche di guerra.
Oggi non è più così, qualcosa si sta smuovendo e queste centinaia di attivisti israeliani ce lo dimostrano. Oggi si chiede di fermare la guerra e le elezioni anticipate per mandare a casa Netanyahu. A dimostrarci che neanche i “vincenti” reggono più questa situazione.
Le proteste da parte degli israeliani contro Netanyahu non finiscono qui, pare infatti che diversi manifestanti siano riusciti ad insediarsi nei pressi della residenza del Primo ministro. A tal proposito sono girati sul web diversi video che raffigurano la violenta repressione dei servizi di sicurezza israeliani.
C’è bisogno che la guerra dei forti sui deboli cessi, il prima possibile. Sono più di ventimila i bambini nella Striscia di Gaza rimasti orfani e più di dodicimila i bambini uccisi, i morti tra gli adulti superano i trentamila, questa situazione non può continuare. C’è bisogno che la Palestina riesca ad autodeterminarsi come Paese e che sua autodeterminazione non assomigli a quelle finora avvenute, ma che inizi ad un nuovo modo di pensare.
La sola forza della resistenza palestinese e la speranza che questi manifestanti israeliani non si arrendano non bastano servirà anche solidarietà da tutti quei Paesi che ancora oggi sono complici di Israele. Ѐ ora anche per i governi più scettici a riguardo di smettere di inviare sostegno pubblico ed armi ad Israele.
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