
Una vera e propria catena del contagio che sembra non arrestarsi mai. Questo è quanto è stato registrato dall’Istituto Superiore di Sanità sulle malattie sessuali e, in particolare, sul virus dell’HIV, che ha fotografato nella regione Campania una realtà amara, frutto di un’incidenza dei casi di positività nettamente superiore alla media nazionale. Il bilancio è infatti piuttosto preoccupante: ogni 100.000 residenti si rilevano circa 4,0 casi. In un simile quadro, a destare particolari preoccupazioni è l’età media dei positivi – pari a 37 anni. Un triste primato, che conferma un trend che affonda le proprie radici anni addietro: già nel 2023, infatti, con ben 228 nuove diagnosi di infezione da HIV, la Campania si collocò al quarto posto per numero di casi, immediatamente dopo la Lombardia, il Lazio e l’Emilia-Romagna.
Insomma, un contesto che suscita non pochi interrogativi e campanelli d’allarme, anche alla luce della significativa mobilità assistenziale che caratterizza da anni il territorio campano. Infatti, il fenomeno dell’indiscutibile “esportazione” dei residenti verso altre regioni italiane per assicurarsi l’accesso ai servizi di cura 1 è un risultato emblematico di un sistema sanitario ormai in ginocchio. Risulta, dunque, sempre più necessario il rafforzamento dell’organizzazione e della struttura dei servizi regionali per la diagnosi e la gestione delle infezioni da HIV.
Di sicuro, l’OMS – acronimo di “Organizzazione Mondiale della Sanità” – non è certo rimasta indifferente di fronte a simili criticità. Non a caso, al fine di contenere la diffusione dell’epidemia di AIDS entro il 2030, ha previsto l’impiego di una serie di misure volte non soltanto a trattare, ma anche e soprattutto a prevenire l’infezione. Certamente, i notevoli progressi scientifici che sinora sono stati messi in campo al fine di contrastare al meglio la diffusione del contagio hanno consentito di passare da un tasso di sopravvivenza piuttosto basso – pari a circa 6-19 mesi – ad una totale cronicizzazione della malattia. Tuttavia, non si può assolutamente cantare vittoria: in un simile quadro si rivela infatti necessaria l’adozione delle formulazioni LA – acronimo di Long Acting – al fine di individuare e di perseguire la più efficace strategia di contrasto al virus.
Senz’altro, notevoli sono stati alcuni passi in avanti condotti recentemente con lo scopo di combattere la diffusione dell’HIV: è dal 1 aprile 2025, infatti, che in Campania è stato rafforzato un modello di Day-Service – approvato con delibera n. 756 del 21 dicembre 2024 – per il trattamento dei casi di positività. Del resto, stando a quanto dichiarato dal Dirigente del Settore Accreditamento Istituzionale – HTA – Ugo Trama, tutti gli sforzi e le energie sono concentrati principalmente sulla riduzione delle tempistiche necessarie per una corretta diagnosi e sulla divulgazione della cultura dell’apposito test.
È fondamentale, infatti, “ampliare l’accesso agli strumenti di prevenzione e cura e il potenziamento delle campagne informative per intercettare l’infezione nelle fasi iniziali, migliorando la prognosi individuale e la salute pubblica”, prosegue Trama. Dunque, i vari obiettivi principali – in linea anche con le normative recentemente implementate – riguardano specialmente la riduzione dei ricoveri inappropriati, un generale consolidamento dell’efficienza e dell’idoneità delle cure e, infine, la proposta di interventi più adatti in ambito ambulatoriale e mirati rispetto alle specifiche esigenze dei pazienti, disponendo per loro una serie di percorsi di cura specializzati.
Al fine di interrompere la catena del contagio, una corretta informazione, un’adeguata conoscenza e lo screening rappresentano senza ombra di dubbio delle tappe fondamentali dalle quali qualunque percorso di prevenzione non può prescindere. Una diagnosi precoce, del resto, non arreca benefici esclusivamente individuali in termini di outcome – ossia in termini di risultato finale – ma, alla luce di un’analisi ad ampio spettro delle conseguenze di una prevenzione mirata, esse sortiscono un impatto decisivo anche a livello sociale, arginando notevolmente il rischio di trasmissione delle malattie sessuali da un soggetto all’altro. A tal proposito, è intervenuto il Presidente del SIMIT Campania – acronimo di “Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali” – Vincenzo Esposito, il quale ha offerto un chiaro ed esaustivo punto della situazione e confermando i fronti sui quali è necessario lavorare sodo.
“In Campania l’HIV rappresenta ancora una sfida sanitaria importante, spesso sottovalutata a causa della scarsa percezione del rischio e del ritardo nella diagnosi. Registriamo un numero significativo di nuove infezioni ogni anno, soprattutto tra i giovani, segno che è necessario rafforzare le attività di prevenzione, l’informazione capillare e l’accesso al test“, ha ribadito il dottor Esposito. Per quanto, infatti, sia stata decisiva l’introduzione della terapia in formulazione instabile a lunga durata d’azione Long Acting – ora prescrivibili in ogni centro della Campania grazie al PACC e che hanno consentito un radicale superamento della scarsa cultura della terapia orale giornaliera – c’è ancora tanto da migliorare e su cui investire.
In ogni caso, è necessario evidenziare come i cosiddetti PACC – acronimo di Percorsi Ambulatoriali Complessi e Coordinati – mirano ad assicurare una presa in carico più efficace e integrata per i pazienti. Si tratta, infatti, di un modello che consente una netta riduzione dei tempi di attesa per diagnosi, superando così la radicale frammentazione dell’assistenza e incentivando le attività di coordinamento tra i vari operatori del sistema sanitario – per quanto, alla luce del loro attuale funzionamento e della loro organizzazione, presentano ancora gravi lacune e mancanze.
E, tra questi limiti, se ne segnala uno fondamentale: l’impossibilità di poter studiare, mediante una sola ricetta, l’infezione e di poter monitorare l’efficienza della terapia attraverso un’attenta valutazione dell’HIV-RNA in tutti i soggetti con infezione da HIV. “Si tratta di un elemento fondamentale soprattutto per valutare l’efficacia della terapia, che altrimenti comporta una presa in carico del paziente con costi aggiuntivi. Per questo motivo, è per noi fondamentale mantenere un dialogo costante con le istituzioni, al fine di garantire un’omogeneità nell’applicazione del modello su tutto il territorio regionale”, ha commentato il Direttore dell’Unità di Malattie Infettive dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli Nicola Coppola.
Ma, alla luce di tutto ciò, come possiamo agire concretamente, nel nostro piccolo, in caso di rapporti a rischio? Come possiamo proteggerci al meglio dal contagio? Sul punto, significative sono state le parole del dottor Esposito, il quale sottolinea l’importanza che il preservativo assume in questo contesto, dal momento che “resta il metodo più efficace per la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili”.
Inoltre, il Presidente del SIMIT Campania ha anche concentrato la propria attenzione sul PrEP – acronimo di “profilassi pre-esposizione” – che, attualmente, “è prescrivibile ed erogabile presso i centri di malattie infettive gratuitamente. Si tratta di una profilassi per via orale da assumere continuativamente, ovvero on demand, nelle immediatezze dell’esposizione a rischio. In prospettiva è già riconosciuta dalla comunità scientifica la possibilità di una PrEP Long Acting, tramite un’iniezione intramuscolo bimestrale. Tale modalità di prevenzione presenta il vantaggio di garantire un’aderenza pressoché totale alla strategia preventiva e di intercettare tramite la somministrazione direttamente osservata anche le popolazioni più difficili da raggiungere ai margini del Servizio sanitario nazionale”.
Ancora, il dottor Esposito ha continuato affermando che, in riferimento alla regione Campania, le malattie sessualmente trasmissibili più diffuse sono certamente la Gonorrea, la Clamidia e la Sifilide. Tuttavia, è bene sottolineare come attualmente risulta essere particolarmente complesso poter fare affidamento su dati univoci, anche a causa della dispersione dei casi in vari ambiti specialistici, anche al di fuori dell’area infettivologica. In ogni caso, il Presidente del SIMIT ha posto l’accento sul ruolo preminente che l’ambulatorio dedicato alle malattie sessualmente trasmissibili attivo nel pronto soccorso del Cotugno riveste non soltanto nel contesto sanitario napoletano, ma campano in generale. Qui è infatti possibile “effettuare gratuitamente in anonimato lo screening oltre che per HIV anche per sifilide ed epatiti. Presso la Regione Campania è attivo un tavolo tecnico dedicato alla prevenzione e diagnosi delle MST che sta valutando l’istituzione di un percorso univoco integrato tra le varie realtà assistenziali regionali”.
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