
È sconcertante quello che emerge dal report Legambiente sul trasporto su binari in Italia. Il nostro Paese è fanalino di coda per chilometraggio di ogni trasporto ferrato (treni, metro e tram), ampiamente al di sotto della media europea. Il tutto a scapito delle grandi città italiane, ormai preda continua dello smog e dell’inquinamento acustico.
È in effetti talvolta impietoso il confronto dei nostri numeri con quelli delle altre nazioni europee. Roma è una delle peggiori città in Europa per binari e metro e rapporto chilometri di binari/abitanti, e i nostri chilometri di metropolitane sull’intero territorio nazionale (256 km) sono paragonabili o persino inferiori a quelli di singole città europee come Madrid (291 km) o Parigi (225 km), e imparagonabili rispetto a quelli dell’intero Regno Unito (680 km) o Germania (656 km).
Anche sulla situazione tramviaria siamo al parossismo: 397 km su tutto il territorio nazionale, contro gli 875 della Francia e i 2.042 della Germania. Per i treni suburbani abbiamo poi circa 740 km contro gli oltre 2000 della Germania. Questa mole di dati, apparentemente muta, ci dice in realtà che le nostre città rimangono preda del trasporto su ruota, favorendo accumulo di smog e polveri sottili nell’aria.
Nell’ambito del PNRR, qualcosa in teoria si sta muovendo. Sono previsti, entro il 2026, un totale di circa 130 progetti, per 21,5 miliardi di euro di investimenti. Attenzione particolare è rivolta al Sud, dove si mira ad accorciare la durata di tratte importanti come Palermo-Catania e Napoli-Bari. Ovviamente, però, siamo in estremo ritardo sulla tabella di marcia. Ad oggi siamo circa al 36% di completamento dei lavori, quando la previsione voleva almeno il 47%. Alla luce di questi dati sconfortanti, molti, come il presidente di Legambiente Stefano Ciafani, si chiedono se investire 11 miliardi di euro nel Ponte sullo Stretto di Messina sia effettivamente utile, a fronte di un investimento irrisorio sulle rotaie che invece diventano sempre più fondamentali in ambito green.
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