
È stata presentata da Laura Boldrini la legge per la giornata delle vittime del colonialismo. Un Giorno della memoria per le vittime africane in Libia, Eritrea, Etiopia e Somalia, nei 70 anni di occupazione coloniale italiana. Secondo le stime dello storico Ian Campbell, che rivede al rialzo quelle di Angelo Del Boca, tali vittime furono circa 700 mila.
La proposta fa discutere prima ancora di essere presentata in Parlamento, alcuni giornali parlano di «accusa contro i nostri nonni». Nell’idea dei firmatari, la giornata del ricordo dovrebbe svolgersi il 19 febbraio, giorno in cui, come rappresaglia per l’attentato dell’allora viceré d’Etiopia.
Che la conciliazione, dei paesi colonizzati e dei colonizzatori, possa essere rimessa in discussione a distanza di centinaia di anni è tristemente evidente. Ad esempio, nell’uso propagandistico di termini che cercano di rinnovare oggi nelle persone comuni, in un contesto storico e culturale completamente mutato, gli odi legati alla colonizzazione europea. Per questo motivo sembra opportuno aggiungere il fatto che la riconciliazione tra i gruppi è una soluzione di compromesso tra obiettivi contrastanti che, non solo ha bisogno di tempo per essere raggiunta, ma necessita anche di continua manutenzione.
Le violenze del colonialismo hanno ombre lunghissime. L’Europa, i conti col colonialismo inizia a farli poco, ora. Il colonialismo si è basato su una deumanizzazione in cui si dava per scontato che, avendo fattezze esteriori diverse, determinate persone non fossero umane.
Se si osserva il commento delle guerre del nostro tempo noteremo che siamo, come europei, così immersi in un egocentrismo preoccupante, conseguenza di un periodo di ricchezze – che di certo non gli proveniva dalle proprie terre.
È altresì da considerare l’esigenza di una giustificazione per i propri crimini, per portare avanti le proprie mire espansionistiche. Per realizzare ciò era necessario che nell’immaginario delle nazioni coloniali, i popoli sottomessi fossero dei selvaggi più vicini al regno animale che a quello umano.
La morbosa ricerca delle differenze collegata all’alterità delle popolazioni colonizzate, può essere letta anche come una forma di conferma della normalità. Una strategia per definire l’identità nazionale tramite la riunione di nazioni eterogenee nell’atto collettivo dello sguardo del diverso, dell’altro, del subordinato.
Fino agli anni ’50 sono esistiti gli zoo umani, esposizioni in cui le persone ritenute diverse per il loro fisico o la loro etnia venivano messe in mostra. A partire dal XIX sec, assieme ad animali stravaganti ed esotici si cominciano ad esporre anche uomini e donne provenienti da terre lontane. Fu il triste spettacolo della differenza, la prova tangibile che esisteva un’altra umanità.
Una risoluzione efficace del conflitto, chiede necessariamente di affrontare i processi simbolici ed emozionali che influenzano il modo in cui controversie tangibili vengono percepite e il modo in cui esse sono messe in gioco politicamente. In questo discorso rientra la narrazione della guerra alle generazioni. In una situazione in cui la guerra si trasforma, da racconto interpersonale di un’esperienza concreta, a una narrazione istituzionale, basata su un apprendimento della storia.
La comprensione dei processi e delle finalità della riconciliazione si basa sull’approfondimento del ruolo della costruzione sociale di percorsi a memorie collettive conflittuali o pacifiche delle relazioni con gli ex nemici.
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