
L’Associazione Officina Volturno, con i giovani cronisti di Magazine Informare, ha deciso di aprire le porte della sua redazione al giornalista Italo Bocchino, tra le principali voci di centrodestra nel Paese. Una visita necessaria per approfondire il successo europeo del pensiero conservatore, oltre che un modo per ritornare sui territori che hanno lanciato il giornalista ex parlamentare. D’altronde Bocchino ben conosce l’impegno attivista del fondatore di Officina Volturno, Tommaso Morlando, che ha tenuto ad omaggiare nell’introduzione al suo discorso. «Tommaso non lo fermavi, andava molto più forte di me. Quello che ha creato è fantastico, è riuscito a mettere insieme tanti giovani capaci che hanno scelto la strada della legalità, dell’informazione e della libertà. Sono davvero felicissimo di essere qui e ringrazio Tommaso per ciò che è riuscito a creare».
Un’attestazione di stima e rispetto che ha aperto il dibattito ad un sano confronto, particolare non scontato in questi tempi. Abbiamo esternato sui nostri canali la sorpresa delle critiche mosse per la visita di Bocchino, intervenuto in redazione per presentare la sua ultima pubblicazione “Perché l’Italia è di Destra”. Come già ribadito, troviamo indegna la censura verso chi non è allineato alle idee della maggioranza o della maggior parte dei lettori. Informare è stato e sarà un baluardo posto a tutela del pensiero divergente, restando convinti che la libertà di opinione ed espressione sia una delle vittorie più importanti nella storia dell’umanità. Ringraziamo il collega Italo Bocchino per le belle parole espresse verso al nostra realtà e il fondatore di Informare, sicuri di aver offerto un dibattito interessante di cui in basso troverete un resoconto.
di Antonio Casaccio
Sotto la guida di Giorgia Meloni la coalizione di centrodestra è ormai saldamente al governo dal 2022, con Fratelli d’Italia, il maggior partito della coalizione che si attesta nei sondaggi al 30%. Un risultato storico per la destra italiana che ha stravolto completamente lo scenario politico, affidando a Meloni la leadership della coalizione orfana del suo creatore Silvio Berlusconi. Comprendere come Fratelli d’Italia abbia sbaragliato la concorrenza e riformulato gli equilibri nel centrodestra, è un compito difficile. Per giungere ad una giusta conclusione occorre distaccarsi dalle ideologie ed analizzare con razionalità i fatti.
Per ricostruire i mutamenti e le ragioni storiche che determinano la stagione migliore per la destra italiana, ci siamo affidati ad un confronto con Italo Bocchino. Direttore editoriale del “Secolo d’Italia”, già deputato per quattro legislature, Bocchino rappresenta uno dei volti del giornalismo militante di destra. Il suo percorso di formazione politica lo ha portato ad essere protagonista delle maggiori stagioni della destra: dal MSI, passando per AN sino al PDL con Berlusconi. Il suo occhio critico e la sua conoscenza lo affermano come uno dei massimi conoscitori della destra italiana. La sua ultima pubblicazione “Perché l’Italia è di destra”, va proprio in questa direzione.
«Ho scritto questo libro perché c’era uno spazio vuoto e difatti il mercato ha risposto bene alla sua pubblicazione. L’Italia è di destra per tre casi e lo evidenzia in tre ragioni che dimostrano che il popolo italiano è: conservatore, tradizionalista e cattolico. Queste caratteristiche del popolo italiano lo portano, nei momenti cruciali, a votare la destra» spiega Italo Bocchino, ospite nella redazione di Informare a Castel Volturno.
«Nel libro faccio riferimento alle tre elezioni centrali della storia Repubblicana: nel ’48, con la nascita della Repubblica; il primo governo Berlusconi nel ‘94 e concludendo con le elezioni del 2022 con la fine della parabola del berlusconismo. In tutte e tre le occasioni gli elettori hanno scelto il partito che potesse battere la sinistra», continua il Direttore del “Secolo d’Italia”.
«Nel 1994 scelsero la Democrazia Cristina con Alcide De Gasperi, che riuscì a capitalizzare l’elettorato conservatore. Stesso scenario si ripetette nel 1994 dopo il caso Tangentopoli e la caduta della prima Repubblica con l’ascesa di Silvio Berlusconi ai danni dei comunisti, guidati da Achille Occhetto. Terminata l’epoca Berlusconi, la sinistra ci riprova con il volto di Enrico Letta, simbolo della tecnocrazia e la destra tira fuori Giorgia Meloni sbalordendo le aspettative, riportando il paese a destra. L’elettorato in tutti i momenti più difficili della storia del paese ha votato a destra, confermando la sua natura». Italo Bocchino spiega così le ragioni storiche che hanno portato all’affermazione di Giorgia Meloni come volto unitario del centrodestra.

La vittoria del centrodestra passa per la sconfitta della sinistra e delle sue battaglie principali, che ne hanno determinato una forte regressione nei consensi. «La sinistra ha commesso l’errore di abbracciare delle battaglie che fanno arrabbiare il popolo. Caduto “il Muro di Berlino” è venuto meno il modello proposto dalla sinistra che ha deciso di lanciarsi su altre bandiere, affidandosi a globalizzazione, immigrazione e diritti civili. La prima, scelto come tema per giustificare la scomparsa degli stati nazionali, dando vita al mondialismo, un modello che puntava a far scomparire le tradizioni. Con il passare del tempo la popolazione si è resa conto dei danni apportati da questo modello. Proprio il blocco di riferimento della sinistra, gli operai, si sono ribellati; dagli ultimi dati delle elezioni europee, osserviamo che il 39% ha votato Fratelli d’Italia e solo il 19% il Partito Democratico» afferma Bocchino.
Sui fenomeni migratori è chiara la visione dell’ex parlamentare che analizza così la questione: «Sul tema dell’immigrazione la sinistra ha proposto la tesi di accogliere tutti in modo incondizionato. Partendo dalla consapevolezza che l’immigrazione serve al nostro paese e che gli immigrati hanno talvolta contribuito a cambiare in modo positivo i paesi, non possiamo accogliere tutti in modo indiscriminato. Il punto sta nella capacità di accogliere nel modo corretto, facendolo con i numeri giusti per non creare disagi sociali. La sinistra vuole accogliere tutti in modo indiscriminato per smantellare il nostro modello di famiglia, ed imporne uno diverso. I fenomeni migratori spaventano le fasce sociali più deboli, coloro i quali hanno meno garanzie di sicurezza» termina il direttore del Secolo d’Italia.
La questione dei diritti civili da tempo detiene una rilevante posizione del dibattito politico nostrano, diventando una delle battaglie principali della sinistra. «Ai diritti civili, ho dedicato un capitolo del mio libro – afferma Bocchino – Sono personalmente convinto che gli appartenenti alla comunità LGBTQ+ debbano avere tre volte i diritti di una persona etero. Detto ciò, non possiamo tollerare una dittatura delle minoranze, pensando che l’1,6% della popolazione possa costringere o modificare le abitudini di vita della maggioranza».
Durante l’incontro nella nostra redazione, il Direttore del “Secolo d’Italia” si è lasciato andare ad un dibattito con i giovani cronisti di Informare, che gli hanno posto domande sull’attualità e sulla sua ultima pubblicazione.
Cosa pensa dei venti di guerra che si affacciano in Europa e del momento geopolitico?
«Questo momento è difficile quanto inevitabile, ci si era convinti di poter vivere per sempre in pace, ma bisogna ammettere che le guerre per i territori ci sono sempre state e continueranno ad esserci. Dobbiamo comprendere che si potrà ottenere la pace solo con gli armamenti, utilizzati come deterrenza. L’Europa deve comprendere che è terminato il tempo nel quale gli Stati Uniti sotto l’ombrello della NATO provvedevano alle spese militari, serve la giusta autonomia al riguardo. Il vero nemico di Donald Trump è la Cina, per questo utilizzerà tutte le strategie necessarie per raggiungere la pace tra la Russia e l’Ucraina, per sottrare Vladimir Putin dall’attrazione cinese. Noi europei dobbiamo porci il problema degli armamenti, siamo un gigante che ha bisogno di risvegliarsi».
Cosa pensa della possibilità di ripristinare le centrali nucleari in Italia?
«Penso sia stato un gravissimo errore non ripristinare il nucleare, sia in termini di costo dell’energia che di competitività sul mercato. Le nostre aziende devono concorrere, ad esempio, con le aziende francesi che hanno costi energetici pari alla metà. In più abbiamo i rischi derivanti dal fatto che la Slovenia e la Francia hanno centrali nucleari proprio sul nostro confine. Ad oggi rischi non esistono, perché la nuova sperimentazione sul moderno nucleare non produce più scorie. Dobbiamo quindi passare al nucleare, trovando un’intesa con Francia e Inghilterra per quello militare come deterrente per l’intera Europa».
Nei prossimi anni la destra italiana riuscirà ad abbracciare le grandi riforme come eutanasia e legalizzazione delle droghe leggere?
«Il conservatorismo è il freno agli eccessi del progressismo. Il conservatore è colui che riflette in modo razionale evitando il cambiamento a tutti i costi. Personalmente sono aperto al tema dell’eutanasia, e sono convinto che piano piano tutti faranno dei passi in avanti. Mentre sulla droga sono fermamente contrario e credo sia necessario educare i giovani a tenersene distanti. Con il tempo è necessario trovare il corretto equilibrio su questi temi, rendendoli troppo accessibili rischiamo l’effetto contrario».
Cosa pensa della situazione emergenziale dei Campi flegrei in relazione agli ultimi episodi di bradisismo?
«Dopo un breve colloquio con il Ministro alla Protezione Civile posso dire di essere preoccupato. La politica ha fatto scelte terribili e ad oggi abbiamo 30mila persone immediatamente in pericolo e 400mila interessate. Non ci sono le corrette vie di fuga, la situazione è molto allarmante, il piano che si è ritrovato il governo di destra è completamente scellerato, con una ripartizione degli sfollati da rivedere. La situazione è complessa, ma la responsabilità è del nostro popolo, solo la follia può portare a costruire su un vulcano attivo di quella capacità».
Ph. Angelo Marra
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