
Il giorno dopo è ancora più bello. Jannik Sinner ha scritto un’altra pagina di storia del tennis italiano. Anzi, faremmo meglio a dire dello sport del nostro paese in generale. L’impresa di Melbourne ha dell’incredibile: in primis perché costruita in rimonta, sotto di due set a zero, proprio come Rafael Nadal nel 2022 sulla stessa superficie dello slam australiano e sempre contro Daniil Medvedev; poi perché ottenuta dopo quasi 48 anni dall’ultimo successo di un italiano in uno dei quattro tornei più importanti dell’anno (Adriano Panatta al Roland Garros nel 1976). Non basteranno articoli di giornale e programmi radiofonici o televisivi per descrivere quanto realizzato dal 22enne altoatesino, strappato all’altro sport nobile dello sci, accostato al tennis all’età di tredici anni, “in ritardo” rispetto alla nuova generazione di prodigi tennistici, come Carlos Alcaraz o Holger Rune. Ma Jannik ce l’ha fatta lo stesso: non parliamo esclusivamente della vittoria prestigiosa degli Australian Open, ma del fatto che è riuscito a fare breccia negli animi e nei cuori degli italiani, ad unirli da Nord a Sud nel segno delle sue gesta, come soltanto il calcio aveva fatto in passato. Sinner è ora diventato il volto al vertice dello sport italiano.
Chi conosce almeno un po’ di storia di questo sport lo sa bene. Quando un tennista riesce a mettere a segno l’ultimo punto che lo separa dalla sua prima importante impresa, il corpo reagisce quasi in automatico: i muscoli sembrano avvertire immediatamente una sensazione di sollievo e l’atleta finisce per distendersi a terra, con le braccia aperte e lo sguardo rivolto al cielo. Il sogno di ogni giovane che inizia ad avvicinarsi al tennis è vincere almeno una volta un torneo slam, ascrivibile dunque alla categoria “successo prestigioso”. Campioni come Novak Djokovic (10 Australian Open vinti), Roger Federer o Rafael Nadal ci avevano quasi fatto l’abitudine, ma anche i loro primi titoli slam furono festeggiati con questa azione spontanea, la stessa di Jannik ieri sul cemento australiano. Poi dipende sempre dalle aspettative del tennista. Dodici mesi fa in pochi immaginavano che il ragazzo di San Candido potesse vincerne uno in così poco tempo e le vittorie in successione agli Atp di Toronto, Pechino e Vienna venivano accreditate da alcuni critici come punti di massimo arrivo della sua carriera. Ma in realtà Sinner lo sapeva, sapeva già allora che quei successi avrebbero costituito soltanto il trampolino di lancio per quello che sarebbe accaduto ieri. Jannik non si era lasciato andare a terra nemmeno al 1000 canadese, aspettando la sua prima vera impresa.
“Sinner re del tennis” titola questa mattina La Gazzetta dello Sport per celebrare la vittoria dell’italiano. A proposito di re, c’è un quadro di periodo umanistico che incarna i valori della corrente che metteva l’uomo al centro del mondo, allo stesso livello, se non un gradino sopra, rispetto alla corona. Parliamo de Las Meninas di Diego Velázquez, datato 1656, nel quale l’artista dipinge egli stesso e altre persone, tra cui il re e la regina. Nell’opera, il capo del pittore posizionato più in alto di tutti gli altri, compresi quelli dei regnanti, rappresenta l’ascesa dell’essere umano in un contesto fino a quel momento segnato da poteri mistico-religiosi di derivazione trascendente, l’uomo con la stessa importanza o addirittura al di sopra di colui che regna. Se provassimo ad immaginare lo stesso quadro dedicato al mondo del tennis e raffigurante i principali atleti odierni (il lettore e l’artista perdoneranno il banalissimo paragone), Sinner prenderebbe il posto di Velázquez, non ancora re come Djokovic o Nadal (non cito Federer in quanto ritirato), ma in questo momento superiore.
E allora grazie Jannik, per tutto ciò che hai regalato agli italiani, amanti o meno del tennis, negli ultimi mesi. Quando uno sportivo “costringe” una buona fetta della popolazione a preparare sveglia e colazione presto per seguirti, riuscendo a legare le speranze delle persone verso un unico punto, è quello il primo risultato, la prima vittoria di cui andar fiero. Grazie perché emozioni del genere all’Italia intera solo il calcio ha fatto provare prima. Grazie perché non hai mollato ieri, e ci hai creduto. Oggi si parla di te ai bar e ai caffè, e gli editori dei principali quotidiani sportivi sorridono viste le vendite schizzate alle stelle per conservare negli archivi delle case la prima pagina dell’impresa in Australia. Ora sei tu il massimo rappresentante dello sport italiano. Il nostro paese non poteva richiedere un talento ma, soprattutto, una persona migliore. Noi ci avevamo sempre creduto.
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