
Tra le meravigliose realtà che Informare ha incontrato nel suo lavoro negli USA, spicca di certo l’Ordine Sons and Daughters of Italy e dell’omonima fondazione annessa, con la quale è nata una bella sinergia. Nato nel cuore della Little Italy di New York il 22 giugno 1905, l’Ordine Sons and Daughters of Italy in America (OSDIA) è oggi la più antica e grande organizzazione nazionale per uomini e donne di origine italiana negli Stati Uniti. Fondato dal medico siciliano Vincenzo Sellaro, l’Ordine nacque come società di mutuo soccorso per sostenere i connazionali nell’integrazione e nell’accesso ai servizi essenziali, come la sanità e l’istruzione.
Oggi, con oltre 600mila membri e sostenitori e più di 650 logge attive in tutti gli Stati Uniti, l’OSDIA continua a promuovere la cultura italiana, offrire borse di studio, sostenere cause benefiche e difendere l’identità italoamericana attraverso la sua Commissione per la Giustizia Sociale. La sua mission include l’incoraggiamento allo studio della lingua e cultura italiana nelle scuole e università americane, la preservazione delle tradizioni, della cultura, della storia e del patrimonio italoamericano, e la promozione di relazioni culturali più strette tra gli Stati Uniti e Italia. Attraverso la sua rete di logge locali, l’Ordine organizza eventi culturali, festival, programmi educativi e attività filantropiche, rafforzando il senso di comunità e l’orgoglio delle proprie radici. Con oltre un secolo di storia, l’OSDIA rappresenta un ponte vivo tra passato e futuro, tra Italia e America, tra memoria e azione.
A raccontarci questa lunga storia di impegno e orgoglio è Joseph Sciame, figura storica dell’organizzazione, già presidente nazionale e attuale voce autorevole del legame profondo tra Italia e America. Nella sua testimonianza si intrecciano famiglia, fede, senso civico e un’eredità che continua a parlare al futuro. Dall’incontro con la premier Giorgia Meloni al rapporto con la famiglia Berlusconi, Joseph ha vissuto le fasi che hanno sostanziato la forza economica attuale dei due paesi. Anche OSDIA ha un giornale molto seguito lì negli Stati Uniti e il nostro incontro ha gettato le basi per una futura collaborazione tra l’organo di stampa dell’Ordine e il nostro amato Informare.
«Sono nato a Brooklyn, qui a New York. I miei genitori sono nati entrambi nel 1913 a New York City, ma tutti e quattro i miei nonni provenivano dalla Sicilia. I genitori di mia madre erano originari di Palazzo Adriano, nella provincia di Palermo, mentre la famiglia di mio padre veniva da Sambuca di Sicilia, in provincia di Agrigento, molto vicino a Sciacca. I miei nonni arrivarono in America nel 1904 o 1905».
«La Sons of Italy Foundation è il braccio operativo dell’Order Sons and Daughter of Italy, la più grande organizzazione italoamericana nazionale. Contiamo oggi 30mila membri e 100mila affiliati familiari in tutti gli Stati Uniti. Sono entrato a far parte dell’organizzazione nel 1968 grazie a mio zio. Nel 1993 sono stato eletto presidente della Grand Lodge di New York e nel 2003 presidente nazionale della Sons of Italy. Poi ho ricoperto anche la carica di presidente della Conference of Presidents of Major Italian-American Organizations».
«Sono stato nominato Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, successivamente promosso a Ufficiale e infine a Commendatore. Inoltre, nel 2000 sono stato insignito dal Principe Vittorio Emanuele di Savoia del titolo di Cavaliere nell’Ordine di Savoia e poi Cavaliere di Gran Croce sia nell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro sia nell’Ordine di Santo Sepolcro».
«Rispetto, soprattutto. Da piccolo ho assistito ai funerali familiari, alle comunioni, ai compleanni, ai matrimoni: la famiglia era tutto. E poi, la parola data. Non promettevamo nulla che non potessimo mantenere. Le festività si trascorrevano sempre insieme. Ancora oggi vedo i miei cugini di primo e secondo grado e molti mi considerano un patriarca, perché ho buona memoria di tutto ciò».
«Per me è ancora motivo di entusiasmo, ma noto che i giovani non hanno lo stesso “fuoco”. Non lottano per ciò che meritano, come la difesa del “Columbus Day” (commemorazione del giorno dell’arrivo del navigatore Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo, il 12 ottobre 1492). Noi celebriamo quella scoperta da oltre cento anni e credo che meriti di essere ricordata».
«Lo scorso mese abbiamo assegnato 200mila dollari in borse di studio a 18 studenti selezionati tra 500 candidati. Promuoviamo anche la beneficenza: aiutiamo la Cooley’s Anemia Foundation per la talassemia, la Doug Flutie Foundation per l’autismo, il Garibaldi Meucci Museum a Staten Island e l’Alzheimer’s Association».
«Ho fatto 10 viaggi in Italia dal 1971. In Sicilia ho organizzato un corteo con 100 persone nel 2004. Ho incontrato il sindaco del paese dei miei nonni, Frizzi, che mi ha definito ‘un uomo gentile’. Sono stato anche in Lombardia, e la Fondazione ha onorato la Regione Sicilia nel 2024».
«Sono molto buoni. Conosco l’ambasciatrice Zappia e il console generale Di Michele. Ho incontrato Giorgia Meloni informalmente a New York due anni fa, molto cordiale. Ho anche conosciuto Silvio Berlusconi perché sua figlia Eleonora ha studiato alla St. John University, di cui ero parte: l’ho seguita per quattro anni ed è stato sempre molto riconoscente».
«Essere fieri delle proprie origini è importante, ma non basta. Occorre agire: unirsi alle associazioni, fare beneficenza, promuovere l’istruzione, vivere con integrità. Questo mi è stato insegnato dalla mia famiglia, e spero che questo sia il mio lascito: aver sempre fatto tutto con rispetto ed ascolto del prossimo».
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