
Quando Kennedy e Khrushchev hanno evitato una guerra nucleare in piena conflitto tra i due blocchi, il mondo era ben altra cosa di quella di oggi. Probabilmente esisteva una diplomazia più forte e incisiva, forse gli uomini possedevano ancora chiaro quel ricordo di morte della seconda guerra mondiale. Ma la guerra fu evitata, non senza complicazioni. Oggi che Kennedy e Khrushchev non esistono più, dove andremo a finire?
In un periodo storico in cui Putin ha cambiato linguaggio nei confronti del conflitto in Ucraina, parlando di “guerra” e non pù – soltanto – di una “missione speciale”, anche l’Europa sta iniziando a cambiare la sua comunicazione rilanciando sull’ipotesi del conflitto contro la Russia.
Situazioni tese ampiamente riesplose dopo l’ultimo attacco terroristico a Mosca, rivendicato dall’Isis. Non un colpo di scena, poiché a quanto pare delle soffiate americane ci sono state. Evidentemente, però, queste allerte terrorismo hanno incontrato la diffidenza dell’intelligence russa.
Gaza è ancora attaccata e quello con Netanyau è un altro gioco al massacro. Insomma, la parola “guerra” oggi non fa più paura ai nostri governanti: si ha la sensazione di sentirla invocare, come in un folle sabba sulla spiaggia. E da come si stia comportando la diplomazia, tutto sembra assumere aspetti ancora più lugubri. Eppure, in passato, i due protagonisti mondiali Usa e Russia, hanno certamente sfiorato un conflitto, ma è avvenuta un processo di diplomazia utile a sventare una guerra mondiale.
Nell’ottobre del 1962, il mondo trattenne il respiro mentre gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica si affrontavano direttamente durante la crisi dei missili cubani. Mai prima d’ora, la minaccia di una guerra nucleare sembrava così vicina, con le due superpotenze impegnate in una lotta per il controllo che avrebbe potuto avere conseguenze catastrofiche per l’intero pianeta. La crisi ebbe origine quando gli Stati Uniti scoprirono segretamente che l’Unione Sovietica stava installando missili nucleari a medio raggio a Cuba, un’isola strategicamente posizionata nei pressi degli Stati Uniti.
Il presidente americano John F. Kennedy fu informato di questa minaccia il 16 ottobre 1962 e immediatamente convocò una riunione di emergenza del suo consiglio di sicurezza nazionale per valutare la situazione. Il 22 ottobre, Kennedy tenne un discorso televisivo alla nazione, rivelando al mondo l’esistenza dei missili cubani e annunciando un blocco navale attorno a Cuba per impedire l’arrivo di ulteriori armamenti. Questa mossa fu vista come un atto di forte deterrenza da parte degli Stati Uniti e portò il mondo sull’orlo di una potenziale guerra nucleare.
Nel frattempo, dietro le quinte, Kennedy inviò il suo fratello Robert Kennedy a incontrare l’ambasciatore sovietico Anatoly Dobrynin per sondare la possibilità di una soluzione diplomatica alla crisi. Le comunicazioni segrete tra i due paesi furono essenziali per evitare una escalation della tensione. Il 27 ottobre, la crisi raggiunse il suo punto più critico quando un aereo spia americano U-2 fu abbattuto sopra Cuba, uccidendo il pilota. Questo evento avrebbe potuto facilmente scatenare una rappresaglia da parte degli Stati Uniti e portare a uno scoppio diretto tra le due superpotenze.
Fortunatamente, il dialogo e la diplomazia prevalse sulla retorica bellica. Il 28 ottobre, il leader sovietico Nikita Khrushchev inviò una lettera a Kennedy offrendo di ritirare i missili sovietici da Cuba in cambio della promessa degli Stati Uniti di non invadere l’isola e di rimuovere i missili a medio raggio dalla Turchia. Kennedy accettò l’offerta di Khrushchev e la crisi fu risolta pacificamente. Gli Stati Uniti ritirarono il blocco navale attorno a Cuba, mentre l’Unione Sovietica iniziò a smantellare le basi missilistiche sull’isola. Questa risoluzione pacifica della crisi dei missili cubani fu un momento cruciale nella storia mondiale, in cui la diplomazia e la negoziazione evitarono una guerra nucleare. La crisi dei missili cubani del 1962 rimane uno dei momenti più tesi e pericolosi della Guerra Fredda.
Tuttavia, grazie alla leadership e alla saggezza di individui come Kennedy e Khrushchev, il mondo evitò per poco una catastrofe nucleare. La lezione appresa da questa crisi è che, anche nelle situazioni più estreme, la diplomazia e il dialogo possono essere gli strumenti più potenti per evitare il conflitto armato. Oggi quella speranza in leader del genere non c’è. Il mondo è colpito dalla depressione della minaccia di una guerra mondiale. Sono tempi che spaventano le iniziative di ogni matrice diplomatica. Nuovamente gli uomini si sono levati contro gli uomini, Qualcosa nel mondo cerca di sopraffare i valori della fratellanza e della solidarietà, mai così necessari.
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