
Il lago Vittoria è il più grande dei Grandi Laghi africani e si trova precisamente in Kenya, nell’Africa Orientale, dove l’allevamento ittico e la tecnologia hanno trasformato la vita delle donne pescatrici. Molte di quest’ultime sono vittime di sfruttamento sessuale ed hanno trovato insieme ad altre donne la forza ed il coraggio di cambiare le cose con l’aiuto dell’internet delle cose (IoT). L’obiettivo è quello di contrastare i loro aguzzini ed avere la possibilità di aumentare i loro redditi.
Adesso le donne possono allevare loro stesse prodotti come la tilapia e, grazie alle tecnologie digitali, possono aggirare i processi che le espongono alla contrattazione con pescatori senza scrupoli. Una commerciante di pesce ed allevatrice, Milly, ha raccontato la sua storia a SciDev.Net parlando di come insieme ad altre donne sia comproprietaria di gabbie galleggianti in un allevamento ittico monitorato digitalmente sul lago Vittoria. Utilizzando i loro smartphone, le donne possono accedere a informazioni e ricevere notifiche sullo stato di salute dei pesci che allevano nelle gabbie e, allo stesso tempo, ottenere l’indipendenza finanziaria. Così non solo contrastano lo sfruttamento sessuale, ma riescono anche ad incrementare la sicurezza alimentare domestica e a sradicare la povertà nelle loro case.
Il lago Vittoria si estende tra il Kenya, l’Uganda e la Tanzania e non è mai stato un posto sicuro per le donne. Sono numerose le storie di donne keniane che in precedenza dovevano entrare nel commercio del sesso per accedere alle risorse del lago, ovvero dovevano offrire il proprio corpo ai pescatori per ottenere scorte di pesce a un prezzo accessibile da portare al mercato per la vendita. Questa “pratica” ha anche un nome, ovvero “jaboya“. Quest’ultima mette le donne in posizioni vulnerabili di abuso e a rischio di contrarre l’HIV. Inoltre, essa priva le donne della loro voce nel settore dell’acquacoltura del Kenya e della loro capacità di costruire resilienza attraverso un lavoro dignitoso.
Per dare potere alle donne e poter cambiare il loro status quo nell’acquacoltura sta combattendo anche la Dott.ssa Jennifer Riria, Presidente e CEO di Echo Network Africa Foundation, fondazione che funge da catalizzatore per lo sviluppo collaborando con organizzazioni basate sulla comunità per dare potere alle donne e creare una società più giusta. Infatti, una delle iniziative chiave della fondazione si concentra proprio sulla creazione di resilienza per le donne che lavorano nel settore della pesca e dell’acquacoltura affrontando le numerose sfide che devono subire ogni giorno, tra cui l’accesso limitato a finanziamenti e attrezzature e il controllo minimo nelle filiere di fornitura locali, che spesso portano alla jaboya.
Ecco perchè il progetto si concentra maggiormente sul raggiungimento della sostenibilità finanziaria. “Per la prima volta, le donne possedevano barche. E puoi immaginare che ciò abbia fatto la differenza anche nella percezione che le donne avevano di se stesse. Ha migliorato la loro posizione nella società” afferma orgogliosa la Dott.ssa Riria.
Angela Errie, una delle ragazze che è intervenuta, ha detto: “Abbiamo visto che stiamo per sradicare la povertà perché, quando hai qualcosa a portata di mano, puoi andare oltre. Gli uomini avevano il controllo di tutto, anche a casa. Da quando abbiamo iniziato il progetto, abbiamo imparato tutto. Dopo la raccolta continueremo e terremo i soldi in banca, senza che gli uomini sappiano cosa abbiamo”.
Queste donne hanno ciascuna aperto più conti bancari a cui accedono tramite i loro smartphone. Sono state formate su come utilizzare la tecnologia dell’acquacoltura, con sensori IoT per monitorare i pesci che allevano nelle gabbie sul lago, guidati da Rio Fish Limited, un’impresa sociale dedicata all’emancipazione delle donne e alla creazione di migliori risultati ambientali, collegando al contempo gli allevatori di pesci ai mercati.
Quinta Habil ha commentato: “Rio Fish ci ha fatto conoscere la tecnologia delle gabbie per la pesca. Inizialmente non ne sapevamo nulla. Le donne non andavano mai al lago a pescare, era il ruolo svolto dagli uomini”. Conclude un’altra donna del gruppo in anonimato: “Stiamo per eliminare la povertà nella nostra comunità perché ora stiamo per pescare il nostro pesce, quindi avremo qualcosa in mano. Nessuno ce lo porterà via“.
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