
Per chi è nato tra gli anni ’90 e i 2000, Kodak è un ricordo vivido: le pellicole gialle nei cassetti di casa, le macchinette usa e getta portate alle feste, gli album pieni di scatti un po’ mossi ma pieni di vita. Oggi, però, il marchio che ha fatto la storia della fotografia vive una nuova fase di crisi. Le vendite delle fotocamere digitali non decollano, i conti sono in rosso e l’azienda americana fatica a restare a galla.
Fondata nel 1888, Kodak ha insegnato al mondo che fotografare poteva essere semplice: “Tu premi il bottone, noi facciamo il resto”. Per decenni è stata la regina incontrastata della pellicola, con un monopolio che arrivava a sfiorare il 90%. Poi è arrivato il digitale e, paradossalmente, proprio l’azienda che ne aveva brevettato le basi non è riuscita a cavalcare il cambiamento. Nel 2012 arrivò la bancarotta, seguita da un ridimensionamento drastico: dagli oltre 140mila dipendenti dei tempi d’oro ai poco più di 4mila di oggi.
Nel secondo trimestre 2025 Kodak ha annunciato di non avere liquidità sufficiente per coprire circa 500 milioni di debiti a breve termine. Una notizia che ha fatto crollare le azioni in borsa e aperto nuovi interrogativi sul futuro del marchio. Per sopravvivere, l’azienda ha deciso di chiudere lo storico fondo pensionistico dei dipendenti, ricavando liquidità da destinare al rimborso dei debiti. Intanto cerca di puntare su altri settori, come la stampa e la chimica, per diversificare le entrate.
Negli ultimi vent’anni la fotografia ha vissuto una trasformazione radicale. Le fotocamere digitali, un tempo simbolo di modernità, hanno perso terreno di fronte agli smartphone, diventati il vero strumento quotidiano per scattare e condividere immagini. L’analogico, invece, ha trovato una seconda vita: non è più la norma, ma una scelta consapevole, spesso legata al desiderio di rallentare e dare valore al singolo scatto. Kodak si trova così sospesa tra due mondi: da un lato un digitale ormai dominato dai colossi tecnologici, dall’altro un analogico che sopravvive grazie alla forza della nostalgia.
Se il digitale non ha dato nuova linfa al marchio, è la fotografia analogica a rappresentare oggi la parte più viva e affascinante della storia Kodak. Sempre più ragazzi scelgono rullini e macchinette vintage per immortalare viaggi, concerti e momenti di vita quotidiana. È un ritorno lento, fatto di attese e sorprese quando le foto vengono sviluppate: qualcosa che contrasta con l’immediatezza dei social e che restituisce autenticità. Kodak ha rilanciato la produzione di pellicole e aperto negozi in Asia, ma la nostalgia, per quanto forte, non basta a risolvere i problemi finanziari.
Che il futuro sia incerto è evidente, ma Kodak continua a evocare ricordi potenti. Per molti di noi resta il simbolo di un modo di fotografare più umano, meno perfetto e più vero. Un marchio che ha segnato l’infanzia di intere generazioni e che oggi prova, tra mille difficoltà, a restare in vita aggrappandosi proprio a quella magia analogica che l’ha resa immortale.
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