
Tra le tendenze più problematiche che provengono dagli USA, c’è sicuramente l’epidemia di Fentanyl che sta cambiando profondamente le abitudini collegate alla tossicodipendenza. Si tratta di un potente medicinale a base di oppioidi, che fu inizialmente approvato dalla DEA (Drug Endorsement Association). Basti pensare che, in confronto alla morfina, è dalle 50 alle 100 volte più potente; rispetto all’eroina, invece, si attesta dalle 30 alle 50 volte più potente.
Il suo impiego è principalmente analgesico e anestetico; gli ambiti in cui si ricorre più spesso al suo utilizzo sono, infatti, chirurgia, traumatologia e oncologia. Cos’è che spinge, allora, le persone ad assumere il medicinale al di fuori del contesto medico? L’epidemia di fentanyl può essere spiegata soprattutto tramite lo stato di euforia che il suo utilizzo induce. Tuttavia, è sufficiente superare di poco la dose di assunzione consigliata per rischiare la morte: 2-3 grammi sono sufficienti per provocare morte per soffocamento.
I primi consumi ad aver sollevato una vera e propria preoccupazione negli USA sono stati quelli del 2022. Nell’arco di un anno si sono registrati 100mila morti, numero che permette di parlare effettivamente di un’epidemia di fentanyl. Non sono da meno i sequestri: la DEA ha sottratto al commercio illegale quantità ingenti. Si parla di 6 tonnellate del medicinale in polvere e 59,6 di compresse contraffate, per un totale di 398 milioni di dosi letali. Una serie su Netflix, dal titolo Painkiller, affronta in sei episodi l’ascesa di questa nuova potente droga, ormai responsabile di circa 200 morti per overdose all’anno. Tra le cause che hanno diffuso proprio negli USA l’utilizzo del fentanyl ci sono: la prescrizione eccessiva di antidolorifici, l’incentivazione da parte delle aziende farmaceutiche e la mancanza di un sistema di assistenza sanitaria universale.
Fino ad ora, sembrava che l’Europa stesse resistendo alla diffusione del nuovo farmaco. Si attribuiva ciò, in parte, alla disponibilità di cure mediche adeguate per il dolore, oltre che alla presenza di programmi anti-dipendenza volti a sostituire gli oppiacei. Tuttavia, si registra, ormai, la produzione di 4-anilidopiperidine (la molecola a base del fentanyl) anche sul territorio europeo. Si segnalano laboratori attivi soprattutto in Portogallo e Gran Bretagna. In Italia, invece, «non c’è una emergenza. Ma occorre farsi trovare pronti», ha affermato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Infatti, per ora, c’è stata una sola operazione in Italia, quella della guardia di finanza di Piacenza che ha portato al sequestro di 100mila dosi di fentanyl, con 7 arresti in Italia, 11 in America. L’intero punto è applicare un controllo più stringente, soprattutto considerando che l’accesso al farmaco potrebbe avvenire anche attraverso il deep ed il dark web.
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