
Che la comunità Lgbtqia+ non sia ben vista dalla Russia di Putin non è purtroppo una novità, parliamo di un Paese dove già solo nominare argomenti come l’omosessualità o l’identità di genere è proibito. Eppure sembra che al peggio non ci sia un limite ed, anzi, pare che il presidente Vladimir Putin questa volta abbia decisamente tirato troppo la corda. Una vera e propria crociata contro la comunità Lgbtqia+ a cui Putin fa riferimento come “malati di mente“.
Da crimine a malattia, ecco come cambierà l’omosessualità nella Russia di Putin. Sul piatto c’è infatti un nuovo provvedimento che prevede che, chi non ha un orientamento eterosessuale, venga considerato come affetto da una “malattia mentale” e dunque curato come tale.
In che modo? Attraverso un istituto ad hoc che svolga studi e ricerche sul “comportamento sociale” di omosessuali e transgender. Ricordate il Centro di psichiatria e narcologia Serbsky? Famoso negli anni ’60’-80 per le torture che i medici infliggevano ai pazienti, compresi i dissidenti del regime sovietico. Ecco, immaginate un istituto simile in cui però si parla di concetti come cure per una “sessualità normale” e “terapia di conversione”. Vere e proprie cure psichiatriche “per riportare le idee sul proprio ruolo gender alla realtà”.
Nel provvedimento, il divieto per gli uffici anagrafe di modificare i documenti per la correzione del genere. Provvedimento che il ministro della Giustizia russo, Konstantin Chuichenko, reputa necessario per “sancire i valori della famiglia nella legislazione nazionale”.
A tutto ciò si aggiunge il divieto per gli interventi di cambio di genere per motivi non legati ad anomalie genitali congenite, inclusi quelli per cambiare le caratteristiche sessuali primarie o secondarie. Alla base della scelta pare vi sia la preoccupazione del vicepresidente della Duma Pyotr Tolstoy circa la possibilità che i russi avviino la transizione sessuale per evitare di venire arruolati. In un Paese in cui anche solo l’opposizione è punita come reato, si va sempre di più verso la distruzione del diritto di ogni essere umano alla scelta di voler essere nient’altro che se stesso.
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