
L’Unione Europea è pronta ad intervenire contro i colossi di Shein, Temu, Aliexpress, tutti nomi ormai noti ai fan dello shopping online. Parliamo di piattaforme di e-commerce che attraggono utenti da tutto il mondo, offrendo una vasta gamma di prodotti a portata di click a prezzi stracciati, da capi d’abbigliamento ad articoli per la casa e molto altro.
Ma non sono certo un mistero gli innumerevoli aspetti negativi legati a questi grandi colossi dell’industria cinese. A partire dalla scarsa qualità dei prodotti, alle complesse ed onerose politiche di reso, fino ad arrivare a problemi ben più seri relativi alla tutela della privacy e della sicurezza dei dati degli utenti. Molti sono stati i casi di violazioni dei dati, compromissione di informazioni personali degli utenti, poca trasparenza. Ancora, gravissimo è il loro impatto ambientale. Queste realtà vengono infatti anche definite con l’appellativo “fast fashion“. Un modello di business basato sulla produzione di grandi quantità di abiti a basso costo e in tempi brevissimi. Una produzione rapida e massiva richiede un enorme impiego di risorse naturali che comporta l’uso di materiali non sostenibili e processi inquinanti.
A ciò si aggiunge infine la minaccia che queste piattaforme rappresentano una minaccia per gli altri imprenditori e per l’industria della moda nel suo complesso, visti i prezzi ridotti delle merci, portando spesso a pratiche di concorrenza sleale. La combinazione di tali fattori ha portato l’Unione Europea a prepararsi ad un intervento volto a remare contro questi giganti del fast fashion.
Contro un’industria che non fa che contribuire negativamente al problema ambientale e che causa non pochi disagi all’intero mondo dell’industria, arriva la reazione europea.
L’Unione Europea è infatti pronta a promuovere nuove leggi che imporrebbero ingenti dazi doganali sulle importazioni a basso costo. Nell’UE attualmente non sono previste tasse aggiuntive per l’acquisto di prodotti (anche da paesi fuori l’Unione) se non viene superata la soglia di 150 euro. L’obiettivo è dunque eliminare questa soglia che consente l’acquisto duty free. Ciò aiuterebbe a contrastare la rapida crescita di piattaforme come Shein e Temu, i cui punti di forza abbiamo visto essere proprio i prezzi ridotti. L’obiettivo? Indurre queste realtà ad applicare pratiche di commercio più eque e sostenibili.
La rieletta Ursula von der Leyen ha affermato: «Affronteremo le sfide con le piattaforme di e-commerce per garantire che consumatori ed imprese beneficino di condizioni di parità basate su efficaci controlli doganali, fiscali, di sicurezza e di standard di sostenibilità».
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