
Piedimonte di Casolla, storica frazione in provincia di Caserta, si prepara a vivere una nuova fase di rinascita culturale e turistica. E lo fa a partire da uno dei gioielli medievali più autentici del territorio: si tratta dell‘Abbazia di San Pietro ad Montes. Sita sulla sommità di una strada sterrata che si snoda ai piedi dei monti Tifatini, e che porta fin sopra la borgata di Casertavecchia, fino ad oggi appariva come una grande basilica con il suo campanile semidiroccato. Ad oggi, questo gioiello nascosto è finalmente pronto a ritornare alla luce, in occasione della terza edizione della Casolla Experience. Dal 10 al 13 settembre, infatti, le borgate di Casolla e Piedimonte di Casolla saranno al centro di ben quattro giornate dedicate alla valorizzazione del patrimonio storico, culturale e paesaggistico del territorio.
E, per l’occasione, un punto focale da cui si svilupperanno i festeggiamenti corrisponderà proprio all’Abbazia, intorno alla quale si svolgerà un fitto programma che vedrà protagoniste chiese, palazzi, piazze, vicoli, cortili e grotte. Nell’arco di questi eventi una particolare attenzione sarà dedicata alle nuove generazioni, mediante una serie di concerti, spettacoli, mostre, visite guidate, laboratori, degustazioni e iniziative varie, che guideranno il pubblico alla scoperta di un territorio laddove la tradizione e la contemporaneità si intrecciano.
Le origini di questa abbazia, come spesso accade per dei simili gioielli medievali, sono avvolte nel mistero. L’atto fondativo è da rintracciare, piuttosto che nella bolla di Senne – che pose le premesse per la nascita della diocesi di Caserta – all’interno di un documento di donazione risalente al 1139, come “Monasterio Sancti Petri ad radicem Montes Caserte“. Sino al 1435 le mura del complesso abbaziale ospitarono al loro interno una comunità benedettina.
Dopodichè, in seguito all’abbandono del cenobio, la basilica precipitò progressivamente in uno stato di abbandono. Anni più tardi, la chiesa ritornò al centro dei programmi di valorizzazione culturale varati dalla casata dei Borbone. Poi la chiesa e il convento, in seguito alla soppressione degli ordini ecclesiastici con l’Unità d’Italia, divennero “Monumento Nazionale“. Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, questi spazi offrirono un rifugio per gli sfollati del fronte cassinese.
Successivamente, la comunità Le Ali ETS – da anni attiva al fine di offrire una nuova possibilità a tutte le persone affette da tossicodipendenza – si occupò attivamente della valorizzazione della parte conventuale – risalente al XVIII secolo. L’impianto generale della basilica è di impianto desideriano, a tre navate e dodici colonne – quest’ultime ispirate a edifici romani precedenti. All’interno ospita degli affreschi dalla straordinaria bellezza, risalenti al XII secolo e chiaramente riconducibili all’antica scuola bizantina – che narrano storie tratte dalla Bibbia.
Ma adesso sorge spontanea una domanda: si è smosso qualcosa all’orizzonte per preservare un simile patrimonio storico e artistico dalla straordinaria bellezza? Sebbene nel corso degli anni sia stato fatto poco e nulla, nel 2022 arriva la svolta: proprio a quell’anno, infatti, risale uno stanziamento di circa 800mila euro promosso dal Ministero dell’Interno interamente dedicato al restauro del complesso. Si tratta di un finanziamento disciplinato dall’articolo 1, comma 14, della Legge 160/2019, e che si ascrive nell’ambito di un piano ben più ampio da 5 milioni di euro – destinato al recupero di sei chiese storiche sparse per tutta la Terra di Lavoro – e che, a quanto pare, ha sortito degli effetti concreti.
Dopotutto, è stato l’architetto Vito Vozza – membro della Pro Loco Tifatina, che da anni si batte al fine di assicurare la salvaguardia e la riapertura di tutti i beni disseminati nelle zone pedemontane del casertano – a confermare che i lavori sono stati eseguiti concretamente. Interventi che hanno riguardato l’intero adeguamento strutturale, comprensivo sia del rifacimento del tetto che del restauro degli affreschi.
Tuttavia, restava ancora uno scoglio che fino ad ora sembrava insuperabile: la riapertura della chiesa e del complesso. Una difficoltà che risiedeva nell’effettiva impossibilità da parte della Pro Loco si accedere alla struttura – le cui chiavi non sembravano nemmeno reperibili – aggravata anche dalla presenza della comunità, che rendeva complesse le operazioni di fruibilità del bene. Eppure, sembra che si stia intravedendo man mano una luce in fondo al tunnel, e la riapertura del sito in occasione della Casolla Experience ne è una testimonianza effettiva, che lascia ben sperare per il futuro.
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