
La Biblioteca “Alfredo de Marsico” sita nel Castel Capuano di Napoli si preparano a ospitare per il prossimo 20 marzo la presentazione del libro firmato dal cronista giudiziario Ferdinando Terlizzi, dal titolo “Il delitto d’onore“. Un testo unico, che intende esplorare in profondità le origini e l’evoluzione di un concetto profondamente complesso, che affonda le sue radici in antiche tradizioni culturali, secondo le quali l’onore familiare era considerato un valore supremo e intaccabile.
Presenti all’evento anche il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati Carmine Foreste e il Presidente della Biblioteca “Alfredo de Marsico” Luca Zanchini. Ancora, si terrà anche una Lectio Magistralis da parte del Dott. Raffaele Ceniccola, Avvocato Generale della Corte di Cassazione. Tra i relatori, spiccano le figure di Geo Nocchetti, Inviato Speciale della Rai, e Bruno Von Arx, Avvocato Penalista e Professore di Diritto Penale presso l’Università Federico II di Napoli. Infine, oltre all’autore dell’opera, interverranno anche Leda Rossetti, Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Napoli; l’Avv. Fabio D’Aniello, autore della postfazione dell’opera e Fondatore dello Studio Legale Internazionale LEGAM; l’editore Giuseppe Vozza.
Questo particolare tipo di reato era caratterizzato dall’uso sistematico della violenza, perpetrata da parte di un membro della famiglia, con lo scopo di ristabilire l’onore di quest’ultima. Eppure, negli ultimi anni, il mutato contesto sociale e culturale nel quale ci ritroviamo a vivere ha comportato l’abrogazione di questa nozione dal codice penale, respingendo così qualunque retaggio culturale di una tradizione arcaica, in nome del riconoscimento dei diritti fondamentali dell’individuo.
Ma andiamo con ordine. Anticamente, il delitto d’onore costituiva un’attenuante o perfino un valido motivo di giustificazione per l’omicidio commesso da un membro della famiglia nei confronti di un altro. Un reato solitamente associato a questioni di moralità, matrimoni, relazioni interpersonali, comportamenti sessuali o qualunque altra fattispecie che potesse ledere l’onore della famiglia coinvolta. Un concetto che ha vissuto declinazioni diverse a seconda delle diverse realtà nazionali. Basti pensare, ad esempio, all’Albania, nel quale vige il cosiddetto “Canun“, una prassi secondo la quale era considerato addirittura un dovere da parte di un membro della famiglia uccidere una persona che avesse “disonorato” la stessa famiglia.
Tuttavia, la società ha maturato sempre di più, soprattuto negli ultimi decenni, che una pratica simile risulta essere profondamente ancorata in una mentalità arcaica e discriminatoria. Ad oggi, infatti, è inaccettabile che un essere umano possa essere vittima di violenza o addirittura di omicidio per via di alcune azioni ritenute profondamente disonorevoli. Si tratta, del resto, di una prassi che si pone in netto contrasto rispetto alla centralità assunta dai diritti umani fondamentali, come la libertà individuale, la tutela della vita e la discriminazione basata sul genere.
A tal proposito, l’Avvocato Generale della Corte di Cassazione Raffaele Ceniccola, all’interno della Prefazione del libro, ha commentato la energia narrativa con la quale Terlizzi ha scritto questo libro, simile ad “un romanzo noir”, che porta ad apprezzare “la fantasia dell’autore nella predisposizione dell’intreccio”.
Tuttavia, non è affatto così. Ferdinando Terlizzi, dopotutto, non è un autore di romanzi gialli, ma piuttosto un cronista giudiziario, il quale è già stato impegnato in alcuni delitti che hanno scosso profondamente l’opinione pubblica nel passato, riscuotendo un consenso unanime. Tant’è vero che egli stesso si descrive come uno storytelling che racconta storie vere, rilevando che “Un delitto non è mai solo un delitto: è uno specchio di un tempo, di un mondo, di tutti noi. Solo che certe volte lo specchio rimanda un’immagine tanto atroce che preferiamo passare oltre e chiamare in causa il destino”.
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