
Infatti a partire da tale data, il Regno Unito è diventato uno Stato terzo, con la previsione di un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2020 nel corso del quale il Regno Unito continua a partecipare al mercato unico ed all’unione doganale dell’UE e nel contempo si svolgeranno i negoziati per l’accordo sulle future relazioni tra UE e Regno Unito.
I negoziati sul futuro accordo dovrebbero concludersi entro ottobre 2020, per consentire l’entrata in vigore del nuovo accordo a partire dal 1° gennaio 2021, al termine del periodo di transizione. Tale progetto di mandato negoziale per il futuro accordo tra UE e Regno Unito è stato presentato dalla Commissione europea il 3 febbraio 2020 e dovrebbe essere approvato dal Consiglio affari generali del 25 febbraio 2020, al fine di avviare immediatamente i negoziati ai primi di marzo. A svolgere la funzione di capo negoziatore della task force per i negoziati sull’accordo sulle future relazioni tra UE e Regno Unito sarà Michel Barnier, che ha ricoperto la carica di capo negoziatore per l’UE per l’Accordo di recesso.
Il futuro accordo tra UE e Regno Unito, a differenza dell’Accordo di recesso, dovrebbe essere un accordo di natura mista, ossia riguardare non solo competenze dell’UE, ma anche degli Stati membri dell’UE, e in tal caso, per entrare in vigore, oltre all’approvazione da parte dell’UE e del Regno Unito, dovrà essere sottoposto alla ratifica di ciascuno Stato membro, secondo le rispettive norme costituzionali. Nel corso del periodo transitorio dal 1° febbraio 2020 al 31 dicembre 2020 il Regno Unito non partecipa al processo decisionale dell’UE e non è più rappresentato nelle istituzioni, negli organi e organismi dell’Unione.
L’Accordo di recesso prevede che il periodo transitorio possa essere esteso con l’accordo tra le parti (nell’ambito del comitato misto istituito dall’Accordo di recesso),entro il 30 giugno 2020, una sola volta, per un periodo fino a uno o due anni. Il primo Ministro del Regno Unito, Boris Johnson, ha indicato più volte che non intende richiedere una estensione del periodo di transizione.
Il Regno Unito continuerà a partecipare all’unione doganale, al mercato unico (con tutte e quattro le libertà) ed a tutte le politiche dell’UE;
l’acquis dell’UE (l’insieme dei diritti, degli obblighi giuridici e degli obiettivi politici che accomunano e vincolano gli Stati membri dell’Unione europea) continuerà ad applicarsi integralmente al Regno Unito, ed ogni eventuale successiva modifica all’acquis si applicherà automaticamente al Regno Unito;
sarà mantenuta l’ efficacia diretta e la primazia del diritto dell’UE;
il Regno Unito dovrà garantire il rispetto tutti gli esistenti strumenti e strutture dell’Unione in materia di regolamentazione, bilancio, vigilanza, attività giudiziaria ed esecuzione, ivi compresa la competenza della Corte di giustizia dell’Unione europea;
il Regno Unito dovrà rispettare la politica commerciale dell’UE e potrà negoziare accordi commerciali con Paesi terzi che potranno entrare in vigore prima della conclusione del periodo transitorio solo previa autorizzazione dell’UE;
il Regno Unito dovrà rispettare le obbligazioni provenienti da tutti gli accordi internazionali conclusi dall’UE.
L’Italia ha partecipato al negoziato all’interno del fronte europeo, che ha manifestato coerenza e compattezza. Le questioni di maggiore rilevanza nazionale sono:
le garanzie per i diritti degli italiani residenti nel Regno Unito (circa 700.000 persone) e la semplicità nelle procedure burocratiche che a tal fine dovranno essere affrontate dai cittadini italiani;
la tutela delle indicazioni geografiche nell’agro-alimentare, visto che l’Italia è il paese con il più alto numero di indicazioni geografiche protette in ambito UE. L’accordo di recesso prevede il mantenimento dell’attuale livello di protezione delle circa 3.000 denominazioni di origine e indicazioni geografiche protette degli Stati membri dell’UE, fintanto che non sia stato concluso un nuovo accordo nell’ambito delle future relazioni tra UE e Regno Unito;
il mantenimento di un forte rapporto con il Regno Unito sia in materia di sicurezza e difesa, sia in materia di sicurezza interna e contrasto al terrorismo.
Per seguire e coordinare le attività inerenti la Brexit, il Governo italiano ha istituito una Task Force. I preparativi italiani si iscrivono nel contesto del piano collettivo europeo e hanno avuto l’obiettivo principale di garantire, anche con misure legislative:
la tutela dei diritti dei cittadini italiani che vivono nel Regno Unito e dei cittadini britannici che vivono in Italia;
la tutela della stabilità finanziaria e della continuità operativa dei mercati e dei settori bancario, finanziario e assicurativo (sia localizzati in Italia, sia nel Regno Unito), anche al fine di evitare rischi di liquidità e di garantire certezza delle transazioni, nonché la protezione di depositanti, investitori e assicurati, la promozione di un’adeguata preparazione delle imprese e la gestione di emergenze relative ad alcuni ambiti settoriali come, ad esempio, trasporti, dogane, sanità, agricoltura, ricerca, istruzione e altri settori in cui dovessero essere necessari interventi.
Inoltre il 25 marzo 2019 il Governo ha adottato il c.d. Decreto Brexit (DL. 25 marzo 2019, n.22 convertito in Legge del 20 maggio 2019, n.41) per assicurare la stabilità finanziaria e l’integrità dei mercati, la tutela dei diritti dei cittadini britannici residenti in Italia, nonché il rafforzamento della rete consolare nel Regno Unito e dell’assistenza nei confronti della comunità italiana ivi residente.
Nella relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’UE per il 2020, il Governo indica che le priorità dell’Italia per il futuro accordo tra Regno Unito e UE sono:
la garanzia di un livello di mobilità che sia adeguato all’intensità degli scambi tra i cittadini;
un accordo di libero scambio senza tariffe e quote che non comprometta la parità di condizioni; una forte cooperazione di sicurezza.
Insomma un processo di uscita finito al quale seguirà un nuovo procedimento di stabilizzazione.
di Antonio Di Lauro
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