
“Eppur si muove”. È questa la frase adottata dalla direttrice della sede di Napoli della Banca d’Italia Daniela Palumbo, in occasione della presentazione della nuova edizione del Rapporto annuale sull’Economia della Campania. Uno studio – condotto dalla stessa Bankitalia – che testimonia come la Campania sia ormai definitivamente assurta a ruolo di motore economico e finanziario dell’intero Mezzogiorno d’Italia.
La regione, infatti, dimostra ancora una volta di saper crescere ad una velocità ben più sostenuta rispetto al ritmo con cui procede l’economia delle altre regioni del Sud e addirittura nazionale. Dopotutto, i dati – al centro di un ampio dibattito all’interno della Chiesa di Santa Maria la Nova con il presidente della Regione Roberto Fico e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi – parlano chiaro: il Pil campano cresce di circa lo 0,09%. Una cifra che si pone, tutto sommato, in continuità con quella dell’anno precedente, che scavalca lo 0,05% nazionale e lo 0,7% del Mezzogiorno.
Ma non è tutto. Il dossier, infatti, non si limita affatto ad analizzare il Pil della regione, ma tenta anche di inquadrare bene il trend dell’economia campana nell’ambito di un contesto economico e sociale che, su scala nazionale, sembra sussultare non poco, a causa delle politiche imposte dai dazi Usa e dall’imprevedibile escalation del conflitto in Medio Oriente. E, in un simile contesto, a giocare la parte del leone per quanto riguarda il contesto regionale della Campania è il settore farmaceutico. E gli effetti del decollo di questo settore si rilevano anche nell’ambito dell’occupazione. Infatti, dal 45,4% relativo al 2024, il tasso di occupazione è aumentato di poco più di un punto percentuale, attestandosi al 46,7% riferito al 2025.
Inoltre, secondo le statistiche rese note dal rapporto, infatti, le assunzioni sembrerebbero aver vissuto un incremento del 2,6%. E ad aver vissuto una notevole impennata sarebbero stati i contratti a tempo indeterminato, che arrivano a circa l’86,7% – a fronte dell’84,8% relativo all’anno scorso.
Tuttavia, in un simile panorama, il settore farmaceutico non è di certo l’unico a distinguersi rispetto agli altri. Il trend positivo che segna la regione, infatti, sarebbe anche il risultato dell’effetto di crescita esponenziale registrato nel settore del turismo. Un settore, quest’ultimo, che vede Napoli in cima alla classifica delle mete predilette dagli stranieri e dagli italiani – città che è destinata a esserlo sempre di più. Un fattore da non sottovalutare, e che giustificherebbe la grande fame di personale che soprattutto gli alberghi, i ristoranti e le società di servizi esprimono. D’altronde, si legge chiaramente all’interno del documento che “la moderata espansione dell’attività è stata favorita da un quadro congiunturale in miglioramento per i servizi e anche per l’industria; l’attività del settore delle costruzioni è cresciuta”.
Dati che rilevano, dunque, una generale condizione del tessuto economico campano favorevole, determinato anche dall’arresto “della fase sfavorevole per le aziende di industriali, che aveva caratterizzato lo scorso anno: il saldo tra la quota delle imprese con fatturato in aumento e quella delle aziende con riduzione è tornato positivo”, prosegue il report. A ciò, si aggiunge anche un netto miglioramento dell’agroalimentare, che compensa le perdite del comparto conserviero (-5,7%) con incrementi di pasta e caseario.
Insomma, ci troviamo dinanzi a un notevole progresso del mercato del lavoro campano, i cui effetti si manifestano anche nella vita delle famiglie. Difatti, la crescita dell’occupazione ha contribuito a un incremento del reddito disponile e all’ampliamento del potere d’acquisto delle famiglie, le quali hanno dunque beneficiato anche di una dinamica dell’inflazione relativamente contenuta e di un maggiore accesso al credito. Non a caso, “nonostante il lieve rialzo dell’inflazione – si continua a leggere all’interno del documento del rapporto – il reddito disponibile in termini reali delle famiglie ha continuato ad aumentare, beneficiando della crescita dell’occupazione e delle retribuzioni. Tuttavia, su un orizzonte di più lungo periodo, le retribuzioni reali dei dipendenti del settore privato in Campania hanno evidenziato un calo più intenso della media nazionale. L’espansione del potere d’acquisto ha sostenuto i consumi, la cui crescita, sebbene contenuta, è stata in linea con la media nazionale”.
Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. Se da un lato, infatti, il report sottolinea il trend complessivamente positivo che caratterizza la Campania, dall’altro punta i riflettori sulle persistenti criticità che continuano ad affliggere il sistema economico e finanziario regionale. In primo luogo, del resto, continua a essere elevato il tasso di disoccupazione, che – nonostante fino all’anno scorso fosse superiore al 20% e ora risulta essere sceso di circa due punti percentuali – rimane ancora tra i più alti dello Stivale.
Ancora, sebbene l’occupazione abbia compiuto dei notevoli passi da gigante, quest’ultima non è quasi mai di qualità, e riguarda principalmente il cosiddetto “lavoro povero” che, almeno in Campania, continua a registrare i tassi più alti a livello europeo. Inoltre, nonostante il tasso di occupazione continui significativamente a crescere, non si può non notare come rimanga ancora ben lontano dalla media italiana pari al 62%, nonché dalla soglia minima del 50% – che segnerebbe un’economia realmente in crescita.
Dopodiché, è opportuno dedicare qualche riflessione anche al tasso di attività – che, in termini economici, delinea la percentuale di persone che partecipano attivamente al mercato del lavoro, bloccato comunque al 55%. Anche quest’ultimo dato, infatti, sebbene risulti migliorato rispetto agli anni precedenti, rimane ancora nettamente inferiore alla media nazionale del 66,90%. Infine, a questi dati si affianca anche una generale contrazione della domanda per il settore delle automotive, che si è concretizzata in una netta diminuzione della produzione negli stabilimenti campani, e che è sintomo di un più ampio fenomeno che riversa i propri effetti sia su scala nazionale che internazionale.
In sintesi, “il divario è ancora grande – come ha sottolineato la stessa Palumbo in chiusura – ma bisogna valutare il punto di partenza e la Campania sta migliorando, si deve continuare sulla strada aperta dal Pnrr, puntando su innovazione e formazione del capitale umano per aumentare la produttività”.
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