
La Costituzione italiana sancisce la tutela degli animali all’art.9 e la legge del 14/8/1991 n.281 specifica che «lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono». Sulla scia di questa legge anche il Consiglio regionale della Campania nell’aprile del 2019 ha sancito delle norme per tutelare gatti e cani d’affezione e randagi. Ma in che misura questa legge teorica è applicata alla realtà di tutti i giorni?
Il report circa la gestione degli animali nelle varie città d’Italia, stilato dall’associazione ambientalista e animalista Legambiente, riporta che Napoli risulta la città con più colonie feline d’Italia (2.434 colonie per 27.005 gatti e 2.185 gattare/i, cioè 1 gattaro ogni 12,4 gatti) e la Campania una delle ragioni più colpite dal randagismo. Il fenomeno, che colpisce gravemente Napoli e dintorni, la cui prevenzione e tutela dovrebbe essere una priorità per il Comune e per la città metropolitana. L’ASL veterinaria Napoli Centro 1, a Frullone, si è classificata come prima nella valutazione complessiva dei 25 indicatori considerati dall’associazione, tra tutte le 44 Aziende sanitarie italiane che hanno fornito dati, tuttavia con un punteggio di 65,8 su 108. Sebbene, la città partenopea si attesta come la più attrezzata e la più impegnata in sterilizzazioni e cure di basi, ci sono ancora grandi passi da fare.
In primis, i tempi d’attesta per le sterilizzazioni, che vanno dai 2 ai 5 mesi, rappresentano un grande ostacolo per i proprietari di colonie. Per evitare l’esponenziale riproduzione di colonie feline e per tutelare la salute dei gatti randagi una tempestiva sterilizzazione è essenziale. Le cause di questi ritardi sono due: da un lato la scarsità di fondi e di personale specializzato nelle ASL. Il Comune ormai fa affidamento a quest’azienda per la copertura dell’intero territorio e richiede aiuti esterni unicamente attraverso associazioni del terzo settore no profit, evitando di stanziare fondi per la causa. Dall’altro il comportamento di alcuni gattari. In Campania, nelle varie ASL pubbliche dedicate, la sterilizzazione è consentita e gratuita unicamente per i detentori di colonie, tuttavia alcuni di essi si recano presso le aziende sanitarie pubbliche con felini non appartenenti alla colonia, ricevendo successivamente un pagamento dall’effettivo proprietario del gatto. In questo modo i posti disponibili per i gatti randagi diminuiscono e le liste d’attesta si allungano.
Inoltre, la tutela dell’animale in degenza non sembra essere sempre la priorità. «Quando portai la mia gatta, che partorì il mese prima, all’ASL – dichiara una proprietaria di una colonia felina – dissero che si sarebbe potuta sterilizzare senza complicazioni e così fecero. Il giorno dopo, però, fu colpita da una infezione al tessuto mammario, la mastite, causata dall’operazione e che ho dovuto curare tramite un veterinario privato». Un’ulteriore conseguenza di liste d’attesa lunghissime è la fretta e la poca dedizione dedicata ad ogni paziente.
Infine, manca comunicazione e informazione verso i cittadini e il pubblico: per una città pronta a combattere il randagismo servono cittadini informati e consapevoli. «Serve consapevolezza – afferma Roberta Gaeta, consigliera regionale e delegata per la tutela degli animali – per conoscere davvero le esigenze di un cane o un gatto, e poi dare risposte istituzionali adeguate. Alcune razze non sono più aggressive di altre, richiedono solo maggiore conoscenza e consapevolezza. Spesso i cittadini si sentono soli e disorientati. Dobbiamo garantire procedure chiare, eque e uguali per tutti».
Maggiore educazione vuol dire minore abbandono degli animali d’affezione e minore randagismo: «Adottare un animale – continua la dott.ssa Gaeta – non può essere una moda passeggera». La Campania, infatti, risulta una delle regioni con il maggior numero di ingressi nei canili sanitari, e quindi di abbandono di animali. L’associazione OIPA ha segnalato che il “progetto svuota-canili” riceve più di 50 richieste al giorno di “rinunce di proprietà”, cioè di persone che consegnano un animale perché non lo vogliono più. È necessario inserire nell’agenda delle priorità la tutela degli animali, soprattutto in regioni del Sud come la Campania, dove si registrano dati altissimi di abbandono e randagismo, «perché gli animali, tutti – conclude Roberta Gaeta – meritano una società che li veda davvero. Che li riconosca come individui, non come problemi».
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