
È giunto ormai alla settima edizione l’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia – presentato proprio questa mattina a Roma – curato dalla Fondazione Cesvi. Una statistica annuale, che fotografa, in relazione ad ogni regione italiana, i diversi servizi di cura e prevenzione disponibili per la cittadinanza, nonchè i vari fattori di rischio che quest’ultima vive. Le analisi condotte hanno prodotto una catalogazione delle regioni in ben quattro cluster: in primis spiccano le cosiddette regioni “a elevata criticità”, alle quali si affiancano quelle reattive, virtuose e stabili. Ma non è tutto: le indagini, infatti, sottolineano anche i divari che sussistono su scala territoriale, concentrando la propria attenzione sul fronte della prevenzione e del contrasto al maltrattamento dell’infanzia.
E il quadro che emerge dagli studi condotti è quella di uno Stivale che viaggia a due velocità distinte. Da un lato, infatti, spicca il Nord – con l’Emilia-Romagna in testa – dove si rilevano le migliori capacità di far fronte a queste questioni; dall’altro, emerge un Sud che fa davvero grande fatica a stare allo stesso passo. E, in questo contesto, la Campania rimane inchiodata all’ultima posizione su scala nazionale, registrando così un indice pressoché stabile – come quello del Molise – a differenza, invece, di altre regioni come la Calabria, la Basilicata e la Puglia, che registrano netti peggioramenti. Accanto a queste realtà, si segnalano anche dei piccoli progressi compiuti in Sicilia, pur attestandosi in 17esima posizione.
Nel dettaglio, sono 65 gli indicatori statistici sui quali si basa la rilevazione. Parametri che, a loro volta, sono riclassificati in 6 ambiti diversi: la capacità di cura di sé e degli altri; vivere una vita sana e sicura; la capacità di acquisire conoscenza e sapere; infine, la capacità di lavorare o di accedere alle risorse e ai servizi. Ed è l’analisi della Campania in tutte le capacità analizzate che desta non pochi campanelli d’allarme, dal momento che la regione oscilla per ciascun parametro tra la 18° e la 20° posizione.
Ma non è tutto: il report, infatti, traccia una realtà ancora più amara, dal momento che evidenzia un legame molto stretto tra la povertà economica, la povertà relazionale e il rischio di maltrattamento, con riferimento a bambini e bambine di età compresa tra i 9 e i 12 anni. Le indagini, infatti, rilevano come il benessere di un bambino sia una variabile direttamente proporzionale rispetto al quadro relazionale nel quale egli si trova a vivere e a crescere. Elementi, dunque, come quelli della famiglia, dei coetanei, degli adulti di riferimento e degli abitanti del quartiere possono incidere in maniera significativa sulla vita di un bambino. Accanto a ciò, gioca un ruolo cruciale anche l’indicatore di soddisfazione della propria vita – tra gli indicatori che definiscono l’incapacità di cura degli adulti e delle famiglie potenzialmente maltrattanti.
E, purtroppo, anche su questo fronte la Campania – con il suo 37,6% – indossa la maglia nera su scala nazionale. Tuttavia, è bene segnalare come questo dato risulti essere nettamente migliorato rispetto al 20% che la regione registrava nel 2015. Al contrario, il Trentino-Alto Adige rileva il livello più alto: il 61,9%. Ancora, queste stesse due regioni si collocano agli antipodi della classifica anche per quanto riguarda la cura, e in particolare la presenza sul territorio di presìdi socio-assistenziali, socio-sanitari e servizi per l’infanzia.
Nella lettura territoriale, emerge la Liguria come la regione maggiormente provvista di servizi dedicati ai potenziali maltrattanti – seguita immediatamente dopo dalla Valle d’Aosta e il Veneto. E ancora una volta, tra le regioni con minore disponibilità emergono la Campania, la Calabria e la Sicilia. E, in questo panorama, la Campania si classifica anche in ultima posizione per quanto concerne sia la capacità di vivere una vita sicura sia per l’indice che rileva la capacità di lavorare.
A tal proposito, emergono la precarietà lavorativa, la disoccupazione e l’instabilità economica, considerati come i principali fattori di rischio responsabili del maltrattamento dell’infanzia. Dopotutto, questi contribuiscono a incrementare lo stress familiare e a mettere in discussione il rapporto tra figli e genitori, dal momento che questi ultimi potrebbero non rispondere in maniera adeguata ai bisogni dei figli. E se da un lato i servizi territoriali possono attenuare i fattori di rischio, dall’altro non si può sottovalutare come i numerosi ostacoli presenti nell’accesso alla cura e nel prevenire il maltrattamento per le persone di minore età penalizza nuovamente il Sud, facendo slittare la Calabria e la Campania in fondo alla classifica.
Tuttavia, in un simile scenario, esistono anche dei punti di forza di cui la Campania gode. La regione, infatti, si colloca in quarta posizione per quanto concerne la capacità di vivere una vita sana degli adulti e in sedicesima posizione per i bambini.
Su questo punto, importanti sono state le parole del direttore generale di Fondazione Cesvi Stefano Piziali, che ha spiegato che “il maltrattamento all’infanzia è un grave problema sociale e di salute pubblica. L’aumento dei casi rappresenta il segnale di una fragilità diffusa che si intreccia con la precarietà economica, il crescente disagio psicologico e l’indebolimento delle reti di supporto sociale. È necessario superare una logica emergenziale e investire con continuità in un sistema integrato di protezione dell’infanzia che coinvolga istituzioni, Terzo settore, scuola, servizi sanitari e comunità educante”.
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