
Nel tredicesimo rapporto sulle performance sanitarie regionali redatto dal Centro per la ricerca economia applicata alla sanità (Crea) dell’Università di Roma “Tor Vergata”, la fotografia che emerge è tragica: la Campania è tra le regioni peggiori per salute. Una sanità pubblica che fatica a garantire i servizi minimi, un quadro di insoddisfazione diffusa tra i cittadini e una forbice territoriale che continua a pesare sul nostro sistema sanitario nazionale.
Nonostante questa situazione impietosa, si nasconde un dato importante: è la Campania a segnare il miglioramento più rilevante rispetto agli anni precedenti. Un segnale da non ignorare, ma che va letto con cautela: partire dal fondo e salire qualche gradino non significa raggiungere livelli dignitosi di tutela della salute. Specialmente se quei gradini continuano a poggiare su un terreno fragile, fatto di carenze strutturali, tagli, precarietà e troppo spesso di rassegnazione.
Come sappiamo i numeri non sono opinioni. Il Veneto raggiunge il 55% del massimo teorico possibile nella classifica delle performance sanitarie, la Provincia autonoma di Trento il 50%. La Campania si ferma al 26%, poco sopra la Calabria (23%) e la Puglia (27%), ma ben lontano da livelli accettabili. Insieme a Sicilia e Basilicata, forma il blocca delle cinque in rosso, quelle che faticano a superare la soglia del 33% di performance sanitaria.
Inoltre, lo studio del Crea introduce per la prima volta un parametro fondamentale: la soddisfazione dei cittadini. Anche qui il Mezzogiorno arranca. Il Trentino-Alto Adige regista, invece, un livello medio di soddisfazione pari a 8.1 su una scala che va dallo zero al dieci. La Campania si ferma al 6,2, ben sotto la media nazionale del 6,8. La Puglia e la Basilicata toccano il fondo con un 5,8.
Nel 2025, il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, resta un principale astratto per troppe persone che vivono al sud. L’idea di un Servizio Nazionale “universale e solidale” si scontra ogni giorno con liste d’attesa interminabili, ospedali sottorganico, medici che resistono, ma sono ormai allo stremo, cittadini che rinunciano a curarsi o sono costretti al fenomeno del turismo sanitario.
Parlare di sanità significa, inevitabilmente, parlare della questione meridionale. Non è, quindi, solo una questione di efficienza amministrativa o di merito delle classi dirigenti locali, pure responsabili. Si tratta di una questione di modello di sviluppo, di abbandono storico, di uno Stato che ha accettato l’idea che alcune aree del Paese volessero meno di altre.
E oggi, mentre si discute di autonomia differenziata è legittimo chiedersi: che ne sarà dei cittadini campani se le Regioni più ricche tratteranno più risorse per sé? Forse servirebbe giustizia, politica. Un Paese che non accetti che una bambina nata a Napoli abbia meno speranze di vita di una coetanea nata a Bolzano.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...