
È in atto da più di un mese una vera e propria battaglia a suon di denunce, manifestazioni e dichiarazioni al veleno tra il presidente della Regione Campania De Luca e il governo Meloni.
Il governatore, dopo una diffida con termine di 30 giorni, ha presentato il 22 gennaio scorso una denuncia alla procura della Repubblica e un ricorso al TAR per l’omissione, da parte del ministro per il sud Fitto, dell’assegnazione di fondi (Fondi per lo Sviluppo e la Coesione, Programma Operativo Complementare, fondi strutturali) alla Campania. Prescindendo da un’analisi stilistica del metodo comunicativo del presidente, che come sempre si contraddistingue per la sua poca moderatezza – riuscendo in ogni situazione a passare dalla parte del torto – e andando dritto al merito della questione, De Luca lamenta una procrastinazione da parte dello Stato che va avanti da un anno e mezzo nel trovare un accordo con la regione, nonostante questa abbia presentato tutte le risposte per poterlo raggiungere.
Le risorse in questione fanno parte di un ciclo di finanziamenti settennale del periodo che va dal 2021 al 2027. Ad oggi, nel 2024, ancora tutto tace, col governo che si rifiuta di dare quantomeno una motivazione per tale blocco. La diatriba ha origini pregresse, con uno scambio epistolare di 7 lettere e 7 risposte tra Regione e governo. Nell’ultimo mese, però, il governatore ha iniziato a farsi sentire soprattutto a livello mediatico. Dapprima ha ricordato i 4,6 miliardi di perequazione infrastrutturale – di cui l’80% destinato al sud – che sono scomparsi quasi del tutto dalla legge di bilancio, e successivamente ha notificato la privazione di quasi 6 miliardi di euro dal Fsc e di 1 miliardo e 300 mln dal fondo di programmazione complementare, una carenza che a suo dire rischia di mandare in dissesto 200 comuni, che devono mettere mano ai fondi di bilancio per completare le opere non terminate nel 2023. Sulla questione è intervenuto anche il ministro Sangiuliano rivendicando il fatto che nel precedente ciclo 2014-2020 la Campania abbia speso solo il 37% dei fondi, dimenticando forse che tale inefficienza è dovuta proprio alla lentezza del procedimento per l’accesso ai finanziamenti.
Per dare risonanza al tema il presidente della Regione ha organizzato due manifestazioni: una a Roma il 16 febbraio insieme a più di 700 sindaci e amministratori, riguardante l’autonomia differenziata e il blocco dei fondi, in cui gli animi sono trascesi e non di poco; l’altra il giorno dopo al Teatro Sannazzaro in solidarietà al mondo della cultura, colpito gravemente dalla situazione. Abbiamo intervistato a tal proposito Marisa Laurito, direttrice artistica del Teatro Trianon-Viviani, che ha partecipato ad entrambe le manifestazioni. L’attrice ci ha spiegato l’impossibilità nel programmare le attività di un intero anno senza i fondi con cui si dovrebbero attuare i programmi: «questi fondi devono arrivare, ci spettano di diritto. Dietro il mondo dell’arte ci sono migliaia di famiglie che lavorano e combattono». Il quadro lampante della situazione attuale è il fatto che, come ci spiega lei stessa, l’anno scorso di questi tempi la direttrice aveva già programmato il materiale per l’anno successivo; programmazione che in questo momento è impossibilitata a fare. Si è anche detta profondamente irritata per le parole di Giorgia Meloni riguardo i fondi che la Campania riceve per la cultura, che a suo dire vengono spesi solo in misere sagre di paese – affermazioni già fatte in precedenza dal ministro Sangiuliano: «è imbarazzante sentire certe cose, la cultura in Campania è ben altro. C’è stato un boom turistico in Campania, questo non lo si dice? Forse fa paura».
È bene fare un piccolo inciso sul comportamento che ha assunto il sindaco Manfredi in questa vicenda, per inquadrare a pieno l’eterogeneità istituzionale che vive Napoli. Fino ad ora il primo cittadino non ha mai perorato più di tanto la causa del governatore, perlomeno non con la stessa verve di quest’ultimo, cosa che si evince anche dalla sua assenza nelle manifestazioni. Ha continuamente affermato di voler instaurare un dialogo che possa risolvere diplomaticamente la questione. Manfredi ha quindi da una parte fatto capire di non condividere i toni del presidente della Regione, dall’altro fatto poco e nulla per dare un serio contributo alla questione. È riuscito solo a promuovere timidamente un richiamo al dialogo costruttivo che però, in una fattispecie in cui il dialogo c’era già stato e con scarsi risultati, appare poco comprensibile. Al lato opposto troviamo un governatore che, anche quando le ragioni stanno principalmente dalla sua parte, non riesce a non trasformare ogni battaglia politica in una rissa sguaiata e becera – dimostrandolo soprattutto a Roma con i simpatici epiteti rivolti a Giorgia Meloni, che per eleganza non stiamo qui a ripetere – . Napoli sembra insomma imprigionata tra il sensazionalismo volgare e di facciata del suo governatore e il moderatismo democristiano del suo sindaco che rischia di tramutarsi in immobilismo politico.
Il 19 febbraio è arrivata la sentenza del TAR che ha decretato un termine di 45 giorni per l’assegnazione dei fondi. Il ministro Fitto ci ha tenuto a precisare che questa non è una vera e propria vittoria, dato che la richiesta verteva sull’assegnazione immediata dei suddetti, e rilancia annunciando un ricorso al Consiglio di Stato. Resta inspiegabile la ritrosia del governo ad aiutare la nostra Regione, preferendo addirittura una battaglia legale piuttosto che il raggiungimento di un accordo che il ministro sta adottando con tutto il resto delle Regioni d’Italia. È fondamentale chiarire che anche qualora questi fondi prima o poi arrivassero, si tratterebbe di finanziamenti giunti con 3 anni di ritardo. Un ritardo che provocherebbe una difficoltà estrema nel riuscire ad allocare bene ed efficientemente le risorse, arrivando alle situazioni rivendicate dal ministro Sangiuliano e della premier Meloni per portare acqua al loro mulino, cioè fondi per la maggior parte non spesi e spesi rozzamente. Il classico giochino politico del cane che si morde la coda: io Stato ti concedo le risorse con 3 anni di ritardo cosicché tu le possa usare poco e male, per poi incolparti di ciò e avere una scusa per non concedertene più.
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