
La Masseria Esposito Ferraioli è il bene confiscato alla camorra tra i più estesi della Campania e oggi simbolo di rinascita e legalità, ma si avvicina a un punto cruciale della sua storia.
Il finanziamento di un milione e mezzo conseguito nel 2018 è stato finalmente investito, con la finalizzazione dei lavori alla struttura che fungeva da ex fortino del clan che occupava la Masseria Ferraioli. Giovanni Russo, responsabile del bene confiscato, ci ha spiegato che «questo è sicuramente un aspetto positivo. L’8 Novembre le associazioni che gestiscono insieme il bene confiscato e le istituzioni afragolesi hanno festeggiato insieme per il completamento delle attività edili e per la restituzione alla collettività di questo importantissimo spazio, che dovrà diventare spazio d’accoglienza per donne e minori vittime di violenza. Ci saranno quattro posti letto, ci sarà poi un’aula per fare formazione, uno shop e un piccolo bar».
Nonostante i lavori di ristrutturazione siano stati portati a termine, la struttura, destinata ad accogliere donne e minori vittime di violenza, versa ancora in una condizione di stallo, a causa della mancanza dei necessari collaudi da parte del Comune di Afragola: «Un ulteriore dato che oggi ci allarma – continua Russo – è che a distanza di un mese e dieci giorni il Comune ancora non abbia prodotto l’agibilità e il collaudo definitivi, fondamentali per poter iniziare ad impostare anche dei piccoli passi all’interno della struttura. Siamo preoccupati perché abbiamo già visto trascorrere sei anni e quattro mesi per lo svolgimento di questo cantiere. Quindi, oggi, ogni giorno che passa in più il nostro livello di allerta e preoccupazione aumenta». Ciò rappresenta un elemento di rischio per la realizzazione del progetto, ma non è l’unica componente drastica della storia.
«Noi soggetti gestori abbiamo la convenzione in scadenza a marzo 2027, sostanzialmente tra due anni. E i lavori del Pon Legalità ci consegnano oggi una struttura vuota che noi dobbiamo riempire, non solo di suppellettili, ma di tutte le risorse umane necessarie per organizzare le attività di cui dicevamo prima. Una casa di accoglienza significa avere un’operatrice di reperibilità h24, una psicoterapeuta, un’avvocata, un’assistente sociale, delle educatrici, pagare le utenze, ecc. Lo stesso vale per lo shop: non è solo arredare e rendere operativo un negozio di prodotti alimentari freschi provenienti dalle attività del bene confiscato, ma è anche avere le persone che ci possano lavorare. In due anni, oggi, poter realizzare questo è estremamente difficile, se non impossibile. Anche come investimento privato non è realizzabile, tutte le fondazioni e i finanziamenti che possono essere attivi per sostenerci – e ce ne sarebbero – chiedono almeno dieci anni di convenzione residua, perché anche a una fondazione, a un ente pubblico risulta lapalissiano che in due anni un contributo economico non possa essere speso e adeguatamente valorizzato».
Le prospettive lasciano spazio a dubbi e a scenari tristi: la Masseria Ferraioli coinvolge da anni la comunità locale, creando reti ecologiche per l’ambiente e per le persone, stimolando in queste ultime un impegno sociale. La recisione di un percorso come quello della Masseria Ferraioli, che sarebbe da sostenere e incentivare, rappresenterebbe la privazione di uno spazio prezioso quanto necessario. «Siamo preoccupati, ma pensiamo al futuro – dice ancora Russo – e immaginiamo la Masseria Ferraioli non solo con tutte le attività operative e funzionanti, ma con due ulteriori spazi che contemplino quello che chiamiamo “Agriturismo”, che possa trasformare per vendere i prodotti del bene confiscato, e un altro spazio che chiamiamo “Fabbrica delle idee”, dedicato a laboratori per bambini, iniziative, mostre d’arte e quant’altro. Noi pensiamo al futuro della Masseria e siamo fiduciosi che le istituzioni, a partire dal Comune di Afragola, passando per la Prefettura e il Ministero dell’Interno, siano con noi nel ribadire che il percorso del bene confiscato non deve essere interrotto ma, anzi, rafforzato e che l’obiettivo vero dev’essere quello di generare lavoro attraverso i beni confiscati».
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