
Esiste un luogo, nella periferia nord di Napoli, a cavallo trai quartieri di Miano e di Scampia, che da anni rappresenta una vera e propria promessa sospesa nel vento. Proprio in quest’area, infatti, sorge una struttura che avrebbe dovuto rappresentare un trampolino di lancio per la zona: la Caserma Boscariello.
L’ex area militare – edificata in via Lucio Amelio negli anni ‘40 del secolo scorso – avrebbe dovuto essere al centro di un ampio progetto di riqualificazione del patrimonio militare partenopeo. Un progetto che prevedeva la nascita di una vera e propria “Cittadella dello sport”. A distanza di anni, questo è rimasto solo su carta: ad oggi nessun cantiere è attivo, e il destino della struttura sembra ormai già segnato.

Il piano avrebbe goduto del fondo “Sport e Periferie” – un programma pensato per intervenire nelle aree più critiche delle città in tutto il Paese. In questo caso, la volontà era quella di destinare l’area – di oltre 15mila metri quadrati – ad un complesso articolato, dotato di impianti sportivi. Tra gli interventi, si segnalano nel dettaglio una palestra per arti marziali con tribuna da oltre 150 posti, una palestra dotata di campo da basket, due campi da calcio a cinque in erba sintetica, una sala fitness, e aree verdi destinate ai bambini.
Un piano strategico, pensato per ospitare società sportive riconosciute dal CONI, oltre che tutte le associazioni impegnate attivamente sul territorio per il recupero sociale dei giovani. Ma la complessità del progetto risiedeva anche nel coinvolgimento di una pluralità di attori istituzionali. Se in un primo momento, infatti, sarebbe stato il Genio Guastatori dell’Esercito a tenere in mano le redini della fase iniziale, e quindi della demolizione delle strutture esistenti, successivamente, a gestire la realizzazione degli interventi doveva essere la stazione appaltante Difesa Servizi S.p.A.
In un primo momento, si incominciò a respirare nell’aria un clima di grande fermento. Risale al 26 ottobre 2017 l’atto simbolico che inaugurò l’avvio del progetto, alla presenza degli allora ministri Roberta Pinotti e Luca Lotti. Eppure, a questa passerella istituzionale non è mai seguita alcuna fase operativa, e il piano ha subìto uno stop definitivo. Esso, infatti, sembra essere rimasto ancora alla sua fase iniziale. Così, la mancanza di qualsiasi evoluzione negli anni successivi ha fatto sì che la Caserma divenisse un progetto annunciato, ma mai realmente partito.
E oggi, a distanza di anni, la domanda che si pongono i residenti della zona continua ad essere la stessa: se e quando questo intervento sarà ripreso, o se è destinato a rimanere lettera morta. Ad oggi, gli ingressi della zona – contornati da cancelli ormai arrugginiti – sono totalmente invasi da rifiuti di ogni sorta, tra cartacce, plastiche, buste e persino alimenti gettati a terra. Il tutto, poi, è contornato anche dall’evidente stato di degrado nel quale versano le facciate dell’edificio, sul cui soffitto cresce addirittura vegetazione incolta. Ciò che avrebbe dovuto rappresentare uno strumento concreto per contrastare la marginalità e il disagio sociale di quell’area, riponendo la propria fede nello sport, concepito come leva di inclusione e coesione sociale, è stato relegato a una parola vuota che non ha mai superato la fase delle intenzioni.
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