
In Catalogna il governo ha avviato un’iniziativa che prevede la distribuzione gratuita di prodotti mestruali riutilizzabili. Questa azione sembra, soprattutto agli occhi dei non interessati al problema, molto semplice, ma in realtà è un importante segnale che ci spinge a riflettere sui temi di sostenibilità, lotta alla precarietà e importanza di rappresentanza.
Questa iniziativa sociale fa parte di una campagna regionale che si pone come obiettivo quello di garantire a tutte le donne il diritto di accedere a prodotti mestruali. In particolare, il governo incoraggia l’uso di prodotti riutilizzabili e sostenibili, come coppette mestruali, biancheria intima assorbente e assorbenti lavabili.
L’iniziativa si contestualizza in un ambiente di più vasto respiro che mira a ridurre la precarietà mestruale. Con precarietà mestruale intendiamo la condizione economica che preclude la possibilità di accedere a prodotti per il ciclo, che colpisce in Catalogna 1 donna su cinque. Questo può riguardare il riutilizzare prodotti che dovrebbero essere esclusivamente di natura usa e getta oppure acquistare prodotti di qualità inferiore, con conseguenti danni alla salute intima, a causa dei costi elevati.
L’esperienza stessa della mestruazione può avere impatti sulla vita sociale delle donne. Questa esperienza è ovviamente influenzata dal tipo di prodotti che si utilizzano e se si ha accesso ad antidolorifici. L’esperienza sociale femminile è un’esperienza segnata dalla mestruazione: a lavoro, a scuola e durante altri tipi di attività pubbliche la mancanza di strumenti adeguati possono portare a situazioni di vergogna sociale o esclusione.
L’essenza stessa del perdere sangue può influenzare la concentrazione durante esami, discorsi pubblici o altre mansioni. Questo disagio può essere attenuato attraverso l’uso di prodotti specifici e antidolorifici che però non sono accessibili a tutte le donne, generando così un problema di integrazione e difficoltà nel successo sociale.
Usare dei prodotti riutilizzabili porta a grandi vantaggi per l’ambiente e per l’economia femminile. Il governo catalano ha messo in luce che mediamente una donna spende 2500 euro nella sua vita in prodotti mestruali usa e getta, contro i 144 euro spesi se utilizzasse solo prodotti riutilizzabili. Si risparmierebbero inoltre circa 9 tonnellate di rifiuti legati al settore degli assorbenti e dell’industria mestruale.
Oltre alla Catalogna, anche altri paesi si stanno muovendo in una direzione di accessibilità e green. La Scozia è stato il primo paese nel 2020 a rendere l’accesso di questi prodotti gratuito per tutti. In Francia in ogni università e campus si possono trovare distributori automatici gratuiti di vari tipi di assorbenti e tamponi. La differenza tra questi e le iniziative di tampon box nei licei nelle università italiane è che in Francia sono iniziative che fanno parte di progetti statali e regionali, quindi finanziate con fondi pubblici.
In altre parole, il problema della precarietà mestruale e dell’accesso ai prodotti sanitari non è più relegato alle singole realtà ed associazioni, ma rientra a far parte di un contesto riconosciuto istituzionalmente. Inoltre, sempre in Italia, a inizio anno, le autorità hanno aumentato nuovamente l’IVA sui prodotti di igiene femminile, portandola dal 5% al 10%, senza considerare la difficile reperibilità di alcuni prodotti riutilizzabili nei principali supermercati.
Questa notizia ci spinge a riflettere sull’importanza della rappresentanza politica. Spesso non mettiamo in luce o affrontiamo molte problematiche che riguardano fasce di popolazione non sempre adeguatamente rappresentate, come i migranti e le donne.
di Valeria Marchese
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